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Parmafood Group, così l’hi-tech allunga la vita al cibo e fa crescere il fatturato

Il processo ad alta pressione inattiva i microrganismi e permette di posticipare le scadenze. L’azienda ha investito 20 milioni in tre anni e stima un fatturato di 63 milioni per il 2022 (+10% sul 2021)

di Manuela Soressi

Shelf life da record. La quarta linea Hpp consolida il polo parmense come il principale d'Europa nelle alte pressioni

2' di lettura

Continua l’espansione di Parmafood Group, il polo alimentare della famiglia Gherri a cui fanno capo tre aziende (Salumificio San Michele, Parma Is e HPP Italia) con 63 milioni di euro di fatturato consolidato stimato per il 2022 (+10% sul 2021) e 300 collaboratori con 30 anni di età media. Fedele alla sua politica di innovazione di processo e di prodotto, negli ultimi tre anni il gruppo guidato dai fratelli Giancarlo, Giorgio e Giulio Gherri ha investito oltre 20 milioni di euro, in parte destinati a uno stabilimento per panini e specialità gastronomiche che sarà operativo nel 2023. A cui ora si sono aggiunti altri 8 milioni.

«Il nostro obiettivo è diventare una realtà diversificata, che produce e vende prodotti alimentari italiani, e di Parma in particolare, visto che il food è il petrolio del nostro paese», afferma il ceo Giulio Gherri, anticipando l’arrivo della quarta linea Hpp (High pressure processing), che consolida il polo parmense come il principale d’Europa nelle alte pressioni (fino a 6mila Bar).

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Del resto i Gherri sono stati tra i primi in Italia a credere e investire in questa tecnologia (inventata negli Usa ma perfezionata nel food in Italia), che inattiva i microrganismi presenti in cibi solidi e liquidi, mantenendone intatte le caratteristiche qualitative e prolungandone la shelf-life da due a cinque volte. Oggi la loro società Hpp Italia genera 4,5 milioni di euro di ricavi (+35% annuo) e lavora anche per conto terzi su prodotti freschi confezionati (come salumi e formaggi). «Quest'investimento ci ha consentito sia valorizzare tante nostre produzioni sia di rendere disponibile ad altre aziende i vantaggi delle alte pressioni nella valorizzazione dei prodotti, nella riduzione degli scarti e nella crescita dell’export di prodotti freschi in nuovi mercati, anche molto distanti».

Ed è proprio grazie alle alte pressioni, se il Prosciuttificio San Michele è riuscito a superare le barriere sanitarie americane e ad esportare negli Usa il primo salame italiano, uno strolghino a marchio Terre Ducali. Era il 2015 e questo salame giovane, tradizionale del parmense, trainava la crescita del ramo salumi (70% dei ricavi del gruppo), alla cui linea di affettati si deve la nascita di un altro business: i tramezzini freschi confezionati in atmosfera protettiva a marchio Pagnotto di Parma Is, venduti in Italia (+62% nell'ultimo anno in Gdo, il doppio rispetto al trend di mercato) e diventati un benchmark anche nella patria dei sandwich, la Gran Bretagna. «Merito della qualità degli ingredienti e della sicurezza dei metodi produttivi, ma anche delle Hpp che consente di garantirne la freschezza fino a 21 giorni», sottolinea Gherri.

L’ultima applicazione delle Hpp sono i vegetali: condimenti per pasta, salse, puree ed estratti di frutta biologica a marchio Fresche Idee, tutti ottenuti da frutta e verdura fresche, lavorate a crudo. Ma nel mirino ci sono anche i preparati gastronomici pronti freschi. «Vogliamo continuare a tenere il passo con il mercato, utilizzando le competenze e l’esperienza per esplorare nuove soluzioni e opportunità», conclude Gherri. La pubblicazione del secondo bilancio di sostenibilità è la riprova che il gruppo guarda avanti. Con l’obiettivo di sviluppare l’export, in due anni già passato dal 9 al 17% del fatturato consolidato.

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