Il portafoglio

Partecipazioni, Fondazione crocevia di partite finanziarie

L’ente conferma il ruolo di investitore e non manca mai di far sentire la sua voce

di Paolo Paronetto


2' di lettura

La storica quota in UniCredit, ormai ridotta all’1,8%, il 2,97% in Cattolica, rivisto al ribasso appena qualche giorno fa dopo il ritiro delle deleghe all’ex amministratore delegato Alberto Minali, e poi lo 0,5% di Banco Bpm, l’1,5% di DoValue e ancora il 2,8% nell’Aeroporto Catullo e il 22,7% nella Fiera di Verona.

Un portafoglio di partecipazioni che, pur essendo da anni gestito con l’obiettivo primario di tutelare e possibilmente accrescere il patrimonio, inevitabilmente continua anche a fare di Cariverona un crocevia di alcune partite economico-finanziarie di rilievo, spesso anche nazionale. Dossier su cui l’ente scaligero, senza voler rinnegare il ruolo di investitore (quasi) esclusivamente finanziario, non manca mai, quando lo ritiene necessario, di far sentire la sua voce. Sono oramai consuetudine, ad esempio, le frecciatine lanciate dal presidente Alessandro Mazzucco all’amministratore delegato di UniCredit, Jean Pierre Mustier, con l’intento dichiarato di sollecitare qualche «operazione straordinaria» che riesca a stimolare la rivalutazione del titolo in Borsa. Già dal 2015 Cariverona ha rinunciato ad avere un proprio rappresentante nel cda della banca di Piazza Gae Aulenti, per avere mano libera sulla partecipazione e sulla diversificazione degli asset, ma non rinuncia a prendere posizione in difesa del proprio investimento. «Ovviamente ci ha fatto piacere l’andamento degli utili» UniCredit «negli ultimi tempi. C’è stata una crescita del titolo, ci sono state più cose positive, ma credo che il potenziale non si sia ancora esaurito e quindi siamo ancora in attesa di novità», ha ribadito di recente Mazzucco. Per questo, l’auspicio è che nel prossimo piano industriale, che sarà presentato il 3 dicembre, ci sia una svolta strategica «che dia attenzione, visibilità, attrattività». Nota, per essere stata più volte ribadita, è poi la posizione di Cariverona sull'Aeroporto Catullo e sul suo gestore Save: lasciando ai grandi soci (Comune e, appunto, Save) le decisioni su assetto azionario e strategie, l’ente veronese non ha mai nascosto la convinzione che sia necessario «un cambio di passo». Per questo la Fondazione è disposta a discutere anche di investimenti in presenza di un piano credibile, a patto che si superi quella che Mazzucco ha più volte definito una «visione monocratica incentrata su Venezia».

Massima apertura anche sul capitolo Fiera, per cui Cariverona si dice pronta a discutere di tutto, anche di aumenti di capitale, di quotazione in Borsa o di aggregazioni, purché lo si faccia «in un’ottica di sviluppo». Decisamente più che “frecciatine” sono stati infine i recenti scambi di cortesia con Cattolica, innescati dalla già ricordata decisione del cda della compagnia assicurativa di ritirare le deleghe a Minali. Cariverona è infatti uscita allo scoperto, definendo «inaspettata» la mossa del board e dichiarando di attendere chiarimenti sulle motivazioni. La scelta di campo è apparsa comunque subito chiara, dato che Mazzucco ha definito Minali «una garanzia» per l’investimento dell’ente. «Ora apriremo bene gli occhi e valuteremo», aveva aggiunto a caldo. Detto, fatto: la Fondazione, è stato reso noto pochi giorni dopo, ha venduto lo 0,46% del capitale, scendendo al 2,97% dal precedente 3,43 per cento.

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