LA PARTITA IN PARLAMENTO

Parte da 500 milioni la trattativa sulla fiche da 1,4 miliardi per i ritocchi alla “doppia manovra”

L'idea iniziale della maggioranza sembra essere quella di riservare almeno un terzo della dote, circa 500 milioni, alle richieste delle opposizioni, ma la strada resta in salita

di Marco Mobili e Marco Rogari

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L'idea iniziale della maggioranza sembra essere quella di riservare almeno un terzo della dote, circa 500 milioni, alle richieste delle opposizioni, ma la strada resta in salita


3' di lettura

Una fiche da 1,4 miliardi per chiudere in soli 20 giorni una partita che ne vale quasi 60. Ha le sembianze di una scommessa azzardata la gestione della cosiddetta “doppia manovra” in un Parlamento intasato e ricco di trappole e incognite, come quelle sulla riforma del Mes o della conclusione del percorso del decreto sicurezza.

Anche perché nel ristretto arco di tempo compreso tra mercoledì 9 dicembre, quando (almeno sulla carta) dovrebbe arrivare il fischio d'inizio per le votazioni nelle commissioni, e la fine del mese dovrà essere individuata la rotta più sicura per far arrivare a destinazione l'ormai lungo convoglio dei decreti Ristori da poco meno di 20 miliardi e il bastimento della legge di bilancio, vicina ai 40 miliardi. Il primo dovrà concludere la sua corsa entro il 27 dicembre, data in cui scade il primo dei quattro Dl all'esame di Palazzo Madama, mentre la manovra, ora al vaglio di Montecitorio, dovrà tassativamente attraccare entro il 31 dicembre per evitare la deriva verso l'esercizio provvisorio.

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Nella sostanza un monocameralismo

Un'impresa a dir poco ardua, che per essere realizzata avrà bisogno del ricorso a diversi voti di fiducia e che vedrà diventare protagonista una sorta di monocameralismo di fatto. Con la Camera che sarà chiamata semplicemente a “ratificare” in tempi molto rapidi i decreto Ristori in “versione unificata” e il Senato costretto a esercitare lo stesso ruolo al cospetto della legge di bilancio.

A rischio il dialogo maggioranza-opposizione

Anche per questo motivo la maggioranza non potrà non tenere aperto un ponte con l'opposizione. Un passaggio quasi obbligato e non solo perché per il “Conte 2” i numeri al Senato assomigliano sempre più a un punto interrogativo. Ma a condizionare le possibilità di dialogo sarà, almeno in parte, proprio l'uso della fiche da 1,4 miliardi con cui potrà essere modificata la “doppia manovra”: 800 milioni sono a disposizione per i ritocchi alla legge di bilancio, gli altri 600 per incidere sui Ristori.L'idea di partenza della maggioranza sembra essere quella di riservare almeno un terzo della dote, circa 500 milioni, alle richieste delle opposizioni: 200 a Palazzo Madama per blindare i decreti sugli indennizzi e 300 alla Camera per garantire un cammino non troppo accidentato alla legge di bilancio. Ma, nonostante nei giorni scorsi Forza Italia abbia rivendicato l'accoglimento di molte sue proposte nel “Ristori quater”, la strada resta in salita.

Le misure chieste dal centrodestra

Il centrodestra punta a lasciare un segno tangibile in questa anomala doppia sessione di bilancio in formato abbreviato. E anzitutto vorrebbe incidere su uno spazio più ampio di risorse per le modifiche. Ma l'obiettivo principale resta quello di far approvate alcune misure su cui spinge da tempo. Come, ad esempio, l'adozione di un fondo specifico per l'abbattimento di “costi fissi” a carico delle Pmi e il ricorso a sostegni adeguati per i professionisti che sono in ballo a Palazzo Madama; oppure, alla Camera, la proroga almeno al 2023 del superbonus del 110%, su cui insiste la stessa maggioranza, e l'introduzioni di nuove forme di alleggerimento fiscale per imprese e famiglie. Il tempo stringe per trovare la “quadra”. Il via libera di Palazzo Madama ai Ristori e di Montecitorio alla manovra dovrà arrivare non oltre la pausa natalizia. Che quest'anno in Parlamento si annuncia molto breve. E a forte rischio ingorgo.

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