Il testo passa al Senato

Parità di genere, Gribaudo: «É un passo avanti per le donne, dal reclutamento alla retribuzione, alle opportunità di carriera»

Le novità dallo sgravio fino a 50mila euro per le aziende virtuose al meccanismo premiale per gli aiuti di Stato

di Nicoletta Cottone

Parità salariale: più trasparenza e sgravi contributivi fino a 50mila euro per battere i divari

5' di lettura

Obiettivo: ridurre il gender pay gap. Ha ottenuto l’unanimità in aula alla Camera e passa ora all’esame del Senato, il progetto di legge che vuole favorire la parità retributiva tra i sessi e sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Voti favorevoli 393, per un testo che modifica il codice delle pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo, in modo da ridurre le differenze nelle retribuzioni. E non solo. C’è l’obbligo di redazione del rapporto di parità che riguarderà aziende pubbliche e private che impiegano più di 50 dipendenti (anziché più di 100, come previsto finora). E sgravi contributivi, meccanismi premiali per gli aiuti di Stato, strumenti per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, accanto a un sistema di certificazione della parità di genere.

Gribaudo: la mancata parità è un vulnus democratico

«La mancata parità di genere rappresenta un vulnus democratico per il Paese», spiega la relatrice e prima firmataria del progetto di legge Chiara Gribaudo (Pd). E i numeri sono lampanti: le donne sono il 56% dei laureati italiani, ma solo il 28% dei manager. In Europa le lavoratrici guadagnano il 16% meno degli uomini a parità di mansione e salario. In Italia questa percentuale può arrivare fino al 20% di stipendio in meno di un collega uomo. E ci sono settori dove le disparità sono ancora più forti. Siamo molto indietro: in base all’ultimo report del World economic forum l’Italia si colloca al 76° posto su 153 Paesi della classifica mondiale.

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Con la pandemia 470mila donne hanno perso il posto di lavoro

«Una situazione - sottolinea Chiara Gribaudo - già grave prima della pandemia, che è peggiorata». Perchè a perdere i posti di lavoro con l’emergenza legata al Covid-19, sono state soprattutto le donne, tanto che Chiara Gribaudo ha dedicato il via libera di Montecitorio alla proposta di legge a tutte le donne e, in particolare «alle 470mila donne che hanno perso il lavoro durante la pandemia, a tutte coloro che vengono pagate meno o stimate meno dei loro colleghi uomini, alle donne che hanno i titoli, la competenza, l’esperienza e la preparazione, ma apparentemente non il sesso giusto per essere dirigenti o manager d’azienda». Ora in Senato si tenterà la via della sede deliberante perchè la legge sia varata rapidamente e non resti nei cassetti di palazzo Madama fino al termine della legislatura.

In arrivo un meccanismo di trasparenza

«Un primo passo fondamentale per garantire milioni di donne che finora era stato negato: sono cambiati tre governi in questa legislatura, cambiati i ministri, ma non si era mai trovata finora la voglia di arrivare al traguardo. Ora siamo a un passo dall’istituire anche in Italia un meccanismo di trasparenza e garanzia per milioni di donne lavoratrici, una legge per la parità salariale che garantisca i diritti di ciascuna sul luogo di lavoro, dal reclutamento alla retribuzione fino alle opportunità di carriera». Un percorso difficile e delicato che si scontra ancor oggi con resistenze culturali profonde. La relatrice ha cercato una condivisione nella redazione del testo con le altre forze politiche, perché «se non c’è condivisione, le cose non funzionano. Non basta una legge, bisogna farla funzionare».

Gender equality concept

Dal 2022 arriva la certificazione della parità di genere

Il testo prevede l’istituzione, dal 1° gennaio 2022, della certificazione della parità di genere, con l’obiettivo di riconoscere le misure adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità. É anche istituito un Comitato tecnico permanente sulla certificazione di genere nelle imprese costituito da rappresentanti del Dipartimento per le pari opportunità, dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, delle consigliere e dei consiglieri di parità, di rappresentanti sindacali ed esperti individuati secondo modalità che saranno previste da un Dpcm o dal ministro delegato per le Pari opportunità, di concerto con i ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico.

Relazione al parlamento ogni due anni

Il testo della proposta di legge, che modifica il codice delle pari opportunità uomo-donna (dlgs 11 aprile 2006 n. 198), prevede che la consigliera o il consigliere nazionale di parità debba presentare al Parlamento, ogni due anni, una relazione con i risultati del monitoraggio sull'applicazione della legislazione in materia di parità e pari opportunità nel lavoro e sulla valutazione degli effetti delle disposizioni. In sede di prima applicazione la relazione si presenta entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di entrata in vigore.

Report di parità per le aziende oltre i 50 dipendenti

Le aziende che occupano oltre 50 dipendenti (prima era oltre 100) sono tenute a redigere il report di parità ogni due anni, su base volontaria. Viene redatto solo in via telematica, tramite la compilazione di un modello pubblicato sul sito Internet del ministero del Lavoro e trasmesso alle rappresentanze sindacali aziendali.

Sgravi fino a 50mila euro ad azienda

Il testo prevede uno sgravio contributivo parziale - ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche - per i datori di lavoro privati in possesso, al 31 dicembre dell’anno precedente, della certificazione di pari opportunità. Lo sgravio, operativo dal 1° gennaio 2022, è determinato annualmente in misura non superiore all’1 per cento e nel limite massimo di 50mila euro annui per ciascuna azienda, riparametrato e applicato su base mensile, con decreto del ministro del Lavoro, di concerto con i ministri dell’Economia e per le pari opportunità. Un decreto da adottare entro il 31 gennaio di ciascun anno, assicurando il rispetto del limite di spesa di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2022.

Il meccanismo premiale per gli aiuti di Stato

Un emendamento della commissione approvato prevede che le aziende in possesso del certificato di parità possano accedere a un punteggio premiale per la valutazione da parte di autorità titolari di fondi europei, nazionali e regionali, di proposte progettuali ai fini del riconoscimento di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti. In pratica le stazioni appaltanti, titolari di fondi europei, possono individuare meccanismi premiali basati sul possesso della certificazione nella valutazione delle offerte ai fini dell’aggiudicazione di servizi, forniture, lavori e opere pubbliche.

L’equilibrio di genere nelle società pubbliche non quotate

Inoltre la legge Golfo-Mosca sulle quote rosa si applicherà anche alle società controllate
dalle Pa, non quotate in mercati regolamentati. Viene quindi esteso il criterio di riparto degli amministratori delle società quotate, che trova applicazione per sei mandati consecutivi e in base al quale il genere meno rappresentato deve ottenere almeno due quinti degli amministratori eletti (ossia il 40%), anche alle società, costituite in Italia, controllate da pubbliche amministrazioni e non quotate in mercati regolamentati.

No alle discriminazioni nella selezione del personale

Netto no alle discriminazioni di candidate e candidati nella fase di selezione del personale. Il testo ridefinisce anche l’atto discriminatorio: costituisce discriminazione ogni trattamento o modifica dell’organizzazione delle condizioni e dei tempi di lavoro che, in ragione del sesso, dell’età anagrafica, delle esigenze di cura personale o familiare, dello stato di gravidanza nonché di maternità o paternità, anche adottive, o in ragione della titolarità e dell’esercizio dei relativi diritti, pone o può porre il lavoratore in almeno una delle seguenti condizioni: 1) posizione di svantaggio rispetto alla generalità degli altri lavoratori; 2) limitazione delle opportunità di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali; 3) limitazione dell’accesso ai meccanismi di avanzamento e di progressione nella carriera. Si stabilisce che il ministero del Lavoro pubblichi in una sezione ad hoc del sito istituzionale, anche l’elenco delle aziende che hanno trasmesso il rapporto e di quelle che non lo hanno inviato.

Quando si perdono i benefici contributivi

In caso di inottemperanza all’obbligo di presentazione e di redazione del rapporto sono previste una serie di sanzioni. Se l’inottemperanza si protrae per oltre dodici mesi rispetto al termine di 60 giorni entro cui le aziende che non hanno adempiuto all’obbligo di redazione del rapporto sono tenute a provvedere, si dispone l’applicazione della sanzione, attualmente prevista invece come facoltativa, della sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente goduti dall’azienda.

Sanzioni se il report è menzognero

La verifica della veridicità dei rapporti è affidata all’Ispettorato nazionale del lavoro. In caso di rapporto mendace si applica, a seconda del tipo di inosservanza, la sanzione amministrativa da 516 a 2.582 euro o la pena dell’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 413 euro.



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