CommentoPromuove idee e trae conclusioni basate sull'interpretazione di fatti e dati da parte dell'autore.Scopri di piùEDITORIALE

Partite Iva, maneggiare con cura la tassazione dei «piccoli»

Piccoli e numerosi: su 3,6 milioni di soggetti persone fisiche con partita Iva, ben due terzi hanno ricavi o compensi inferiori a 60mila euro

di Salvatore Padula

Abusi nelle partite Iva, scattano i controlli

3' di lettura

Maneggiare con cura. E provare a ragionare con realismo su un tema importante: ovvero quale sia la modalità migliore per tassare le mini-attività produttive, senza far impazzire e/o morire i contribuenti e al tempo stesso senza creare nuove iniquità. Piccoli e numerosi: su 3,6 milioni di soggetti persone fisiche con partita Iva, ben due terzi hanno ricavi o compensi inferiori a 60mila euro.

Contribuenti che, diciamolo, non possono essere condannati a subire le angherie di un fisco già incredibilmente complesso per i soggetti più strutturati, figuriamoci per un piccolo artigiano o un professionista.

Una questione da affrontare senza pregiudizi. Senza quell’ostilità, neppure tanto velata, che qua e là si coglie nelle dichiarazioni di taluni esponenti di parti della maggioranza. Ma neppure senza cedere alle strumentalizzazioni e alle accuse di talaltri leader dell’opposizione.

Se si guarda alla logica di sistema, ammesso ne esista una, il forfait del 15% così ampio poteva avere una ragione di esistere nella prospettiva di una tassazione che si muoveva all’unisono nella direzione della flat tax. Un modello giusto o sbagliato, qui poco importa, ma che – insieme alle partite Iva – avrebbe gradualmente portato verso la tassa piatta anche i dipendenti, i pensionati e, chissà, forse altre tipologie di reddito già ora tassate con aliquote fisse o cedolari. Lo scenario è cambiato: e di fronte alla scelta del governo di invertire radicalmente rotta, non appare strano riconsiderare quelle scelte.

Allo stesso modo, è innegabile che il forfait, nella versione 2019, presti il fianco ad alcune anomalie, segnalate a più riprese (si veda Dario Stevanato su econopoly.ilsole24ore.com). Tra le altre: disparità tra chi applica l’Iva e chi è escluso; incentivo al nero per evitare di superare il tetto di ricavi/compensi; coefficienti di redditività che premiano alcune attività rispetto ad altre; dipendenti e pensionati che ottengono uno sconto fiscale enorme sulle attività “extra” svolte con partita Iva (e infatti dovrebbe giustamente tornare il limite di 30mila euro di redditi da lavoro dipendente/pensione oltre il quale scatterebbe l’esclusione).

Però, cambiando prospettiva, e nell’attesa di vedere quali saranno le decisioni del governo e del Parlamento, si tratta di capire che il nuovo contesto non è di per sé sufficiente per fare tabula rasa di un sistema di certo imperfetto, ma che ha la finalità di “proteggere” soggetti che in molti casi sono realmente deboli, “marginali” verrebbe da dire.

I contribuenti non sono automi che a ogni turbolenza della politica devono ricominciare da capo. Anche di questo occorre tenere conto. Il forfait è migliorabile. Se ci sono abusi, è giusto intervenire. Se servono paletti per evitare storture – un limite per i beni strumentali e per il costo del personale – si deve procedere. Si può persino pensare che alcune attività che fatturano 65mila euro non siano poi così piccole e residuali (il secondo step al 20% per ricavi/compensi fino a 100mila euro è morto e sepolto, questo è certo) e che possano accettare qualche obbligo in più in cambio almeno di una tassazione più umana.

Ciò che invece non può essere messo in discussione è che esistono moltissime piccole attività che devono poter continuare a contare su un sistema super-snello di determinazione del reddito. Correggere il tiro ci può stare. Per andare, però, verso un sistema più giusto. Non verso un sistema più complesso.

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...