Adempimenti

Partite Iva, verso la proroga dei versamenti al 20 luglio: allo studio un Dpcm

Allo studio un Dpcm per 4,2 milioni tra forfettari e soggetti agli Isa. Il Parlamento punta al rinvio fino al 30 settembre ma c’è il nodo della Nadef

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Castelli (Mef): sulle cartelle valutiamo di ammorbidire le rate in scadenza il 2 agosto

3' di lettura

Più tempo alle partite Iva per il saldo e acconto Irpef /Ires e Irap in scadenza il 30 giugno. C’è solo da decidere la data. La platea che potrà beneficiare dello slittamento dei termini di versamento dell’autotassazione 2021 è quella canonica di lavoratori autonomi, professionisti e imprese cui si applicano gli Isa, Indici sintetici di affidabilità chiamati da due anni a sostituire gli studi di settore, ma anche i contribuenti forfettari. Ancora incerta invece la data cui far slittare i pagamenti delle imposte. Il percorso più semplice allo studio che escluderebbe nuovi provvedimenti d’urgenza è quello che prevede il classico differimento per quasi 4,2 milioni di partite Iva con decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) del termine del 30 giugno al 20 luglio senza maggiorazioni dello 0,40% a titolo di interessi. Di conseguenza si potrebbe poi sfruttare il termine più ampio e andare al 20 agosto con l’aggiunta della maggiorazione dello 0,40%.

Formula già utilizzata e che consente di differire i termini di 20 giorni senza la necessità di una norma primaria. Un fattore certo secondario considerando che la scadenza del 30 giugno è sempre più vicina e altrimenti sarebbe necessario un decreto legge.

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«Massima convergenza» sullo spostamento

Più ambiziose le richieste della maggioranza. Il tema è stato al centro dei tavoli tecnici tra le forze che sostengono il Governo e i tecnici dell’Esecutivo per definire i correttivi al Sostegni-bis. Il relatore alla legge di conversione in commissione alla Camera, Massimo Bitonci (Lega), in settimana è uscito allo scoperto parlando di massima convergenza sulla necessità di spostare i pagamenti di fine giugno pur non avendo avuto ancora conferma sulla possibilità di rinviare acconti e saldi a fine settembre.

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I precedenti e l’impatto sulla Nadef

In realtà, la proroga fino al 30 settembre non sarebbe nuova per i versamenti dell’autotassazione ma presenta diverse insidie. L’ultima volta che si è spostato il pagamento delle tasse dei soggetti Isa a fine settembre è stato nel 2019 con il decreto Crescita del governo a trazione giallo-verde. In quell’occasione però l’impatto della contabilizzazione dei pagamenti delle partite Iva interessate finì per complicare, e non poco, la stesura della nota di aggiornamento al Def, la Nadef che di regola va approvata dal Governo entro il 27 settembre. Nel 2019 i 3,5 miliardi di imposte pagati dalle partite Iva entro il 30 settembre furono contabilizzati soltanto l’8 ottobre, costringendo l’Esecutivo a un escamotage tecnico sugli acconti di novembre per rimettere in gioco gli oltre 3 miliardi versati tra conti pubblici e manovra di bilancio.

La parola ora è al ministro Daniele Franco che il 30 settembre 2019 vestiva la giacca del ragioniere generale dello Stato e fu chiamato a sciogliere la matassa creata dalla proroga lunga dell’autotassazione per non lasciar fuori dai saldi le imposte e le tasse delle partite Iva.

La viceministra Castelli: si lavora per cercare una quadra

E l’impatto delle somme in gioco è stato evidenziato anche dalla viceministra all’Economia, Laura Castelli, nel convegno del Sole 24 Ore del 10 giugno scorso sulla riforma fiscale. Ma ha anche fatto capire che si sta lavorando per cercare una quadra con il Parlamento. Stesso discorso per scaglionare addirittura su tre anni i pagamenti delle cartelle sospese in scadenza ora il 2 agosto. In questo caso però la strada è solo quella di un eventuale emendamento al decreto Sostegni-bis.

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