ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl rapporto Fondazione per la sussidiarietà

Partecipazione ad attività sociali, civiche e politiche: Trento in prima fila, in coda la Campania

A misurare l’indice regionale di sussidiarietà è il Rapporto sulla sussidiarietà 2022 dedicato allo sviluppo sociale, realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con Istat

di Andrea Carli

(Adobe Stock)

3' di lettura

La Provincia di Trento è in testa nella speciale classifica della sussidiarietà, intesa quest’ultima come partecipazione ad attività collettive, sociali, civiche e politiche. Seguono Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre in coda si colloca la Campania, preceduta da Calabria e Sicilia. A misurare l’indice regionale di sussidiarietà è il Rapporto sulla sussidiarietà 2022 dedicato allo sviluppo sociale, realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con Istat. «Lo studio mostra che la sussidiarietà contribuisce a migliorare la qualità della vita, facilita la ricerca di un lavoro e riduce il rischio di povertà», sottolinea Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà.

La Provincia Trento raddoppia: prima anche sullo sviluppo sociale

La provincia di Trento spicca anche nella classifica sullo sviluppo sociale, che analizza una serie di fattori come salute, istruzione, lavoro, benessere economico, paesaggio, ambiente, patrimonio culturale, innovazione e qualità dei servizi. Seguono la provincia di Bolzano, il Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta.

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In coda Campania, Calabria e Sicilia

L’analisi territoriale misura la propensione dei cittadini verso la partecipazione ad attività collettive, sociali, civiche e politiche. Facendo 100 la media nazionale, spiccano la provincia di Trento (108), il Veneto (107) e il Friuli Venezia Giulia (104). In coda Campania (91), Calabria (92) e Sicilia (93).Le regioni del centro nord si collocano nella parte della classifica, mentre quelle del sud sono in basso, con una minore propensione verso l’impegno sussidiario in valori assoluti. Nel Mezzogiorno si osserva però negli ultimi anni una crescita marcata del terzo settore. Dalla metà del decennio scorso la nascite di nuovi enti ha superato, in totale, il 25%, rispetto a tassi intorno al 20% al centro e al 18% al nord.

Nelle regioni in cui è più alto il tasso di sussidiarietà aumenta anche il tasso di occupazione e viceversa. C’è quindi una sorta di dipendenza reciproca. L’impegno in attività sociali aiuta i singoli e la collettività a creare occasioni di lavoro.Una relazione positiva, ma più contenuta, è stata individuata anche con un fondamentale indicatore della salute: la speranza di vita.

Gli indicatori per misurare il benessere

Le condizioni di contesto insieme con la sussidiarietà influiscono sulla speranza di vita, anche grazie all’investimento che ciascuno fa sulla propria salute. Altre relazioni, questa volta inverse, sono emerse fra la sussidiarietà e il rischio di povertà, la grave difficoltà ad arrivare a fine mese e la densità di lavoratori con bassa paga. La ricerca ha preso in esame alcuni degli indicatori regionali del Benessere Equo e Sostenibile (BES) elaborati ogni anno dall'Istat.Il progetto BES, che celebra nel 2022 i primi dieci anni dalla sua ideazione, è uno dei più avanzati esercizi al mondo di misurazione del Benessere come fenomeno multidimensionale. L’obiettivo del BES è di costruire indicatori per misurare il benessere, superando la visione “PIL-centrica”, ossia limitata alla considerazione del Prodotto Interno Lordo (PIL) di ciascun paese. Non conta solo quanto si produce ogni anno, insomma, ma anche il reale benessere che si diffonde nella società.

Gli effetti sull’occupazione

Lo studio mostra una forte correlazione positiva fra l’impegno sussidiario e l’occupazione. In particolare, la partecipazione a programmi di formazione continua favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro, a tutte le età (+0,7 su una scala da 0 a 1). Un analogo impatto positivo verso la capacità di trovare lavoro deriva dalla partecipazione ad attività culturali fuori casa (+0,89), dalla partecipazione sociale (+0,88) e dalla partecipazione ad organizzazioni non profit (+0,7).Gli stessi fattori, inoltre, contribuiscono in modo decisivo a ridurre il rischio di povertà e allontana il rischio di non arrivare a fine mese con i propri redditi.

Si consolida il ruolo del non profit

Il Covid e la guerra in Ucraina con le sue pesanti conseguenze economiche consolidano il ruolo del non profit in Italia. Si conferma così la storica vocazione solidale della Penisola. Il terzo settore è un universo che conta 375.000 istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, in aumento del 25% rispetto a 10 anni fa. Il valore della produzione del terzo settore in Italia è stimato in 80 miliardi di euro e sfiora il 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono oltre 900.000, di cui il 70% donne, ai quali si aggiungono 4 milioni di volontari.

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