Legge elettorale

Parlamentari, il taglio depone a favore del proporzionale

di Giovanna De Minico

3' di lettura

Un osservatore straniero occasionale potrebbe oggi concludere che per la democrazia italiana sia cruciale l’alternativa tra l’obbligo di vaccino esplicito ovvero occulto, attraverso il Green pass. In realtà, non è così. Per l’art. 32 Cost. l’obbligo vaccinale può essere imposto, purché con legge. E dunque la domanda vera è “quale legge”, di “quale Parlamento”. Soprattutto a seguito di una lotta alla pandemia in cui le assemblee elettive sono rimaste essenzialmente ai margini. Lo stesso vale anche per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che potrebbe/dovrebbe cambiare il volto dell’Italia.

Il tema del sistema elettorale rimane urgente. Sul punto, un dibattito pluridecennale si è tradotto in leggi (Mattarellum, Porcellum, Italicum, Rosatellum), iniziative referendarie, sentenze della Corte costituzionale (1/2014 e 35/2017). Il passaggio al maggioritario uninominale di collegio nel 1993 venne sostenuto dalla critica – ampiamente condivisa anche in dottrina – per cui il proporzionale, commisurando i seggi ai voti ottenuti, favorisce competizioni elettorali in cui ogni soggetto corre per sé. Questo contribuisce alla frammentazione del sistema politico, al formarsi di maggioranze dopo il voto, e conseguentemente alla breve durata e alla instabilità dei governi. Un costo che la maggiore rappresentatività non bilancia. Per contro, il sistema maggioritario – comunque configurato – assegna un premio in seggi che incentiva il formarsi di coalizioni pre-elettorali e la semplificazione del sistema politico, e la nascita di governi di legislatura, rafforzati da una investitura popolare nel voto, con un guadagno rilevante in termini di efficienza decisionale e di governabilità. Come si vede, non è solo questione di numeri. Il proporzionale esprime un modello di democrazia rappresentativa in cui il Parlamento è il perno centrale in cui si raccolgono e si compongono in scelte di governo le voci del Paese. Il maggioritario ha dietro di sé l’idea di una democrazia decidente, in cui la centralità è dell’esecutivo, forte dell’investitura sostanzialmente diretta, e capace di decisioni rapide nei tempi resi necessari dal momento storico.

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Il punto è che in quasi 30 anni di maggioritario variamente configurato i vantaggi promessi non si sono mai realizzati. Su questa realtà, ormai consegnata alla Storia, si è innestato il fatto nuovo rappresentato dalla L. cost. 1/2020, e dal taglio dei parlamentari. Siamo di fronte a una ulteriore riduzione della capacità rappresentativa delle assemblee elettive, che colpisce in particolar modo le forze politiche minori, e alcuni territori soprattutto per il Senato.

Dobbiamo ricordare che nella fase conclusiva del percorso parlamentare della riforma furono individuati alcuni correttivi, tra cui il principale era dato appunto dal ritorno a un sistema elettorale proporzionale, a tutela per quanto possibile della rappresentatività delle assemblee. Le difficoltà politiche e istituzionali sopravvenute hanno poi spinto la legge elettorale in un cono d’ombra, particolarmente fitta per la possibilità di un voto politico subito dopo la elezione del successore di Mattarella.

Eppure, proprio le difficoltà del momento suggeriscono che si riprenda il cammino interrotto. Può un Paese che vuole radicalmente cambiare permettersi assemblee elettive che non esprimano compiutamente tutte le sue voci? Nelle quali la subordinazione alle oligarchie di partito prevalga sui legami con chi vota e chiede di essere ascoltato? Una effettiva, ampia rappresentatività del Parlamento è cruciale, oggi più che in passato. La sua insufficienza non sarebbe compensata da una astratta capacità decisionale del governo, e ancor meno dalla investitura fideistica del leader del momento, santo subito per la personalizzazione della politica.

La scelta migliore è dunque riprendere la via di una legge proporzionale, anche senza soglia o con soglia molto bassa, visto che con il taglio dei parlamentari le soglie di fatto sono in genere ben più alte del 4-5 % di cui si è tanto discusso. Andrebbe considerata anche la preferenza, certo criticabile, e che tuttavia è il mezzo più efficace per restituire agli elettori la selezione dei rappresentanti. Liste bloccate corte o collegi uninominali assicurano solo la conoscibilità del candidato, non la scelta.

Solo a questo punto avremo un parlamento disegnato dagli elettori, colorato nella diversità politica è in grado di opporsi con autorevolezza ai colpi di mano di governi frettolosamente decisionisti e poco attenti ai nostri diritti.

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