Pari opportunità

Parità di genere, sgravi fino a 50mila euro alle aziende che riducono i divari salariali

Primo via libera della Camera (393 sì e nessun contrario) al testo che include le decisioni sull’organizzazione e sull’orario di lavoro tra gli atti che possono causare discriminazioni su base sessuale

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3' di lettura

Arriva dal 1° gennaio 2022 la certificazione della parità di genere: un documento che attesterà le misure adottate dal datore di lavoro per ridurre il divario tra sessi nelle retribuzioni, opportunità di crescita, tutela della maternità. Per le aziende che si doteranno del certificato è previsto uno sgravio fiscale fino a 50mila euro.

Approvazione alla Camera all’unanimità

È una delle novità contenute nella proposta di legge approvata dall’Aula della Camera all’unanimità (393 sì e nessun contrario) e che ora passa al Senato per l’approvazione definitiva. Il testo - che modifica il codice sulle pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo, incentivando la presenza femminile nel mercato del lavoro e contro il cosiddetto “gender gap” nelle retribuzioni - estende inoltre alle aziende con più di 50 dipendenti (rispetto al limite attuale di 100) l’obbligo di redazione del rapporto sulla situazione del personale.

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Viene poi ridefinito il concetto di discriminazione indiretta che viene estesa anche a scelte organizzative su condizioni e tempo del lavoro che mettano i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di svantaggio rispetto a lavoratori dell’altro sesso.

Tra le fattispecie che danno luogo a discriminazione indiretta vengono fatti fatti rientrare scelte di natura organizzativa o sull’orario di lavoro che possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto a lavoratori dell’altro sesso.

Un certificato per la parità di genere

Come detto, il testo prevede l’istituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2022, della “certificazione della parità di genere”: è un documeto che attesterà le misure adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità.

Spetterà a uno o più decreti del presidente del Consiglio dei ministri (su proposta del ministro delle Pari, di concerto con il ministro del Lavoro e con quello dello Sviluppo economico) definire, tra l’altro, i parametri minimi per il conseguimento della certificazione della parità di genere.

Premio fiscale per le aziende fino a 50mila euro

Alle aziende in possesso, al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di riferimento, della certificazione di pari opportunità è garantito uno sgravio fino a un massimo di 50mila euro annui, applicato su base mensile. I fondi a disposizione ammontano a 50 milioni di euro annuali.

Il rapporto biennale sulla situazione del personale

In base alla normativa in vigore il rapporto biennale relativo alla situazione del personale e ai diversi aspetti inerenti le pari opportunità sul luogo di lavoro deve essere presentato dalle aziende con più di cento dipendenti. La proposta di legge approvata alla Camera estende l’obbligo anche alle aziende (pubbliche e private) che impiegano più di 50 dipendenti.

Cambiano anche le sanzioni in caso di inottemperanza all’obbligo di presentazione e di
redazione del rapporto. Se l’inottemperanza si protrae per oltre dodici mesi rispetto al termine di 60 giorni entro cui le aziende che non hanno adempiuto all’obbligo di redazione del rapporto sono tenute a provvedere, scatterà la sanzione che ora è invece facoltativa: prevista la sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente goduti.

Discriminazione anche con cambi organizzativi

Viene ridefinito anche il contenuto dell’atto discriminatorio: costituisce discriminazione ogni trattamento o modifica dell’organizzazione delle condizioni e dei tempi di lavoro che, in ragione del sesso, dell’età anagrafica, delle esigenze di cura personale o familiare, dello stato di gravidanza nonché di maternità o paternità (anche adottive) può porre il lavoratore in una delle seguenti condizioni: posizione di svantaggio rispetto alla generalità degli altri lavoratori; limitazione delle opportunità di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali;limitazione dell’accesso ai meccanismi di avanzamento e di progressione nella carriera.

Equilibrio di genere negli organi delle società pubbliche

Anche alle società pubbliche e non quotate viene applicato il criterio di riparto degli amministratori delle società quotate volto ad assicurare l’equilibrio tra i generi, per sei mandati consecutivi, in base al quale il genere meno rappresentato deve ottenere almeno due quinti degli amministratori eletti (ossia il 40%).

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