IMPREsA 4.0

Parte dal Digital Innovation hub la sfida della Campania alla digitalizzazione

di Vera Viola

(© Oleksiy Maksymenko)

2' di lettura

Diventa operativo il “Campania Digital Innovation Hub” (Dih), nato dall’iniziativa delle cinque Associazioni territoriali campane di Confindustria e dell’Ance Campania. Conta tra i suoi soci, oltre a importanti aziende, l’università Federico II di Napoli nel ruolo di capofila, e punta ad aprirsi alla partecipazione degli altri atenei regionali e non solo.
La missione di Campania Dih è, in sintesi, colmare il divario tra le esigenze di digitalizzazione presenti nelle imprese e le soluzioni attuabili. L’obiettivo principale è creare, fra tutti gli stakeholder dell’innovazione, una comunità collaborativa incentrata sulle tecnologie digitali e sui nuovi modelli di business, in grado di migliorare la competitività delle imprese del territorio, soprattutto delle pmi.

Si tratta del distretto tecnologico previsto in ogni regione italiana dal Piano Calenda per aiutare le piccole e medie imprese a mettersi al passo con la nuova rivoluzione industriale 4.0.
La piattaforma, come indicato dal Governo, nasce da un accordo tra Confindustria e altre realtà locali interessate a favorire l’innovazione delle imprese della Regione.

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Campania digitale
«La rivoluzione 4.0 sta già dando importanti risultati in Italia – osserva il presidente di Confindustria Campania e di Unione industriale Napoli, Ambrogio Prezioso. – Nel Sud, vista la minore densità industriale, la trasformazione in atto avrà un itinerario inevitabilmente meno rapido, ma non mancheranno territori, come la Campania, che potranno attestarsi su livelli di crescita più elevati».
Prezioso ricorda che la Campania, secondo un recentissimo rapporto del Censis e di Confcooperative, dal 2011 al 2017 ha visto aumentare le sue imprese digitali del 26,3%. Dieci punti percentuali più di regioni come Lombardia e Veneto, il triplo di quanto fatto registrare dal Piemonte, anche se queste regioni in valore assoluto presentano numeri ben diversi.
«Ma anche in questa graduatoria – aggiunge – la Campania fa la sua parte: con le sue 9.501 imprese, è la terza regione in assoluto dopo Lombardia e Lazio».

Academy in campo

Il Dih, sarà secondo gli industriali campani, in primo luogo area di collaborazione e contaminazione: parteciperanno intensamante ai suoi lavori università, centri di competenza, cluster, test lab, parchi scientifici, poli tecnologici.
«Sarà una task force di competenze trasversali – precisa il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi. – La nostra università sta anche costituendo un “competence center” con gli atenei della Puglia e sarà il più grande d’Italia. Metteremo a disposizione il campus di San Giovanni dove già risiedono le Academy di Apple e di Deloitte e altre ne arriveranno».
Il Digital Innovation campano dovrà promuovere investimenti e partenariati tra mondo dell’università e della ricerca, tra grandi e piccole imprese. Dovrà assistere le imprese nella scelta di prodotti e incentivi.
«Dopo la prima fase basata essenzialmente sull’incentivazione – dice il direttore dell’Area Politiche Industriali di Confindustria, Andrea Bianchi – il Piano Industria 4.0 passa alla seconda fase. Confindustria, in raccordo con università e centri di ricerca, è impegnata a promuovere quel trasferimento tecnologico, che finora non si è mai riusciti a realizzare con ampiezza ed efficacia nel nostro Paese, ma che è fondamentale per assicurare una maggiore pervasività dell’innovazione, e quindi per rendere più competitivo il nostro sistema produttivo».

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