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Partecipate, chi entra e chi esce Da Sea a Mm candidati e progetti

di Sara Monaci

In Sea, holding degli aeroporti di Linate e Malpensa (foto) per il terzo mandato, è stata riconfermata la presidenza Micaela Castelli

4' di lettura

Tempo un mese e qualche poltrona nelle partecipate del Comune di Milano potrebbe girare. Siamo perlopiù alla fase delle candidature, ma già qualche cambiamento significativo si profila all’orizzonte. E dietro ai cambiamenti o alle riconferme si possono vedere volontà e progetti.

Dalla Sea alla Fondazione Fiera

Partiamo dalla gallina dalle uova d’oro, la Sea, holding degli aeroporti di Linate e Malpensa. Qui, per il terzo mandato, è stata riconfermata alla presidenza Micaela Castelli. Una deroga, quella del terzo mandato, concessa dopo il Covid. Avendo riportato buoni risultati, Castelli rimane. A suo fianco come vicepresidente c’è adesso Pierfrancesco Barletta, non più Davide Corritore. Il quale, nel frattempo, diventerà vicepresidente della Fondazione Fiera Milano, azionista di controllo di Fiera Milano.

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L’ente fieristico è guidato da Enrico Pazzali, che di fatto continuerà a assorbire sia il ruolo di presidente che di direttore. Pazzali è espressione della Regione Lombardia (quindi di una maggioranza di centrodestra), Corritore ha lavorato a lungo con le amministrazioni milanesi (di centrosinistra) ed è espressione di Palazzo Marino. La possibilità che i due lavorino insieme segnerebbe un passaggio significativo nella gestione di questo ente strategico. Di fatto con Corritore il Comune torna ad avere un suo uomo nel board.

Il capitolo Sogemi

Poche settimane fa è stato riconfermato Cesare Ferrero alla guida di Sogemi, la società dell’Ortomercato, il più grande d’Europa e controllato anch’esso da Palazzo Marino. Ferrero è al suo terzo mandato, anche qui in deroga rispetto alle regole generali. Un fatto dietro al quale si può vedere l’intenzione di proseguire con gli investimenti cospicui avviati.

Si andrà avanti quindi con il piano Foody 2025, approvato dal Comune nel 2018, che prevede investimenti per 300 milioni di euro, di cui 100 milioni destinati alla realizzazione del Nuovo mercato ortofrutticolo e 200 milioni per la realizzazione di un impianto di generazione di energia con fonti rinnovabili (con un accordo già stipulato con A2a), di piattaforme logistiche produttive e per il progetto Foody city logistic, che prevede la creazione di un sistema di distribuzione alimentare urbano in mobilità sostenibile.

Le ipotesi sull’acqua

Anche la partecipata Metropolitana milanese (Mm), gestore del servizio idrico a Milano (oltre che delle case popolari di proprietà del Comune e della manutenzione di impianti sportivi e delle scuole comunali), va verso il rinnovo del cda. Potrebbe essere riconfermato il presidente Simone Dragone, dopo un primo mandato. Punto interrogativo invece sulla permanenza come consigliere di Alessandro Russo, che è anche presidente del gruppo Cap. Una sua possibile uscita potrebbe essere interpretata come il congelamento dell’ipotesi di aggregazione tra Mm e Cap (ma si può anche dire il contrario, e cioè che se l’aggregazione dovesse avvenire, per Russo potrebbe porsi il problema di un conflitto di interessi, quindi meglio uscire).

Intanto è stato redatto lo studio di fattibilità che indica la strada per la fusione tra Mm e il Gruppo Cap, controllato dalla Città metroplitana di Milano e da altri comuni di Monza e Brianza, Pavia, Varese, Como. In questo modo nascerebbe una nuova società con un bacino potenziale di 3,5 milioni di utenti: i 2 milioni gestiti al momento dal gruppo Cap più 1,5 milioni circa di residenti milanesi. Lo studio, realizzato dall’Ambito territoriale ottimale (Ato) della Città metropolitana di Milano, mette in evidenza «un risparmio medio di circa 4 milioni», grazie al quale «si potrebbe generare una riduzione tariffaria pari all’1%, ovvero una maggior capacità di fare nuovi investimenti a parità di tariffa del Sistema Idrico Integrato per circa 56 milioni di euro (+3% di investimenti complessivi nel periodo delle vigenti concessioni)».

Gli obiettivi evidenziati sono: «la riduzione dei prelievi di acqua dalle elevate caratteristiche qualitative dalle falde profonde e quindi la tutela delle fonti di approvvigionamento, il risparmio di energia, la riduzione dei costi di depurazione, l’aumento di efficienza dei depuratori», a cui si aggiunge l’efficientamento dei sistemi fognari.

Nel dettaglio, vengono illustrate le aree dove sarebbe possibile ridurre i costi grazie alle economie di scala, indicando la migliore delle ipotesi (best) e la peggiore (worst). Mediamente per ogni attività - dagli acquisti di materiali alla manutenzione, dalle assicurazioni e fidejiussioni alle spese per le tecnologie - ci sarebbe un miglioramento che va dal 3 al 5%, fino a punte del 10%. Verrebbero inoltre «azzerati i costi duplicati (spese per consulenze tecniche, organizzative, legali e notarili, amministrative fiscali, revisione legale, odv, comunicazione e marketing). Inoltre, per il quadriennio 2024-2027 potrebbe esserci un aumento degli investimenti del 10%, per ammontare cumulato di 185 milioni.

La visione di Palazzo Marino

L’ipotesi di aggregazione del ramo idrico di Mm con Cap non sembra entusiasmare i vertici di Palazzo Marino, nonostante il dossier sia aperto da anni. Questo perché, a livello pratico, la società rischia di indebolirsi finanziariamente senza le entrate della gestione dell’acqua. Inoltre politicamente viene visto come un azzardo, perché l’acqua è sempre un tema che ha un impatto comunicativo e ideologico forte, e con Mm Milano ha già la tariffa più bassa d’Italia. Infine, il Comune di Milano passerebbe dal controllo totale di una sua società al 40% detenuto all’interno di questa possibile società multiterritoriale.

Va infine sottolineato che le partecipate non sono più quel bancomat certo per il Comune di Milano. Da due anni, a causa del Covid e dell’emergenza sanitaria, non danno più dividendi (con Sea e Atm in perdita). Nemmeno nel 2022 sono previsti utili. E ora la situazione si è fatta ancora più grave con lo shock energetico. Già è possibile immaginare 100 milioni di costi aggiuntivi per gas e petrolio nei bilanci delle società partecipate milanesi. Un ulteriore problema da gestire, dunque, non più una garanzia per i bilanci.

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