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Partite Iva, ecco perché il fondo perduto rischia di diventare una «tredicesima»

Le richieste d’invio delle dichiarazioni oltre il 10 settembre allungano i tempi di pagamento. Che molto probabilmente slitteranno a Natale

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Sostegni bis e' legge: le novita' da bonus auto al fisco

3' di lettura

Si riapre la battaglia sul fondo perduto perequativo con il rischio di allungare i tempi di erogazione degli aiuti a ridosso di Natale. La richiesta dei commercialisti (rilanciata anche dai tributaristi dell’Int) indirizzata al ministro dell’Economia, Daniele Franco, e ai presidenti delle commissioni Finanze di Camera e Senato, Luigi Marattin e Luciano D’Alfonso, ripropone al centro del dibattito l’esigenza dei professionisti di avere più giorni a disposizione (con un rinvio al 31 ottobre) per la trasmissione del modello Redditi attualmente fissata al 10 settembre per le partite Iva che vogliono accedere al contributo anti-Covid basato sul calo degli utili e sui dati di bilancio.

Le pressioni della politica

Una richiesta già avanzata subito dopo l’approvazione del decreto Sostegni bis ma rimasta non accolta nonostante i tentativi di alcune forze parlamentari durante l’iter di conversione del provvedimento. Tra queste la Lega che, con il responsabile Attività produttive Massimo Bitonci, è tornata a lanciare un messaggio chiaro all’Esecutivo e agli altri partiti: «Si ascolti l’appello dei dottori commercialisti, che chiedono al ministro dell’Economia la proroga della dichiarazione dei redditi dal 10 settembre al 31 ottobre. L’invio anticipato, richiesto per le domande al fondo perequativo partite Iva, introdotto dal Dl Sostegni bis, attende il decreto attuativo. Il termine è assolutamente inadeguato, siamo ancora in tempo per evitare caos e difficoltà a professionisti e imprese».

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Il rischio circolo vizioso

La questione, però, rischia di trasformarsi in un circolo vizioso. I dati delle dichiarazioni dei redditi servono per definire le percentuali di attribuzione del contributo perequativo da introdurre all’interno del decreto attuativo del Mef richiesto dalla norma primaria. Quindi un’eventuale proroga del termine di trasmissione del modello Redditi 2021 potrebbe far slittare tutta l’operazione legata al fondo perduto «conclusivo». Anche perché vanno ricordati due aspetti non proprio secondari. Da un lato, il decreto del ministero dell’Economia (con la conseguente procedura connessa) deve essere prima sottoposto all’autorizzazione della Commissione Ue. Dall’altro, va comunque sviluppata la piattaforma tecnologica attraverso cui presentare la domanda all’amministrazione finanziaria. Su questo punto, l’agenzia delle Entrate e il partner tecnologico Sogei sono comunque già a lavoro per definire il meccanismo e portare avanti tutto quanto è possibile, con l’unica eccezione del criterio di calcolo che potrà essere inserito non appena il decreto ministeriale fisserà le percentuali di attribuzione.

Effetto «tredicesima»

Tutto questo è sufficiente a far comprendere come un’eventuale dilatazione dei tempi di trasmissione della dichiarazione può trasformare il fondo perduto perequativo da contributo «conclusivo» per tamponare gli effetti delle chiusure e delle restrizioni antipandemiche in una sorta di tredicesima per le partite Iva, arrivando di fatto a ridosso di Natale o addirittura dell’inizio del 2022. Un aspetto che aveva fatto notare anche la viceministra all’Economia, Laura Castelli, nel corso dell’evento del Sole 24 Ore del 10 giugno scorso sulla riforma fiscale sottolineando che «più la scadenza si allunga e più tardi le aziende riceveranno queste risorse». Ma allo stesso tempo Castelli non aveva chiuso all’ipotesi di una proroga (più ridotta rispetto alle aspettative e alle richieste dei commercialisti) al 30 settembre, previa valutazione dei costi e benefici nel senso di quando sarebbe slittato poi in avanti l’erogazione dei contributi.

Ipotesi anticipo al 10 settembre

Nel tentativo di cercare una soluzione, proprio Massimo Bitonci, che è stato relatore al Sostegni bis in commissione Bilancio alla Camera, aveva provato a mettere sul campo l’ipotesi (alternativa alla proroga al 30 settembre) di lasciare il termine ordinario delle dichiarazioni al 30 novembre ma anticipando al 10 settembre l’invio soltanto del quadro con i dati richiesti dal fisco per il fondo perduto perequativo. Poi, come anticipato, Parlamento e Governo non sono riusciti a trovare una quadra.

L’appello dei dottori commercialisti

Di qui il nuovo appello lanciato venerdì scorso dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndcec). Con il presidente Massimo Miani che ha posto l’accento soprattutto su due problemi operativi per la professione: la scadenza troppo a ridosso della pausa estiva in un periodo già denso di adempimenti e con la necessità di indicare numerose informazioni nelle dichiarazioni dei redditi per le norme agevolative sull’emergenza Covid; la necessità di dover presentare in anticipo la dichiarazione per tutte le partite Iva, non sapendo in anticipo chi sarà escluso o meno dal fondo perduto perequativo. Un appello che, però, deve fare i conti con il rinvio a Natale dell’erogazione del contributo.

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