Ritratto

Parolin, il “diplomatico” del Papa che spegne gli incendi (e porta in fondo i negoziati)

Il Segretario di Stato, in carica dal 2013, è considerato il miglior mediatore tra le opposte tendenze dentro la Chiesa

di Carlo Marroni

Ddl Zan, Draghi: "Il nostro è uno stato laico"

3' di lettura

«Innanzitutto vorrei precisare che non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge». Ora l'obiettivo politico è abbassare i toni, e dare spazio a chi vuole cercare una mediazione sul ddl Zan. Il cardinale Pietro Parolin, “primo ministro” della Santa Sede e diplomatico di lungo corso, interviene all'indomani del discorso di Mario Draghi in Parlamento, e in un'intervista a Vatican News fissa la versione ufficiale della Nota Verbale in cui si è paventata la violazione del Concordato.

Con una notazione, solo apparentemente formale: «Avevo approvato la Nota verbale trasmessa all’ambasciatore italiano e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni. Si trattava, però, di un documento interno, scambiato tra amministrazioni governative per via diplomatica. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo per essere pubblicato». Il messaggio è a chi ha fatto uscire la nota - tra l’altro nel giorno di massima esposizione mediatica per la consegna ufficiale del Pnrr - con evidente irritazione per la strumentalizzazione che ne è seguita. Ma, si sa, in politica non esiste un vero segreto, tantopiù quando può essere issato a vessillo.

Loading...

In carica dal 2013, ha condotto in porto l’accordo con la Cina

Il Segretario di Stato è alla guida della Curia dal 2013, nominato da Francesco pochi mesi dopo l'elezione, e da lui promosso cardinale. Era in Venezuela come nunzio apostolico, e prima ancora era stato sottosegretario ai rapporti esteri, un incarico retto per sette anni - a cavallo dei due pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – in cui aveva gestito con grande abilità i dossier più difficili, a partire da quello con la Cina. Che ha ripreso anni dopo (era stato messo in fondo ad un cassetto dall’ala più dura della Curia) arrivando ad un accordo con Pechino dopo un infinito negoziato. Un accordo -– sulla nomina dei vescovi in Cina, tasto delicatissimo - contestato dai tradizionalisti e dagli americani: un anno fa l'amministrazione Trump, attraverso il segretario Mike Pompeo, cercò di bloccare il rinnovo dell'intesa, ma senza alcun risultato. Insomma, Parolin, veneto di Schiavon, 66 anni - in età giovane e quindi ancora “papabile” per diverso tempo - già assistente spirituale degli scout e allievo del cardinale Achille Silvestrini (guarda caso l’artefice della revisione del Concordato del 1984, assieme a Gennaro Acquaviva, storico braccio destro di Bettino Craxi). Disponibile al dialogo, è anche molto prudente: non è stato neppure sfiorato dal caso di Sloane Avenue, l'immobile costato 350 milioni e sul quale a giorni si aprirà un processo.

L'intervento preventivo: evitare critiche per “aver taciuto”

L'iniziativa della Nota evidentemente è stata molto approfondita, e di certo - visto che è intervenuto il Segretario di Stato, appena rientrato dal Messico - è stata approvata dal Papa. Che ha dato il via libera ad un'iniziativa “preventiva” all'approvazione della legge. «L'intervento è stato sì ‘preventivo', ma proprio per fare presenti i problemi prima che sia troppo tardi. Il disegno di legge è stato già approvato, peraltro, da un ramo del Parlamento. Un intervento solo successivo, una volta cioè che la legge fosse stata adottata, sarebbe stato tardivo. Alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo». Parolin guida la diplomazia e segue dall'alto gli affari interni, ma delega abbastanza ai suoi due vice (secondo alcuni osservatori anche troppo…) e uno di questi è Paul Gallagher, inglese di Liverpool, il “ministro degli esteri” che ha consegnato la nota. Ma trattandosi dell'Italia certamente il “primo ministro” ha gestito ancora più direttamente il dossier, viste la sensibilità della politica ad ogni mossa d'Oltretevere.

Le reazioni diverse nella Chiesa

Prevedibili le reazioni della politica, e apprezzabili le parole di Draghi, dice Parolin, che rappresenta la voce dialogante della Curia, rispetto ad un'ala più dura di gerarchie italiane che vorrebbero tornare a relazioni più bellicose, in una posizione di mediazione anche rispetto all’ala più progressista. Ed è su questa linea che vanno lette le parole del Segretario di Stato sulla Cei, con la quale, dice «c'è piena continuità di vedute e di azione, non ha chiesto di bloccare la legge, ma ha suggerito delle modifiche. Così anche la Nota Verbale, si conclude con la richiesta di una diversa ‘modulazione' del testo. Discutere è sempre lecito». Ma non sfugge che le reazioni sono state diverse: la vecchia guardia ruiniana (compreso lo stesso cardinale Camillo Ruini) e ciellina, di solito critica e insofferente alla pastorale bergogliana, ha plaudito alla politica vaticana, altri – come il vescovo Vincenzo Paglia – non hanno apprezzato. Di certo il Papa con questa mossa ricompatta la Chiesa che sbandava a destra, come segnalato negli Usa dove i vescovi hanno dichiarato di non voler dare la comunione al presidente Joe Biden – in quanto pro-choice sull’aborto, che peraltro è previsto per legge – e che sono stati richiamati all'ordine dalla Curia romana.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti