Bilancio non ufficiale

Parma, la cultura motore della ripartenza e il modello pubblico-privato vince

Spesi 17,3 milioni di euro nella città Capitale della Cultura 2020-2021, organizzati oltre 1.000 eventi, coinvolte oltre 700 realtà istituzionali ed associative, pubblicati 72 libri

di Isabella Mozzoni e Marilena Pirrelli

5' di lettura

Diciassette e trecento milioni di euro sono l'ammontare che Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 2021 ha veicolato sul territorio attraverso una partnership di gestione pubblica e privata. Lo scorso week end si è chiusa l'esperienza di un progetto ambizioso che si è dovuto “battere” contro una pandemia che ne ha stravolto più volte programma e visione e, alla fine, ha creato un modello resiliente e flessibile che rimarrà come lascito per la città e buona pratica per le nuove candidature. A suo modo, la cultura ha davvero “battuto il tempo”.

Il giudizio complessivo sui risultati si rimanda a marzo, quando sarà pubblicato il report ufficiale sui numeri, ma una “sbirciata” al dietro le quinte e alla gestione, già oggi siamo in grado di darla. Dei 17,3 milioni, circa 8 milioni (45,5%) sono stati investiti dagli enti pubblici (Comune, Ministero, Regione), oltre 4 milioni (24%) sono arrivati dai privati, in parte riuniti nel Comitato per Parma 2020, e oltre 5 milioni (5,3%) sono stati veicolati dalle Fondazioni di Origine Bancaria attive sul territorio.

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Come evidenzia l'assessore alla Cultura del Comune Michele Guerra sui social, sono stati organizzati oltre 1.000 eventi, coinvolte oltre 700 realtà istituzionali ed associative, pubblicati 72 libri in 24 mesi.

Alcuni dati non definitivi sull'evento erano stati raccolti nei mesi scorsi dai ragazzi della XX edizione del Master Economia e Management per l’Arte e la Cultura della 24ORE Business School , che hanno esaminato la spesa in cultura del Comune nel periodo 2019/2020 e realizzato una prima indagine sui risultati dell'attività di Parma Capitale, grazie all'accesso al report parziale del difficile 2020.

I 664 eventi realizzati di cui 101 online, così come i virtual tour e le mostre immersive a 360° fanno intuire la caparbietà di non mollare nonostante le difficoltà, le chiusure e la diffidenza del pubblico. La cultura è diventata un motore per la ripartenza: il Comune nel 2021 ha investito 6,5 milioni di euro rispetto ai 2 del 2020, anno della pandemia, e il totale delle spese è salito da oltre 11,9 milioni del 2020 a 21,9 nel 2021 e anche la ripresa turistica ed economica è stata notevole, soprattutto, nel 2021 con +32,9% rispetto al 2020.

Così il calo dovuto al primo lockdown del 2020 Parma lo recupera nel 2021 tornando ai livelli dell’estate 2019 – francesi, tedeschi e svizzeri rappresentano la fascia più numerosa –, anticipando di molto le tempistiche che prevedono la ripresa dei flussi turistici nel 2023.

L‘impegno viene da lontano

La serie storica della spesa del comune di Parma dimostra che, a partire dal 2011, anno nel quale, in linea con le tendenze nazionali, avviene un forte taglio alla spesa pubblica, i fondi stanziati per la Cultura dal comune di Parma si assestano attorno ai 12 milioni di euro, dimostrando un investimento in cultura costante. Il confronto fra i bilanci di tutti i capoluoghi di provincia emiliano romagnoli restituisce una visione precisa della dimensione della spesa in cultura del comune di Parma.

Nel 2019 Parma si posizionava quarta dopo Bologna, Ferrara, Reggio Emilia e Ravenna con una spesa pro capite pari a 63,71 euro, mentre nel 2020 è salita al terzo posto, subito dopo Bologna e Ferrara con 59,89 euro pro capite, posizione che sarà confermata nell'anno 2021. In sintesi la spesa pro capite di Parma in cultura negli anni 1990-2020 è stato costante e superiore alla media nazionale (50-80 € VS 27 €), periodo nel quale Parma ha seguita la tendenza di favorire il partenariato pubblico-privato come modello di gestione del patrimonio culturale.

Nei due anni di Capitale della Cultura grande rilevanza è stata data ai Musei Civici inaugurando ingressi gratuiti e moltissime attività inclusive e al Complesso della Pilotta attraendo soggetti privati, fondando l'Associazione Amici della Pilotta e lanciando sponsorizzazioni come quella da 80mila euro per la riqualificazione dell'area della Cavallerrizza.

Come si diceva l'impegno è eredità del passato: già nel quadriennio 2017-2021 quasi 10.000.000 di euro sono stati investiti dal management della Pilotta affinché diventasse un punto di riferimento per la cittadinanza parmigiana e per i flussi turistici dell'area, dimostrando sensibilità nella gestione pubblico-privato nella condivisione di intenti e visione.

La governance

Ma come è stato possibile gestire un tale livello di complessità, considerata la rigidità dei processi della pubblica amministrazione italiana? La risposta sta nel modello di governance pubblico-privato che ha reso flessibile e partecipato un percorso i cui ostacoli non erano neanche immaginabili.

Già nel 2018, infatti, Il Comune si era reso promotore della costituzione del “Comitato per Parma 2020”, insieme all'Unione Parmense degli industriali e all'associazione “Parma io ci sto!”, optando per una “gestione complementare”. In questo modello pubblico e privato danno vita ad un ente giuridico nuovo a cui vengono demandate specifiche funzioni.

Il Comune, infatti, ha mantenuto il coordinamento del programma e curato l'organizzazione degli eventi finanziati con risorse pubbliche, mentre il Comitato si è occupato della programmazione strategica, della raccolta di fondi privati e della comunicazione. Quest'ultimo, in quanto ente di diritto privato, ha potuto agire con estrema agilità, soprattutto nei rapporti negoziali, fungendo da ente facilitatore di partenariati tra gli enti culturali pubblici e le imprese del territorio, oltre a veicolare investimenti privati su specifici progetti.

Un esempio è la piattaforma Parma2020.it, realizzata su iniziativa e investimento del Comitato stesso, la “Parma Card”, i video immersivi così come la “P”, disegnata da Spiekermann, divenuta ormai iconica.

Il tavolo 2020

La vera novità del modello sta però nel modo in cui Comune e Comitato hanno sempre dialogato tra loro. La costituzione di un tavolo di lavoro formalizzato, il “tavolo 2020”, riunitosi tutti i giovedì, anche durante il lockdown, in cui uffici pubblici, partner privati, investitori e consulenti si sono confrontati e hanno portato avanti il progetto, è, probabilmente, nella sua semplicità, l'elemento qualificante.

Il rapporto pubblico-privato, non si è risolto in una partecipazione congiunta al Comitato, ma si è spinta verso un lavoro sinergico che ha coinvolto sia i dirigenti, sia le posizioni organizzative così come la parte politica.

Se si può parlare di un modello Parma cui ispirarsi o semplicemente di un'esperienza nata e confinata dove, in fondo, vi erano già le pre-condizioni per un incontro sinergico tra pubblico e privato, lo vedremo strada facendo.

Resta un'esperienza che ha affrontato due anni complessi e che ha aiutato a consolidare il ruolo di Parma come città innovativa, oggi un modello virtuoso e all'avanguardia nella gestione del proprio patrimonio culturale.

Hanno collaborato Erica Kullmann, Viola Lo Monaco, Cecilia Ubaldi, Thelma Vita, Angelica Vitali, Giacomo Zanella studenti della XX edizione del Master Economia e Management per l’Arte e la Cultura della 24ORE Business School

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