ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI DANNI ECONOMICI DELLA PANDEMIA / MISURE ANTI-CRASH

Partenza a razzo per i nuovi fondi Usa alle Pmi (anche italiane)

Oltre 4 miliardi di dollari richiesti il primo giorno di pre-avvio del piano che offre prestiti fino a 10 milioni a fondo perduto per le imprese anche con capitali esteri

di Laura La Posta

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Donald Trump ha voluto fortemente il piano di aiuti alle imprese operativo negli Usa e lo ha annunciato in conferenza stampa dalla Casa Bianca a fine marzo (Epa)

Oltre 4 miliardi di dollari richiesti il primo giorno di pre-avvio del piano che offre prestiti fino a 10 milioni a fondo perduto per le imprese anche con capitali esteri


7' di lettura

Le banche americane sono state travolte dalle richieste dei fondi federali per piccole e medie imprese che l’Amministrazione Trump gli ha chiesto di gestire. Fondi varati per evitare il tracollo dell’economia e il boom dei licenziamenti negli Usa: ben 10 milioni le richieste di indennità di disoccupazione in due settimane a causa del lockdown da pandemia.

Oltre 4 miliardi di dollari sono stati chiesti agli sportelli nel giorno di pre-avvio del piano di sostegno alle Pmi (denominato Sba Ppp), mandando in tilt l’operatività corrente delle banche. E questo scenario riguarda solo due istituti di crediti grandi, Bank of America e JPMorgan Chase per poche ore, e quelli più piccoli, di comunità, perché gli altri grandi gruppi finanziari hanno alzato bandiera bianca, annunciando l'avvio delle operazioni per lunedì 6 aprile. Intanto, le Pmi invocano i fondi a gran voce. Ma la buona notizia, per le filiali americane di aziende italiane e per le loro controllate (oltre che per le imprese individuali), è che anche le società a capitale estero possono accedere agli aiuti, purché al di sotto dei 500 dipendenti su suolo americano. Una novità decisa all'alba di venerdì 3 aprile con un regolamento pubblicato online.

Il caos gestionale
Ad alimentare le forti preoccupazioni dei banchieri, sempre sotto traccia per non urtare la suscettibilità del Presidente Trump, ci sono i risvolti legali per la scelta dei beneficiari delle misure, problemi informatici sulla piattaforma federale gestita dalla Small business administration (Sba) e il taglio della remunerazione per la gestione delle operazioni: non più dallo 0,5% al 4% in base all'entità dei fondi federali erogati ma un 1% flat. Il taglio è un'altra misura maturata nel blitz normativo digitale del 3 aprile. «Ci viene chiesto di approvare le domande nel giro di un giorno e di non preoccuparci di possibili frodi, perché i controlli successivi dell'amministrazione federale staneranno i furbi: abbiamo le mani nei capelli per questa richiesta di azzerare tutte le procedure; per prudenza porteremo avanti prima i clienti ai quali abbiamo già concesso prestiti, perché la compliance su di loro è già stata svolta in passato», commenta la General counsel a capo degli affari legali di un grande istituto di credito a New York, chiedendo l’anonimato.

Persino JPMorgan Chase ha annunciato che sta riscontrando enormi difficoltà e che potrebbe impiegare diversi giorni per fronteggiare l'enorme mole di lavoro. Eppure, il potente gruppo finanziario è stato fra i primi ad attivarsi. In una videocall con i clienti il primo aprile, John Simmons, Head of middle market & specialised industries, ha condiviso un file dettagliato con le istruzioni per l'uso delle norme, raccomandando di «fare un check-up completo dell'azienda con vari scenari “what if”, prima di presentarsi in banca: quanto dura la cassa se il lockdown dovesse durare 3 mesi, 6 mesi o un anno, come cambierebbero i key performance indicator, quali strategie possono essere approntate».

La corsa all’oro federale
Il caos gestionale deriva dalla velocità dell'intervento anti-crash. Questo programma di aiuti – chiamato Sba Ppp (Small business administration Paycheck protection program) - è stato varato il 29 marzo, chiarito con prime istruzioni il 31 marzo, avviato il 3 aprile e modificato a poche ore dal primo via. Sarà difficile, in un simile caos, mantenere la promessa di far avere i fondi sui conti correnti dei richiedenti entro un paio di settimane .

Il programma si inquadra nel Cares Act (Coronavirus aid, relief, and economic security act) da 2.200 miliardi di dollari, lanciato per evitare il tracollo economico durante la chiusura di quasi tutte le attività economiche private a causa del contenimento della pandemia.

I fondi dello Sba Ppp al momento ammontano a 349 miliardi di dollari, ma il Segretario al tesoro, Steve Mnuchin, ha annunciato che, per fronteggiare l'ondata di richieste di contributo di disoccupazione l'Amministrazione Trump è pronta a portare al voto al Congresso la proposta di rifinanziamento del programma, all'esaurimento (ormai certo) del plafond. E la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, ha rilanciato la richiesta di rafforzare il piano con nuovi fondi e altre misure per le Pmi, prefigurando un nuovo accordo bipartisan con i Repubblicani. Anche il presidente Trump ha annunciato il 4 aprile che il piano Sba Ppp verrà rifinanziato.

Negozi quasi tutti chiusi (tranne gli alimentari e i ristoranti con home delivery) in una New York desertificata dal lockdown. Le misure federali con fondi per le Pmi sono rivolte soprattutto ai commercianti e alle piccole imprese, ma sono disponibili anche per le medie aziende fino a 500 dipendenti

I requisiti
«L’obiettivo della misura Sba Ppa è il mantenimento dei livelli occupazionali – ha spiegato Simmons di JPMorgan Chase nella call -. Quindi nella richiesta dei fondi bisogna dichiarare che i soldi saranno usati per rimanere in attività e pagare i dipendenti, i mutui o gli affitti e le bollette. Altro requisito è che la società (o l'impresa individuale o la non profit) abbia meno di 500 dipendenti con residenza prevalente negli Usa (a eccezione dei gruppi che operano nel turismo e nei food services, come i ristoranti, che possono essere di dimensioni maggiori)». Un’opportunità anche per tutte le Pmi con capitali esteri e meno di 500 dipendenti diretti in America (esclusi gli agenti plurimandatari e i consulenti).

Il calcolo dei fondi
Il programma sembra di facile applicazione, ma è molto articolato. «Per calcolare l’importo massimo dei fondi ottenibili, che in ogni caso non possono eccedere i 10 milioni di dollari ad azienda, si deve fare la media dei costi del personale degli ultimi dodici mesi e moltiplicarla per 2,5 – spiega Giovanni Spinelli, managing partner dello studio legale newyorkese Pavia & Harcourt, con l’80% dei clienti europei -. La parte dei salari individuali che eccedono 100mila dollari viene esclusa, cosi come viene escluso quanto pagato ai lavoratori autonomi. Le aziende che non erano operative dal 15 febbraio al 30 giugno 2019 potranno invece utilizzare la media dei costi dei primi due mesi del 2020. È in questo lavoro di comparazione delle norme del Cares Act con le istruzioni continuamente aggiornate dall'ente federale Sba che risiede il valore aggiunto degli advisor».

Per una volta, le parcelle dei professionisti non fanno paura, perché saranno pagate dalle banche che a loro volta verranno compensate dai fondi federali, in quanto intermediarie.

Giovanni Spinelli, managing partner dello studio Pavia & Harcourt, ha attivato una task force con prima consultazione gratuita per spiegare le misure incentivanti americane alle imprese italiane

I prestiti a fondo perduto
Vediamo più nel dettaglio le misure varate. Lo studio legale Schulte Roth & Zabel, a New York, ha elaborato linee guida chiare e complete per spiegare il programma Ssb Ppp. Il nodo principale, spiega, è il calcolo del costo medio del personale, che deve essere lordo, comprensivo di salari, assicurazione, permessi malattia retribuiti, benefit per pensionamenti.

La forma scelta per l’erogazione dei fondi è quella del prestito da restituire (in teoria) entro due anni, senza garanzie reali o personali (coperte dall'ente Sba), con interessi dell’1%. Il prestito (assieme agli interessi maturati) deve essere impiegato per il 75% per pagare gli stipendi di 8 settimane, mentre la quota restate va dirottata su mutui o affitti e bollette. Ma il prestito diventa a fondo perduto se si mantengono l’occupazione e i livelli salariali o se si riassumono velocemente i dipendenti licenziati. Più si licenzia, più soldi bisognerà restituire.

«Un beneficio notevole, con un nome evocativo: “forgiveness of debt” vale a dire, una vera e propria remissione del debito, reso ancora più vantaggioso dal fatto che l'ammontare della remissione del debito non verrà considerata dal fisco come reddito imponibile dell'azienda», conclude l’avvocato Spinelli.

Le prime adesioni italiane
Fra gli italiani che stanno aderendo allo Sba Ppp molte aziende preferiscono mantenere l'anonimato, per non farsi pubblicità in un momento molto doloroso per tutti. Diverse altre società contattate dal Sole 24 Ore hanno espresso un forte interesse nei confronti del piano, ma preferiscono aspettare e dare la precedenza ai negozianti disperati per la chiusura, chiarendo che chiederanno i fondi solo se ne resteranno dopo la prima ondata di domande prioritarie. Converrà comunque fare in fretta le proprie valutazioni, perché l'erogazione dei fondi al momento segue il criterio “First come, first served”.

Fra gli imprenditori che sono usciti allo scoperto spiccano Simone Tiligna di Sola Hospitality group (40 dipendenti nei 4 ristoranti a New York), il pioniere dell'importazione di food italiano Gennaro D’Alessio di C&D Import (9 lavoratori diretti e molti agenti plurimandatari), la star della comunità italiana a New York Gianfranco Sorrentino del Gattopardo group, 198 collaboratori fissi nei suoi ristoranti e servizi di catering. Sorrentino è anche presidente dell’associazione Gruppo italiano, che associa un centinaio di ristoratori e altri operatori food, «molti dei quali stanno facendo domanda di adesione, come del resto la grande maggioranza degli importatori e distributori di prodotti Made in Italy», riferisce.

Tara Empson, una delle principali importatrici e distributrici di vino italiano di elevato pregio negli Usa sostiene che le imprese che resisteranno al lockdown da Coronavirus saranno più forti e ripartiranno di slancio al termine dell’emergenza

L’obiettivo finale
Per ora, tutti stanno facendo i calcoli per capire quanta parte del prestito sarà possibile allocare nella quota a fondo perduto e se sarà possibile, nel concreto, non licenziare i lavoratori, come richiede l'amministrazione Trump per “dimenticarsi” di richiedere i soldi indietro. «“Da notare che molte imprese si erano già impoverite prima del Covid-19, per l’introduzione della paga minima dei lavoratori (che ha fatto lievitare il costo del lavoro negli Usa) e il boom dei prezzi degli affitti, che a New York ad esempio si è decuplicato negli ultimi anni», riferisce Gianfranco Sorrentino. In sostanza, a molti esercenti conviene chiudere comunque e non prendere i fondi federali, perché il business era diventato insostenibile, anche per il boom dell'e-commerce e del food delivery che avevano svuotato da anni negozi e ristoranti dai clienti.

«Chi resisterà anche economicamente a questa chiusura prolungata per la pandemia da Covid-19 sarà più forte e ripartirà con slancio», commenta l’italo-americana Tara Empson, a capo di una fra le principali società americane importatrici e distributrici di vini italiani di alta qualità, Empson & Co.

Dal canto suo, il presidente Donald Trump anche sabato 4 aprile ha ribadito l’intenzione di «riaprire il Paese, rimetterlo in attività, altrimenti la cura della pandemia, vale a dire l'isolamento delle persone in casa, farà più danni dell'emergenza sanitaria». Come dire: americani, resistete: prendete i fondi da 2.200 miliardi di dollari sul piatto e non licenziate. “America will be back soon”, ha dichiarato. Salvo confermare che il picco dei contagi e dei morti da Coronavirus non è ancora stato toccato. La fine del lockdown non sembra ancora visibile all’orizzonte.

Riproduzione riservata ©
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    Laura La Postacapo redattrice

    Luogo: New York

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: sviluppo sostenibile ed economia internazionale

    Premi: Premio Anima, Premio Areté, Tecnovisionarie 2017

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