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«Parma io ci sto!»: sei anni di attività per rilanciare la città

L’associazione fondata dagli imprenditori Alessandro Chiesi, Guido Barilla e Andrea Pontremoli, assieme all’Unione parmense degli industriali e a Fondazione Cariparma, ha oggi 130 soci

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Nasce sull’onda di uno dei più grandi scandali industriali per bancarotta fraudolenta, il crac Parmalat, seguita dall’altrettanto turbolenta amministrazione Vignali, chiusa nel 2011 con il commissariamento e la condanna dell’ex sindaco per peculato e corruzione, e culminata nell’arrivo, l’anno dopo, di un grillino senza esperienza, Federico Pizzarotti, alla guida della ricca e borghese città ducale (77mila euro di valore aggiunto per abitante, una disoccupazione al 4,6%). Bisogna partire da qui per capire la genesi di “Parma, io ci sto!”, l’associazione fondata nel 2016 da tre nomi e imprese simbolo del territorio – Alessandro Chiesi dell’omonimo gruppo farmaceutico, Guido Barilla del colosso alimentare e Andrea Pontremoli della Dallara – assieme all’Unione parmense degli industriali e a Fondazione Cariparma per cercare di voltare pagina e coltivare iniziative condivise in grado di ridare un futuro a una città seduta su glorie e misfatti del passato.

«Volevamo fare qualcosa per rendere di nuovo attrattivo il nostro territorio, valorizzando i suoi punti di forza (buon cibo, cultura, turismo, formazione) nella consapevolezza che ciò che singolarmente le nostre grandi aziende già facevano non bastava per creare un cambiamento di sistema. Bisognava chiamare a raccolta tutte le forze di Parma, con spirito altruistico e di squadra, quello del negoziante che pulisce il marciapiede davanti al suo negozio proprio perché “ci sta”, ha voglia da fare qualcosa per la propria città», racconta Alessandro Chiesi, presidente dell’associazione, arrivata oggi a 130 soci, nonché Chief commercial officer della multinazionale familiare del pharma.

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In questi primi sei anni di vita, “Parma, io ci sto!” di iniziative ne ha portate avanti tante (da KilometroVerdeParma, 11 km di bosco lungo l’A1, agli appuntamenti di Imprese Aperte per diffondere la cultura e l’arte del fare impresa), lavorando spesso in sordina, con l’imperativo di mettere a sistema e moltiplicare attività dal basso e provando a iniettare nella macchina pubblica il senso di urgenza e velocità tipico delle imprese globali. «Il progetto di cui sono più orgoglioso – ammette Chiesi – è Parma Capitale italiana della Cultura 2021+2021, siamo stati il fattore abilitante, senza di noi quel titolo non sarebbe arrivato o almeno non in tempi così celeri». Non sono i soldi a fare la differenza, spiega il presidente: l’associazione vive con un budget annuale di 500mila euro, dedicato interamente (pagato lo stipendio del segretario generale) a studiare fattibilità, qualità ed eligibilità dei progetti per poi accedere a fondi pubblici e privati con cui svilupparlo. «Ad esempio – racconta Chiesi – abbiamo raccolto 4 milioni di euro dalle aziende per realizzare la Scuola internazionale di Alta Formazione sugli alimenti e la nutrizione, il progetto più visionario portato avanti con l’Università di Parma e forse il mio cruccio principale, perché dopo sei anni ancora non siamo a regime».

Il futuro dell’associazione è stato scritto lo scorso anno con il debutto di #dieci, il piano di sviluppo decennale, già condiviso anche con la nuova amministrazione di centrosinistra di Michele Guerra (ex assessore alla Cultura di Pizzarotti e professore dell’ateneo ducale) insediatasi quest’estate. «Le ragioni per cui “Parma, io ci sto!” è nata sono ancora attuali e sono istanze comuni che rimandano al concetto di felicità e che io traduco nello stare bene nel luogo in cui si vive e lavora, cercando di non lasciare indietro nessuno. Parma ha un potenziale incredibile in questo senso, che non stiamo sfruttando. I talenti li puoi anche attrarre con incentivi, ma non restano sul territorio se non ci si vive bene», rimarca Chiesi. Che un giorno alla settimana lo dedica a far volontariato per l’associazione di viale Mentana. E come lui gli altri 11 consiglieri e i tanti cittadini che lavorano per gruppi di lavoro tematici.

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