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Parlamento Ue: stop all’import di prodotti frutto della deforestazione

Iter da completare, ma la misura prevede il divieto per cacao, caffè, soia, carne bovina, cioccolato, olio di palma

di Silvia Marzialetti

(Andre Nery - stock.adobe.com)

2' di lettura

No all’import di cacao, caffè, soia, carne bovina, cioccolato, olio di palma, se derivano da processi di deforestazione. Lo ha stabilito il Parlamento europeo, in accordo con gli Stati membri, per porre un freno al commercio di prodotti considerati dannosi per l’ambiente.

L’accordo – che sarà operativo dopo essere tornato in Consiglio e poi in Parlamento – rende off limits i territori deforestati dopo il dicembre 2020. La Commissione Ue classificherà i Paesi e le regioni sulla base del livello di rischio (per quelle con livello più alto, la vigilanza dovrà essere più attiva): alle aziende importatrici, responsabili della propria catena di approvvigionamento, sarà richiesto di emettere una dichiarazione sull’origine delle merci, garantendo che non abbiano portato alla deforestazione o al degrado forestale.
I prodotti saranno tracciati tramite sistemi di geolocalizzazione delle colture
, collegati a foto satellitari. Per i trasgressori, l'importo massimo dell'ammenda sarà il 4% del fatturato totale annuo.

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Il Parlamento europeo ha definito “storico” l’accordo raggiunto, dopo una serie di aggiunte e limature. L’iter del provvedimento è infatti iniziato nel novembre 2021, su proposta della Commissione Europea, ma gli eurodeputati hanno votato a settembre per rafforzarlo, allargando la platea dei prodotti interessati in particolare alla gomma, assente dalla proposta iniziale.La versione finale del provvedimento prevede la possibilità di allargare i vincoli ad altri terreni boschivi entro e non oltre un anno dall’entrata in vigore del testo.

Allo stesso modo, dopo due anni dalla sua operatività, la Commissione sarà chiamata a valutare un eventuale allargamento dei vincoli anche ad altri prodotti come il mais e ad altri ecosistemi ricchi di stoccaggio del carbonio e biodiversità come le torbiere.
In discussione c’è anche l’obbligo, per le istituzioni finanziarie, di rifiutare servizi o crediti, se rischiano di essere associati ad attività di deforestazione.

«Abbiamo ottenuto una definizione molto più robusta di degrado forestale, che include tutte le foreste e non solo le foreste primarie – commenta Christophe Hansen (Ppe), negoziatore per il Parlamento –. «e il testo include anche garanzie per proteggere i diritti delle popolazioni indigene, i nostri migliori alleati contro la deforestazione».

Gli importatori dovranno infatti verificare il rispetto della legislazione sui diritti umani del Paese di produzione e garantire che i diritti delle popolazioni indigene siano rispettati. Sul tema, in particolare, si è pronunciata Coldiretti, affermando che «il divieto di importazione di prodotti che contribuiscono alla deforestazione è un primo passo importante dell'Unione Europea nell’applicazione del principio di reciprocità nel commercio con Paesi extracomunitari che non rispettano gli stessi standard ambientali, sociali e sanitari vigenti in Italia e in Europa».

All’origine del 16% della deforestazione globale attraverso le sue importazioni (principalmente soia e olio di palma), la Ue si configura come secondo distruttore di foreste tropicali dopo la Cina.

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