hi-tech

Parma hub europeo dei materiali in 3D per l’aerospaziale

Al via un progetto di filiera per la manifattura additiva cofinanziato con 2,2 milioni di euro da Mise e Regioni di cui è capofila l'emiliana Beamit

di Ilaria Vesentini

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(REUTERS)

Al via un progetto di filiera per la manifattura additiva cofinanziato con 2,2 milioni di euro da Mise e Regioni di cui è capofila l'emiliana Beamit


3' di lettura

Parma si candida a diventare l'epicentro della produzione europea di materiali hi-tech stampati in 3D per il più sfidante dei settori, l'aerospace. È stato infatti approvato il finanziamento pubblico di 2,2 milioni che permette al progetto ”Fiam-Filiera Italiana per l'additive manufacturing” di prendere il via. «È un progetto da 8,5 milioni di euro che abbiamo presentato tre anni fa e che non poteva partire senza il sostegno di partner pubblici, la notizia del via libera agli aiuti di Mise e Regioni Emilia-Romagna, lazio e Lombardia ci coglie di sorpresa ma siamo pronti a partire subito», commenta a caldo Gabriele Rizzi, responsabile Ricerca e relazione istituzionali di Beamit Spa, l'azienda capofila di Fornovo Taro, specializzata da 22 anni in stampa 3D di materiali polimerici e nella realizzazione di componenti ad alta complessità in leghe metalliche, fornitore strategico di Asi, l'Agenzia spaziale Italiana.

La filiera tricolore

Beamit ha riunito attorno a sé una cordata tricolore con tre partner privati di Roma (Fondazione E. Amaldi, Avio-Gruppo Space Holding, Rina Consulting Centro sviluppo materiali) e la milanese Mimete-Fomas Group per arrivare a sviluppare nel giro dei prossimi tre anni un materiale di base con proprietà e caratteristiche tali da prestarsi ad applicazioni nell'aerospaziale, «il settore più esigente al mondo per quanto riguarda gli standard qualitativi di metodologie, processi e prodotti, su cui ci siamo focalizzati negli ultimi anni perché una volta che lo standard va bene per l'aerospace e l'aeronautica civile e militare è facile declinarlo per gli altri settori in cui operiamo, da quello energetico (turbine) al motorsport, dal biomedicale all'automotive», spiega Rizzi. Da officina a multinazionaleUn gruppo, Beamit, nato da ex dipendenti di dallara (il marchio simbolo dell'Appennino parmense), che negli ultimi due anni ha fatto una salto anche societario, prima aprendo il capitale a Sandvik Group - multinazionale svedese dell'ingegneria con 40mila dipendenti tra industria mineraria, taglio dei metalli e tecnologia dei materiali – entrata con il 30% nell'azionariato (l'altro 70% resta in mano alla famiglia fondatrice Antolotti). Poi, a inizio 2020, ha rilevato una quota di minoranza della startup emiliana Pres-X. Infine, il mese scorso, ha acquisito il controllo totale del competitor reggiano Zare, l'altro big europeo nei servizi per la produzione additiva. Oggi il gruppo Beamit rappresenta il numero uno nel Vecchio Continente nella nicchia dell'additive manufacturing ad altissime prestazioni, con oltre 100 dipendenti, attività distribuite su 5 stabilimenti concentrati in un'area di 40 km tra Parma e Reggio Emilia, 4 uffici commerciali in Francia, Germania, Regno Unito e Giappone e 17 milioni di euro di consolidato.

Fondi europei strategici

«Senza finanziamenti pubblici non saremmo partiti – ammette il responsabile ricerca – abbiamo lavorato più di tre anni alla progettazione e molto lavoro ci aspetta con la filiera Fiam, il più importante progetto finanziato che abbiamo in campo». E Beamit non è certo una neofita nei processi di innovazione grazie a fondi comunitari, avendo diversi progetti in pista con Horizon2020, con il programma Eurostars e il General Support Technology Programme (GSTP) dell'Esa, l’Agenzia aerospaziale europea.«Dedichiamo alla ricerca almeno il 10% del fatturato ogni anno, 1,8 milioni solo nel 2020 – conclude Rizzi – tra risorse umane, tecnologie, applicazioni e abbiamo in corso anche in questo momento sette programmi di tesi con cinque università tra gli atenei di Parma, Modena e Reggio, il Politecnico di Milano, quello di Torino e l'Università di Cassino. L’emergenza Covid sta iniziando adesso a rallentare l'ingresso degli ordini, ma abbiamo un backlog molto alto e restiamo ottimisti.La Via Emilia scommette sull'innovazione aerospazialeL'ambito di applicazione del progetto di filiera cofinanziato da Mise e Regione è la realizzazione di camere di combustione mediante stampa 3D, per ottenere un dispositivo più leggero e a costi ridotti, da utilizzare nei motori per applicazioni spaziali.«Ci confermiamo ai vertici nella ricerca specializzata e dell'innovazione tecnologica – conclude l'assessore regionale dell'Emilia-Romagna Vincenzo Colla-. Con il programma Fiam puntiamo a consolidare la presenza delle nostre eccellenze anche nella filiera aerospaziale italiana, un settore con un potenziale enorme di sviluppo nei prossimi anni e dalle ricadute importanti in diversi ambiti. Le stampanti 3D rappresentano già oggi una realtà fondamentale nei processi produttivi e sosteniamo un loro ulteriore sviluppo, nell'ambito di una digitalizzazione diffusa, certi che saprà creare nuove importanti opportunità per l'occupazione di qualità in questa regione».

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