IL REGIME FORFETTARIO

Partite Iva, la flat tax al 15% si estende fino a 65mila euro di ricavi

di Marco Mobili e Giovanni Parente


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(Piotr Adamowicz - Fotolia)

2' di lettura

Il primo assaggio di flat tax “pesca” da un regime già esistente. Il percorso di semplificazione e alleggerimento del carico fiscale inizia dalle partite Iva. Il Governo, infatti, lavora all’estensione dei forfettari fino a una soglia di ricavi o compensi (a seconda che si tratti di mini-imprese o lavoratori autonomi) fino a 65mila euro di ricavi. Un’operazione che quindi punta ad ampliare l’area dell’attuale tassazione “secca” per le piccole attività economiche. Dalle ultime statistiche fiscali (dichiarazioni 2017) emerge come già circa un milione di partite Iva siano tra il regime forfettario e il regime dei minimi (per il quale, però, ora non è più possibile optare).

La corsa all’ingresso

Nei primi sei mesi dell’anno sono stati 123mila gli imprenditori e i professionisti che hanno avviato un’attività e hanno già optato per il regime forfettario: in pratica due ogni cinque aperture di partita Iva. E, secondo le stime diffuse nella giornata di mercoledì 2 ottobre da fonti della Lega e riportate dall’agenzia di stampa Radiocor Plus, la riforma in arrivo dovrebbe permettere a un milione e mezzo di partite Iva di risparmiare 10mila euro l’anno.

Non solo prelievo limitato

Il regime di flat tax non consente solo un abbattimento del carico fiscale (l’imposta al 15% sostituisce Irpef e addizionali ma anche l’Irap). Senza dimenticare che chi ha i requisiti per entrarvi non è tenuto neanche alle liquidazioni e alle dichiarazioni dell’Iva, sono molte le semplificazioni a cui ha diritto. Ad esempio, ora non deve compilare gli studi di settore e in futuro sarà esonerato dagli Isa (indicatori sintetici di affidabilità fiscali); ora non deve inviare i dati per lo spesometro e da gennaio 2019 non sarà obbligato a trasmettere la fattura elettronica.

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