Interventi

Parole e valori per dieci anni che hanno lasciato il segno

di Diana Bracco

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4' di lettura

Ricordo ancora l’emozione che provai quando dieci anni fa nacque Fondazione Bracco. Sostenuti da tanti amici, davamo vita a una nuova istituzione che affonda le proprie radici nel patrimonio dei valori maturati nella lunga storia della nostra Famiglia e della nostra Azienda: l’etica della responsabilità, il senso del dovere, la ricerca della qualità e dell’eccellenza, l’impegno per l’innovazione continua, l’attenzione verso la persona, lo stretto legame con le comunità. Valori fondamentali, che con mia sorella Gemma, Vicepresidente della Fondazione, vogliamo trasmettere alle nuove generazioni. Valori ai quali ci siamo sempre ispirati, nella convinzione che rappresentino la miglior garanzia anche per riuscire a superare i momenti difficili, come ad esempio quello che stiamo vivendo adesso con la pandemia del Covid.

Il Gruppo Bracco, del resto, ha davvero la filantropia nel suo DNA. Mio padre Fulvio, protagonista illuminato e visionario dell’industria del dopoguerra, credeva fortemente nel “prendersi cura” e nel rapporto “virtuoso” tra impresa, territorio e ambiente. Esule istriano, sentiva anche una profonda esigenza di “restituzione”, di ridare cioè alle comunità una parte di ciò che la sua impresa aveva creato. Già nel Dopoguerra, Fulvio Bracco varò ad esempio delle borse di studio intitolate a sua madre “Nina Salata” che sono un po’ le “antenate” dei nostri progetti per i giovani.

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Tagliando il traguardo dei 10 anni, possiamo affermare con orgoglio che Fondazione Bracco ha centrato gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Abbiamo generato tanti progetti che hanno prodotto risultati positivi e concreti, certificati peraltro dagli strumenti di valutazione di impatto sociale di cui ci siamo dotati.

Le tre macro-aree di cui ci occupiamo, combinando saperi, discipline, prospettive, sono scienza, cultura e progetti sociali. Sempre con una particolare attenzione all’universo femminile e ai giovani, ai quali abbiamo dedicato “Diventerò”, uno specifico progetto pluriennale di formazione e inserimento lavorativo che a oggi ha già assegnato oltre mille tra premi di laurea, borse di studio e dottorati di ricerca. Tra questi spicca il premio che abbiamo dedicato alla memoria del Prof. Ernst Felder, grande scienziato per tanti anni a capo della Ricerca Bracco, le cui scoperte hanno rivoluzionato l’imaging diagnostico. Un premio da un milione di euro che ha avuto l’obiettivo di riportare nel nostro Paese un giovane ricercatore di talento in collaborazione con Fondazione Politecnico di Milano.

Per Fondazione Bracco la scienza è intimamente legata alla ricerca, alla prevenzione, allo sviluppo sostenibile, ma anche alla parità di genere. In questo ambito portiamo avanti un articolato progetto, “100 donne contro gli stereotipi”, che attraverso una banca dati, una collana di libri e una mostra fotografica vuole puntare i riflettori sulla scienza al femminile e sulle competenze delle donne in settori strategici per lo sviluppo del Paese.

Ripercorrendo con lo sguardo le nostre iniziative culturali di questi anni, ricordo con particolare piacere alcune di esse: il restauro della Galleria Chigi nel Palazzo del Quirinale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, le mostre alla National Gallery di Washington volte al sostegno e alla valorizzazione dell’arte italiana all’estero, il supporto ormai decennale e multidisciplinare ai giovani talenti dell’Accademia Teatro alla Scala, lo stretto rapporto con il Museo Poldi Pezzoli di Milano. Progetti di alta qualità, non semplici erogazioni in danaro, sviluppati in partnership prestigiose che hanno creato valore aggiunto culturale e scientifico.

In questi anni, molte nostre iniziative culturali sono state all’insegna del binomio arte e scienza: le tecniche dell’imaging, infatti, permettono di svelare molti “segreti” delle opere d’arte (dipinti, strumenti musicali ecc.), e per noi che siamo leader nel mondo nella diagnostica per immagini è stato naturale mettere a disposizione di curatori e restauratori le nostre competenze in questo campo. A titolo d’esempio, ricordo la mostra Dentro Caravaggio a Palazzo Reale a Milano, nella quale il pubblico è stato condotto alla scoperta del grande artista attraverso un percorso di video “a raggi x” che affiancavano i dipinti; e il progetto Leonardeschi oltre il visibile, che ha visto l’approfondimento scientifico delle opere degli allievi di Leonardo, nell’ambito delle attività collegate al sostegno alla mostra Leonardo e la Madonna Litta al Museo Poldi Pezzoli di Milano, nell’anno delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte del genio italiano per eccellenza.

Benché abbia anche una vocazione internazionale, in questi dieci anni la Fondazione ha sempre mantenuto uno stretto legame con la città di Milano. Con una particolare attenzione agli aspetti sociali e al tema della valorizzazione delle nostre periferie che è diventato una priorità assoluta. Siamo infatti ben consapevoli che, se non si interviene nel tessuto urbano, i problemi degenerano in modo drammatico, come testimonia la storia recente di tante metropoli europee. Esiste un costo del non fare nel sociale. Per questo ci siamo impegnati sempre di più in questo campo.

Un intervento molto importante si è concretizzato ad esempio nel Comune di Baranzate. All’inizio del 2016, insieme a “La Rotonda”, associazione creata da Don Paolo Steffano, in una delle periferie milanesi più multietniche, è nato il progetto “Oltre i Margini”, un’iniziativa molto articolata basata sulle necessità e sull’isolamento del territorio. Il progetto è un modello di servizi declinato in tre assi principali di attività: l’inclusione sociale tramite il lavoro (con la sartoria sociale “Fiori all’Occhiello”), la tutela della salute dei soggetti ai margini e il contrasto alla povertà educativa. Ma non ci siamo fermati qui. Abbiamo investito nella costruzione di un luogo di inclusione e cura, lo spazio InOltre.

Alle ricorrenze e agli anniversari, del resto, affidiamo spesso il compito del ricordo. Il ruolo della memoria, tuttavia, non è solo quello di richiamare i successi del passato, ma anche di fornirci una bussola per tracciare la giusta traiettoria del futuro.

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