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Parmigiano reggiano: produzione record ma caro-prezzi a rischio

di Emanuele Scarci

3' di lettura

Quale credibilità ha il Parmigiano reggiano dopo lo scandalo delle 18mila forme contraffatte? Certamente migliore del passato. Sì, perché gli ispettori del Consorzio di tutela hanno svolto un ruolo determinante nella scoperta della contraffazione del Caseificio La Rocchetta di Suzzara, nel Mantovano. Insomma la vigilanza sul rispetto del disciplinare è attenta e garantisce l'eccellenza del prodotto. Un segnale confortante per i consumatori e contro chi dubita della serietà dei controlli da parte dei Consorzi, nei cui ruoli chiave sono quasi sempre gli stessi produttori.

I Nas hanno denunciato alla magistratura il legale rappresentante e il casaro del caseificio La Rocchetta, con stabilimenti a Suzzara e Luzzara nel Reggiano. Il presidente del caseificio è Paolo Carra che è anche presidente della Coldiretti di Mantova. Secondo Carra si tratta fondamentalmente di un pasticcio amministrativo, che sarà chiarito.

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Rapporto Nas
In attesa delle ragioni del Caseificio, il rapporto del Nas (pubblicato sul sito del ministero della Salute) è molto chiaro: secondo i carabinieri, che hanno rilevato una eccedenza di produzione 2017 rispetto alle quote assegnate al Rocchetta, nel caseificio di Suzzara venivano utilizzate le fustelle per la marchiatura delle forme, assegnate al caseificio di Luzzara. Una pratica vietatissima dal disciplinare perché impedisce la tracciabilità del prodotto. Inoltre, sempre secondo il Nas, le forme marchiate irregolarmente dal primo gennaio non hanno la placca di caseina fornita dal Consorzio e senza la quale il formaggio marchiato non può fregiarsi del titolo di Parmigiano Reggiano. Il sequestro delle 18mila forme di Parmigiano ha un valore di 10 milioni.

Boom produttivo
Ma come va il business del Parmigiano reggiano? Nel 2017 molto bene sia per la produzione che per i prezzi spuntati (per la stagionatura 12 mesi +13,6%), ma l'impressione è che si stia tirando troppo la corda. E che i prezzi potrebbero cedere, come succede al Grana Padano (-15% dei prezzi nel 1° trimestre 2018). Infatti nel primo trimestre del 2018 sembra esaurita la spinta al rialzo del Parmigiano, mentre la produzione cresce del 5% nel primo bimestre.
L'anno scorso si è registrata una crescita record della produzione: +5,2% che corrisponde a 180.697 forme in più rispetto al 2016. Un record assoluto per il Parmigiano Reggiano che chiude il 2017 con 3,65 milioni di forme. Consumi sostenuti anche dagli investimenti in comunicazione del Consorzio: 15,2 milioni contro i 12,6 milioni dell'anno precedente.

La sfida dei prezzi
“Il mercato sta premiando il nostro lavoro - sostiene Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano - ma gli aumenti di produzione sono significativi e non possono non delineare un rischio di calo dei prezzi. La sfida che ci attende è quella di collocare il Parmigiano Reggiano sul mercato ad un prezzo remunerativo: nei primi mesi del 2018 abbiamo già riscontrato un ulteriore incremento della produzione che porterà il numero delle forme a superare quota 3,7 milioni. Per questo motivo abbiamo presentato un piano di regolazione dell'offerta innovativo, semplice ed efficace che ci permetterà di crescere in modo razionale”.

L'accordo preventivo che è stato approvato dall'assemblea dei consorziati riguarda sia la modifica del piano 2017-2019, sia il piano 2020-2022. In sostanza si dà un giro di vite agli eccessi di produzione e chi splafona paga di più. L'accordo però dovrà essere approvato da caseifici e allevatori (con adesioni di almeno il 66%) per poi essere trasmesso al ministero delle Politiche agricole per l'approvazione.

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