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Parlamento Ue: è allarme, tagli al bilancio 2021-2027 insostenibili

Le forti riduzioni preventivate mettono a rischio gli investimenti di lungo termine in aree chiave come ricerca, giovani e settore digitale

di Antonio Poillio Salimbeni

2' di lettura

Con un tetto di impegni di 1074,4 miliardi (pagamenti per 1065,3 miliardi) per il bilancio Ue 2021-2027, la proposta sul tavolo dei Ventisette è del livello più basso mai raggiunto in due anni di discussioni, da quando la Commissione Juncker presentò il primo canovaccio del quadro finanziario pluriennale.

È la prima constatazione che emerge dall’analisi della squadra negoziale del parlamento di cui fanno parte sei deputati: Johan Van Overtveldt, Jan Olbrycht, Margarida Marques, José Manuel Fernades, Valérie Hayer, Rasmus Andresen. I quali, dopo aver spulciato nella “negobox” del presidente Ue Charles Michel (la nuova scatola negoziale preparata per il Consiglio europeo) arrivano a questa conclusione: c’è di che allarmarsi dei tagli che mettono a rischio gli investimenti di lungo termine in ricerca, giovani o settore digitale.

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Non è certo un’accusa verso i nuovi strumenti finanziari per fronteggiare gli effetti economici della pandemia Covid-19: il parlamento difende pienamente, infatti, il programma Next Generation Eu con al centro il Recovery Fund, finanziato dalla più grande emissione obbligazionaria comune mai sperimentata nella storia europea.

Ma bilancio e azione immediata anticrisi, sebbene siano piani intrecciati, hanno due finalità solo in parte coincidenti basti pensare che il bilancio Ue è per sette anni, il programma antirecessione solo tre (per l’uso dei fondi).

Sei eurodeputati: rischi enormi dalla manovra

Scrivono i sei eurodeputati: “Tagli dopo tagli, alcuni programmi faro come Erasmus+ rischiano di subire un taglio immediato dal 2020 al 2021, dal 2023 il bilancio nel suo insieme potrebbe precipitare ben al di sotto dei livelli attuali, anche nella ricerca e sviluppo e in altri settori chiave. Ciò in totale contraddizione con gli impegni e le priorità Ue, in particolare per quanto riguarda le agende verde, digitale e strategie geopolitiche".

E ancora: "Una riduzione duratura del bilancio non può essere la risposta al rifinanziamento dello strumento di recupero a breve termine. Nuovi flussi di entrate o risorse proprie sono necessari per ripagare il debito (i bond lanciati sul mercato – ndr) senza danneggiare il contribuente nazionale".

C’è un altro elemento in gioco: la partita del bilancio e del Recovery Fund non si chiude al Consiglio, ma dovrà trasferirsi anche formalmente al livello del parlamento dopo l’accordo tra i governi. “Ci aspettiamo negoziati effettivi su quadro finanziario pluriennale, risorse proprie e strumento per la ripresa per poter dare il nostro consenso entro la fine dell'anno”, insistono i deputati ricordando che il parlamento negozierà i programmi di spesa e le condizioni per il rispetto dello stato di diritto in codecisione, cioè “su un piano di parità con il Consiglio".

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