Cinema e musica

“Parsifal” di Filiberti, un cult movie imperdibile

Ritorna nelle sale cinematografiche il film di Marco Filiberti, uscito per poche settimane a settembre poi ritirato

di Grazia Lissi

3' di lettura

A dicembre ritorna nelle sale cinematografiche italiane “Parsifal” di Marco Filiberti, uscito per poche settimane a settembre poi ritirato come spesso accade, nel nostro Paese, a grandi opere culturali e insolite. Eppure chi lo ha visto ha generato un tale passaparola da trasformarlo in cult movie e così, finalmente, si potrà vedere o rivedere.

“Parsifal”

“Parsifal” di Filiberti è un'opera d'arte immensa che mescola linguaggi e visioni attraversando la trascrizione del mito con uno sguardo a Wagner. La musica del compositore tedesco, “uno degli spiriti guida” del regista, si ascoltava già in uno dei film precedenti, “Il Compleanno”, presentato a Venezia nel 2009, ma questa volta Filiberti va oltre la citazione e svela la sua essenza artistica: un'arte che si pone come nuova “religio”, risveglio delle coscienze.

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Un mondo senza tempo, senza leggi e valori

Per l'eclettico artista l'eroe del ciclo arturiano è solo un pretesto per sfidare e raccontare un mondo senza tempo, senza leggi e valori. Siamo nel pieno dell'Apocalisse ma come insegna il testo di San Giovanni l'apparente distruzione è solo preludio a una nuova era. Parsifal lo sa ma non è ancora consapevole, lui che è così innocente da arrivare, unico fra i cavalieri, vicino al Sacro Graal senza osare chiederlo al sofferente re che lo possiede. Nell'opera di Marco Filiberti c'è tanto eppure non è esaustiva, ti riempie di domande e poche risposte, le citazioni “colte” (ma perché devono fare così paura alle sale cinematografiche?) sono esplicite, il regista non teme pregiudizi, le fa sue, le elabora e le propone: da Čajkovskij a Derek Jarman, da Rainer Werner Fassbinder a Carmelo Bene.

A condurre lo spettatore in un luogo senza tempo, vita, solo degrado e rovine, sono due marinai, Palamède e Cador, rispettivamente Giovanni De Giorgi e Luca Tanganelli, a bordo della loro imbarcazione “Dedalus”. Questo inizio fra cinema e teatro è potente, consegna un'idea artefatta e vera come raramente si è visto nel nostro Paese che continua a dividere il mestiere dell'attore fra teatro, cinema, televisione. Un giovane di nome Parsifal, Matteo Munari, venuto da lontano, anima l'incontro con i marinai e quello di Elsa e Senta, Elena Crucianelli e Zoe Zolferino, due prostitute che vivono nella taverna-bordello del porto gestita dalla misteriosa Kundry, una strepitosa Diletta Masetti. Il viaggio dell'eroe non può fermarsi in un mondo che non è più mondo e prosegue fino ad arrivare alle rovine di un luogo sacro: lì incontra Amfortas, Marco Filiberti, ferito all'inguine, straziato dal dolore fisico, angosciato per la sofferenza dell'umanità di cui si sente responsabile, è un uomo vissuto fra passioni e desideri, incapace di dare tregua e serenità a sé e agli altri.

Chi è oggi Parsifal?

Chi è oggi Parsifal? E dove si può trovare in un'epoca gioiosamente apocalittica il Sacro Graal? Questo sembra chiedersi e chiederci il regista. Nella storia entrano in gioco prospettive e suggestioni sottolineate anche dall'eccellente fotografia di Mauro Toscano che esalta la tradizione pittorica italiana e l'equilibrio del paesaggio toscano. In “Parsifal” la musica è importante, crea armonia fra situazioni, quadri, persone e luoghi. Regista, attore, sceneggiatore, scrittore, Marco Filiberti ha inoltre fondato le “Vie del Teatro in Terra di Siena”, serbatoio degli attori che recitano con lui in questo film: l'empatia che esiste fra loro si percepisce fin dalle prime immagini, e questo è un altro grande dono dell'opera. Con il film sono usciti due libri, “Il mio Parsifal” dello stesso Filiberti (ed.Titivillus) e “Il Flusso Graalico” a cura di Luca Ciammarughi (ed. Zecchini).

Questo “Parsifal” del nuovo millennio è un'opera internazionale e inattesa, già vincitrice di diversi festival in Italia e negli Stati Uniti, fra cui il Rhode Island International Film Festival, attualmente è in corsa per i David di Donatello. “Parsifal”, con il suo smarrimento e la redenzione, si annuncia come un cult da non mancare.


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