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Parlamentari europei a libro paga non solo per il Qatar

Ci sarebbe un presunto «sistema» tangentizio, ad ampio raggio, con lo scopo di incidere sui diversi dossier, anche di tipo economico, in corso di istruzione all’Eurocamera

di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci

Qatargate, Europarlamento destituisce Eva Kaili

3' di lettura

I servizi di sicurezza di cinque Stati europei indagano sul tentativo di corruzione di parlamentari Ue ad opera di Paesi extra Unione. Ci sarebbe un presunto «sistema» tangentizio, ad ampio raggio, con lo scopo di incidere sui diversi dossier, anche di tipo economico, in corso di istruzione all’Eurocamera. Il procedimento giudiziario “Qatargate” sarebbe un troncone di questa maxi verifica d’intelligence, inviato la scorsa estate alla procura di Bruxelles per i dovuti riscontri probatori e processuali.

Lo scandalo «mazzette» sta investendo l’istituzione europea a Strasburgo, soprattutto dopo che le nuove rivelazioni ampliano lo spettro delle verifiche, non limitate a poche “mele marce”, ma presumibilmente estese a una presunta «rete» di eurodeputati a libro paga di altri organismi esteri, come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore. Verifiche riguardano anche Ong che gravitano attorno alle istituzioni europee.

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Le intelligence europee

I giornali belgi Le Soir e Kanck hanno interpellato il ministro della Giustizia belga, Vincent Van Quickenborne, che ha confermato l’esistenza di un’ampia indagine dell’intelligence, spiegando che «il servizio di sicurezza dello Stato sta lavorando da più di anno, assieme ai servizi di intelligence stranieri, per identificare la sospetta corruzione di membri del Parlamento europeo da parte di vari stati». In ballo ci sarebbero cinque agenzie di sicurezza interne, tra le quali – stando a indiscrezioni – anche l’Italia. Nell’ambito di questa indagine, aperta per arginare «una minaccia per la sicurezza dello Stato» belga, sono state individuate le «operazioni» messe in atto da Pier Antonio Panzeri, ex deputato Pd, da qualche anno lobbista rodato nei palazzi del potere europeo e al vertice dell’Ong Fight Impunity, ma anche presunte attività tutte da chiarire del Marocco.

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L’annotazione “Qatargate”

Stando alla ricostruzione, il Sureté de l’Etat, il servizio segreto del Belgio, avrebbe messo sotto controllo e intercettazione Panzeri, grande orchestratore dell’affaire Qatar. Un controllo domiciliare quando era assente ha portato all’individuazione di 700mila euro. Per questo, quando la polizia federale venerdì scorso ha sequestrato i 600mila euro in casa del lobbista non è rimasta sorpresa. L’informazione, infatti, era stata declassificata a luglio e inviata all’autorità giudiziaria di Bruxelles per le indagini.

La seconda fase dell’inchiesta, coordinata dal giudice istruttore belga Michel Claise, ha fatto emergere il coinvolgimento dell’ex vice presidente del Parlamento Eva Kaili, trovata in possesso di un malloppo da 750mila euro, del suo compagno Francesco Giorgi, ex collaboratore di Panzeri poi assistente parlamentare del Pd Andrea Cozzolino e del segretario dell’Ong No peace without justice Niccolò Figà Talamanca. I media ellenici, però, parlano di un fascicolo che comprende almeno altri 60 europarlamentari non ancora indagati.

L’accusa messa per iscritto dalla procura è di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio: con un fiume di denaro destinato a finanziare la politica si intendeva influire nei dossier Ue d’interesse del Qatar, come l’accordo per la liberalizzazione dei visti (non passato), l’intesa Ue-Qatar sull’aviazione e il regolamento sull’acquisto dell’Ue di merci prodotte da Paesi che attuano una politica discriminatoria verso i lavoratori.

Anche per questo oggi la Plenaria di Strasburgo voterà una risoluzione unanime per «sospendere tutti i lavori sui fascicoli legislativi relativi al Qatar, in particolare per quanto riguarda la liberalizzazione dei visti e tutte le visite programmate», l’accordo sull’aviazione e «la sospensione dei badge di accesso dei rappresentanti degli interessi del Qatar», «fino a quando le accuse non saranno state confermate».

Banche in Belgio

La traccia dei soldi rappresenta una pista fondamentale per la buona riuscita dell’inchiesta. Finora la polizia federale ha sequestrato 1,5 milioni di euro, tra i vari sequestri compiuti a partire da venerdì scorso. Si ipotizza che una parte del denaro servisse anche a corrompere altri parlamentari a libro paga. Gli investigatori hanno confermato che alcuni dei contanti trovati in casa di Panzeri e Kaili «sono stati emessi in Belgio». Si tratta di un aspetto di non poco conto, considerato che gli inquirenti, in questo modo, potrebbero essere nelle condizioni di risalire all’istituto di credito e al numero di conto corrente da cui il denaro è stato prelevato in mazzette.

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La convalida degli arresti

Ieri, intanto, la Camera di consiglio di Bruxelles ha convalidato la detenzione preventiva per Panzeri e Giorgi , che resteranno in carcere per almeno un mese. Figà Talamanca, invece, resta ugualmente detenuto ma con la modalità del braccialetto elettronico. Udienza rinviata al 22 dicembre, invece, per la Kaili.

Secondo la Camera di consiglio, che nella serata di ieri ha diffuso una nota stampa, se, entro 24 ore «verrà presentato ricorso contro tale decisione, le persone interessate compariranno entro quindici giorni dinanzi alla Camera d’accusa presso la Corte d’appello di Bruxelles». Stando a fonti difensive, però, sembra non ci sia ancora l’intenzione di impugnare la decisione.

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