L’intervento

Parte l’ampliamento di organico nell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica

Pubblicato il decreto per coprire il fabbisogno di docenti. A disposizione 70 milioni di euro. In 10 anni si è passati da circa 43 mila iscritti a più di 80 mila

di Antonio Bisaccia*

3' di lettura

«Senza fretta, ma senza tregua» diceva Lev Tolstoj. Ed è quello che è successo nel mondo AFAM relativamente all'ampliamento dell'organico, dopo un insano fermo biologico di oltre 25 anni. A fronte di un aumento esponenziale delle iscrizioni e a fronte di un successo relativo all'internazionalizzazione, non era più possibile sostenere la crescita di queste istituzioni come se fossero chiuse un “cul de sac” istituzionale. In dieci anni si è infatti passati da circa 43 mila iscritti a più di 80 mila, e da 3 mila stranieri a oltre 12 mila.

Come sono divisi i 70 milioni

E' stato pubblicato il 7 dicembre 2021, per coprire il fabbisogno della docenza e della parte amministrativa, l'attesissimo decreto interministeriale di riparto – del ministero dell'Università e della Ricerca e del ministero dell'Economia e delle Finanze – che suddivide i 70 milioni di euro previsti dall'art 1, comma 889 della Legge 30 dicembre 2020 n. 178. Di questo tesoretto, da destinare all'ampliamento dell'organico, 66.500.000 euro sono destinati alle istituzioni Afam statali – con acclusa tabella di suddivisione – e 3.500.000 euro hanno come prossima destinazione le Istituzioni Afam non statali che sono inserite nel processo di statizzazione che sta per essere concluso. 1.878.330 euro dei 66.500.00 sono invece destinati ad aumentare i compensi e le indennità per il miglioramento dell'offerta formativa.La ripartizione è stata effettuata tenendo conto di una serie di parametri che mettono in rapporto le ore di lezione erogate a seguito dell'assegnazione di incarichi esterni, la quantificazione oraria della didattica aggiuntiva erogata dai docenti incardinati nelle istituzioni, il numero degli studenti per parametrare la stima della carenza di organico, l'effettivo numero assoluto dei docenti di ruolo e la differente natura identitaria delle istituzioni facenti parte del mondo Afam (Conservatori musicali, Accademie di Belle arti, Isia, Accademia nazionale di danza e Accademia nazionale d'Arte drammatica). Queste hanno caratteristiche relative alla didattica articolate e precipue, nonché modalità di erogazione delle lezioni laboratoriali ovviamente molto differenti. L'articolazione dinamica e multifattoriale dell'algoritmo utilizzato – fugato il dubbio sull'utilizzo del solo numero assoluto degli iscritti, quale parametro principe, nella ripartizione utilizzata – consente anche alle istituzioni medio-piccole di poter contare su un budget congruo e adeguato alle loro esigenze.

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Istituzioni grandi versus grandi istituzioni

Tra i criteri di ripartizione fondamentale importanza ha avuto la “quota docenti” suddivisa in una quota fissa e in diverse quote variabili (che si ritrovano anche nelle quote sul personale non docente) che contengono principi equi e condivisibili. E questo in considerazione del fatto che dev'essere garantito un minimo comune denominatore ai fini di un'efficiente erogazione della didattica: dalle istituzioni numericamente piccole alle istituzioni che hanno oggettivamente un numero superiore di allievi. Del resto una cosa sono le istituzioni Afam (quantitativamente) grandi e un'altra cosa sono le “grandi istituzioni”: la caratteristica qualitativa di queste ultime possono albergare anche in istituzioni che hanno un numero fisiologicamente, e territorialmente, piccolo di iscritti. In ogni caso, questo provvedimento mette finalmente la parola fine a una situazione paradossale che rischiava di portare le Afam all'insostenibilità erogativa della didattica. Fatto coraggiosamente questo – lato docenza – sarà necessaria inoltre (per completare il quadro innovativo) una riconfigurazione dello status giuridico-economico, in ragione, anche considerando il nuovo sistema di reclutamento in itinere, del livello di formazione pienamente terziaria del comparto.

Sentimento diffuso

Questo ulteriore passo, oramai ineludibile e condiviso a tutti i livelli della politica e dell'amministrazione, non è solo – in linea di fatto – possibile ma fortemente necessario. A testimonianza di questa diffusa sensibilità politica basti leggere i molteplici emendamenti alla prossima legge di bilancio, anche se tali emendamenti non risultano tra quelli cosiddetti “segnalati”. Però pare che stia per essere riformulato un importante emendamento per Afam, relativo all'articolo103 della bozza in itinere, che sarà appoggiato dal governo. Emendamento relativo all'investimento strategico per le attività di ricerca, alla programmazione di borse di ricerca per gli studenti, alla valorizzazione della didattica anche nell'ottica di un progressivo superamento del blocco retributivo della docenza e per il trattamento di quiescenza a partire dai 70 anni su richiesta. L'auspicio del settore è che ci sia davvero un'attenzione – nel medio termine – per il cosiddetto passaggio al pubblicistico pari a questo importante dispositivo sull'ampliamento dell'organico – portato a termine bene dal ministro Messa – che è davvero un punto di svolta epocale, essendo arrivato dopo un quarto di secolo al traguardo. «Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c'è». Hemingway ha ragione e il sistema Afam ha dato prova di lavorare con quel che ha, ma ciò non toglie la necessità di una visione che inquadri queste istituzioni – sotto ogni profilo – nell'alveo compiuto della formazione terziaria di natura squisitamente universitaria.

* Presidente della Conferenza nazionale dei direttori delle Accademie di belle arti italiane

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