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Parma mette in mostra la sua anima teatrale

“Perché era lui, perché ero io - Metamorfosi della città nello spazio del Teatro A/R” di Luca Stoppini è Palazzo del Governatore fino al 1° novembre

di Grazia Lissi

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“Perché era lui, perché ero io - Metamorfosi della città nello spazio del Teatro A/R” di Luca Stoppini è Palazzo del Governatore fino al 1° novembre


3' di lettura

Bisognerebbe partire dalla mostra “Perché era lui, perché ero io - Metamorfosi della città nello spazio del Teatro A/R” di Luca Stoppini allestita a Palazzo del Governatore di Parma per immergersi nell'armonia nella città insignita dal titolo Capitale della Cultura Italiana 2020+2021.

Artista e fotografo, Stoppini, ha invitato dieci attori dell'Ensemble Stabile del Teatro Due, storica e coraggiosa formazione teatrale, a lasciare la scena per ritrovare un loro “luogo dell'anima” e agli abitanti di questi “luoghi” di entrare in teatro e trasformarlo nel proprio sogno.

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Teatro Due

Paola Donati, direttrice della Fondazione Teatro Due racconta di aver preso spunto per il progetto artistico da “La frase urbana” di Jean-Christophe Bailly, che paragona la città a un linguaggio in perenne trasformazione. Ogni immagine diventa un racconto potente, indimenticabile. Ogni attore entra in relazione con la sua Parma segreta e la mette in scena in una sorta di drammaturgia visiva, “La città e il suo doppio, il Teatro”; le stesse immagini della mostra sono anche esposte anche in alcuni punti della città. Ogni foto ha la dimensione di una gigantografia pubblicitaria, Luca Stoppini evita il formato classico, la cornice, così Parma entra nel Palazzo con la violenza di uno spot e la poesia sospesa dell'attore, senza ruolo se non quello di sé stesso.

I luoghi scelti sono abitati da persone speciali che li rappresentano; Massimiliano Sbarsi, attore, nella chiesa di San Giovanni Evangelista incontra Alessandro Bonicatto, il sacrestano, entrambe si fanno protagonisti di un'unica composizione. Se Cristina Cattellani sceglie di essere fotografata nella cucina dell'oste Dario Alberici con i suoi cuochi, loro si spostano, per completare l'opera, nella cabina di regia del teatro, in fondo non è diversa dai loro svariati fornelli. Al Bar Gianni Emanuele Vezzoli, attore, legge La Gazzetta circondato da giovani tifosi, gli stessi che sul palco si fanno fotografare in atteggiamento enfatico, come fossero allo stadio. Laura Clerici, attrice, si appoggia a un albero dell'Orto Botanico, il cui responsabile, Nicola Franchini, a sipario chiuso, viene fotografato in cima a una scala come se volesse toccare il cielo. Roberto Abbati, attore, è ripreso fra gli scaffali della Libreria Coop, la libraia Francesca Calleris si trasforma in un quadro fiammingo, ed è bellissima.

Ogni soggetto per un attimo gioca con il suo quotidiano e lo rende magico, unico, per questo Stoppini lo fotografa, perché per un attimo è diventato realtà. L'unico limite della mostra ma comunque rimediabile è la breve durata, fino al 1 novembre, ma l'artista, il Teatro e la città continueranno a dialogare e a moltiplicarsi, questo può essere solo l'inizio di un progetto a divenire. «In questo momento a Parma sono in corso mostre che riflettono profondamente l'anima culturale della città. Fra cui quella di Stoppini che svela il rapporto metamorfico fra il teatro e Parma, un'esposizione che c'interroga sul nostro ruolo nella vita comunitaria cittadina» racconta Michele Guerra, Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanile del Comune. «All'Ospedale Vecchio un'installazione di Studio Azzurro illustra la vita di quest'immenso organismo architettonico che dal XIII al XX secolo ha contenuto una storia di solidarietà, cura, accoglienza. In Battistero sono esposti, per la prima volta visibili a terra, “I Mesi e delle Stagioni” di Benedetto Antelami. A Palazzo Bossi Bocchi- CRP “La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal” interpretata da Carlo Mattioli, omaggio al romanzo che è nell'immaginario di tanti.

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