Mare: Positano

Parte da arte e danza l’offerta della Costiera ai turisti millennial

La perla della Costiera amalfitana registra un forte incremento di turisti. Ma albergatori e cittadini chiedono più controlli

di Vera Viola


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Positano

4' di lettura

A Positano, e nelle vicine località della Costiera Amalfitana, ancora una stagione turistica da record: camere occupate al 96% da aprile a ottobre, arrivi e presenze in crescita del 10% circa annuo, come avviene da almeno un quinquennio, crescono le presenze internazionali e il fatturato medio alberghiero aumenta. Senza avvertire minimamente le flessioni registrate quest’anno in altre regioni italiane.

Ancora in questi giorni, per la 47esima edizione del Premio Danza che si celebra domani sulla spiaggia, quest’anno gemellato con il Bolschoi, è stato difficile reperire tutte le camere necessarie agli ospiti, poiché da tempo a Positano e dintorni è “Tutto occupato”. «Il Premio è un appuntamento internazionale di grande richiamo per artisti di fama e per emergenti – spiega il direttore artistico Laura Valente – ed è richiamo per un turismo di amanti della danza e dell'arte».

Il turismo, insomma, si conferma la voce principale dell’economia del rinomato borgo (3900 anime che diventano 30mila in estate), dove i giovani restano e non emigrano, semmai tornano dopo la laurea, perché c'è piena occupazione. Anzi, circa 5mila persone si spostano per lavorare a Positano, da località vicine e lontane. E ce ne vorrebbero altre. Tanto che qualche anno fa il sindaco, ancora oggi in carica, Michele De Lucia (al secondo mandato guida una giunta di centro destra) propose al ministro degli Interni allora in carica, Marco Minniti, di portare nella perla della costiera una quindicina di immigrati a cui Positano avrebbe offerto lavoro stabile e non solo assistenza. Ma (mistero!) non se ne fece nulla.

L’offerta turistica è ogni anno più ricca. «Il numero delle strutture alberghiere è aumentato significativamente dal 2010 in poi», dice Emilio Lucibello, direttore dell'Azienda di turismo di Positano. Con Hotel San Pietro, le Sirenuse, Palazzo Avino e Caruso di Ravello, Santa Caterina di Amalfi, per citare solo pochi alberghi di lusso, l’offerta della costiera amalfitana compete con quella dei primi nel mondo. E spesso stravince. «Gli albergatori di Positano investono molto –aggiunge Lucibello – in inverno si aprono numerosi cantieri per lavori di manutenzione e miglioramento delle strutture. Adesso, poi, a una clientela sempre più giovane (fatta anche di millennials)  s i propone anche un’offerta culturale più ampia grazie anche al recupero di monumenti e siti archeologici. Crescono – secondo le rilevazioni dell’Azienda del turismo – anche i B&B con servizi di qualità e camere tanto belle e curate da competere con i cinque stelle di lusso.

Il turismo fa da traino anche per un'industria che nasce dalla tradizione dell’artigianato locale. Ne è un esempio la Ceramiche Casola, che produce soprattutto tavoli in pietra lavica decorata a mano. I quattro fratelli Casola e i 20 dipendenti producono per i cinque punti vendita in costiera e soprattutto per l'esportazione (90%). Stati Uniti: il principale mercato. «Pochi giorni fa – racconta Franco Casola amministratore dell'impresa – è venuto a trovarci Robert Jobs, figlio di Steve, in vacanza a Positano. Ha acquistato tavolo e sedie. Qualche settimana prima abbiamo ricevuto Sandy Weill, di City Bank. Qui passano da sempre personalità dello spettacolo, della finanza, capitani d'industria».

Ma non è tutto oro quello che luccica. Operatori, albergatori, amministratori di Positano sono tutti d’accordo nel denunciare criticità che da tempo non si riesce a risolvere. I positanesi se potessero esprimersi con un referendum consultivo voterebbero a grande maggioranza per il “numero chiuso”. «Basta con il traffico sulla statale amalfitana – dicono – basta con il pendolarismo fuori controllo e con le casa vacanza che sbucano ovunque come funghi. Basta, per la sicurezza degli ospiti e dei cittadini, basta per la tutela dell’ambiente e dell’economia della costiera ».

In cima alle preoccupazioni c'è il traffico automobilistico sulla statale. «Il Paese è cambiato, il turismo è cresciuto – premette il sindaco De Lucia – ai nostri ospiti dobbiamo garantire sicurezza, servizi moderni, infrastrutture adeguate. La statale 163 è una mulattiera borbonica: è necessario che il traffico venga regolamentato>. Quest'anno si era definito un nuovo codice che prevede l'istituzione di una Ztl con senso unico, divieto di accesso a pullman turistici di più di 8 metri. La proposta non ha ottenuto il via libera di tutti i comuni della costiera (i rappresentanti di Maiori e Minori non hanno partecipato all'incontro per la firma) e così l'efficacia del provvedimento, voluto peraltro dal prefetto di Salerno, è stata rinviata al 2020. Più duro il commento di Vito Cinque, proprietario con il fratello Carlo dell'Hotel San Pietro e vice presidente di Ralais Chateaux Europa, che sulla questione ripone massimo impegno. «Su questa strada si registrano troppi incidenti mortali _ dice _ non possiamo lasciare che ciò avvenga senza intervenire». Il San Pietro ha 57 camere e 160 dipendenti, molti dei quali formati negli Usa alla Cornell University. «Non si tratta solo di difendere un turismo di lusso _ precisa Cinque _, abbiamo clienti diversi, e tutti chiedono servizi adeguati». E accusa senza reticenza: «La Regione Campania continua a rilasciare licenze di trasporto pubblico per mero calcolo politico clientelare, senza preoccuparsi di limitare il traffico dove è necessario».

L’'elenco delle negatività non finisce qui. «Abbiamo problemi di assistenza sanitaria _ aggiunge Cinque _ le strutture e gli organici vanno adeguati alle esigenze di una popolazione che nei mesi estivi raggiunge anche i 30mila abitanti». Insomma, per Vito Cinque, «Va bene accoglienza per tutte le tasche, ma che sia per tutti una civile accoglienza». In quest'ottica si chiede anche il necessario aggiornamento dei piani paesaggistici della regione al fine di consentire miglioramenti del paese e delle sue strutture, una regolamentazione dei B&B e case vacanza. «Nessuna guerra – precisa Cinque – solo regole condivise».

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