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Partite Iva, stop al conto dedicato obbligatorio. Scontro sulla flat tax

Linea diversa sui correttivi tra i viceministri al Mef Misiani (Pd) e Castelli (M5s)

di Marco Mobili e Giovanni Parente


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2' di lettura

È scontro sulle partite Iva. Il progetto di ritorno al calcolo analitico al posto della forfettizzazione dei costi nel regime di flat tax al 15% sta sollevando tante polemiche tra i professionisti. Mentre nell’ultima bozza del decreto legge, come peraltro annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ieri nell’intervista al nostro giornale, salta l’obbligo di conto corrente dedicato per imprese individuali e lavoratori autonomi.

Ritornando alla flat tax, soprattutto sui social da più parti oltre al malcontento sui nuovi paletti antiabuso si sottolinea l’incertezza che si verrebbe a creare dopo l’allargamento delle maglie avvenuto con la legge di Bilancio 2019. Già, perché la laconica enunciazione sul Dpb in cui si annunciano interventi (anticipati sul Sole 24 Ore del 16 ottobre) parla non solo di ritorno all’analitico ma anche di ripristino delle limitazioni per spese di beni strumentali e costo del personale (tetto ipotizzato a 20mila) e di divieto di accesso al regime agevolato per chi redditi da pensione e lavoro dipendente superiori a 30mila euro.

A metterci la faccia in prima persona è il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndcec), Massimo Miani che parla anche dell’addio al superforfait al 20 per cento: «L'abolizione del regime di flat tax al 20% per le partite Iva individuali con fatturati tra 65.001 e 100mila euronell’istante in cui non viene sostituita da altre misure a favore delle partite Iva più congeniali al nuovo Governo, denota una scelta di fondo che mette nel mirino non tanto i regimi di flat tax, quanto i lavoratori autonomi. Crediamo che su questo il Governo debba riflettere e correggere il tiro».

Il confronto è aperto. Il viceministro all’Economia del Pd, Antonio Misiani, ha spiegato ieri nel convegno organizzato dal Caf Acli che «la manovra 2020 ridimensiona la flat tax per le partite Iva in ragione del principio di progressività» del prelievo Irpef. Di diverso avviso l’altro viceministro a via XX Settembre, Laura Castelli del M5s secondo la quale l’addio al forfait «non produce maggior gettito secondo la relazione tecnica» e in quanto tale «non è scolpito nella pietra». Inoltre, aggiunge sempre Castelli, «è una proposta del ministro Gualtieri, di cui si discuterà in maggioranza».

La via d’uscita per arrivare a un compromesso tra le due anime della maggioranza è già tratteggiata nel Dpb, che ipotizza un regime premiale per chi, pur restando nel regime agevolato, scelga di avvalersi della fatturazione elettronica. Un adempimento che comunque non sarebbe comunque semplice da gestire per chi ha scelto di entrare in un regime ultrasemplificato, che gli ha consentito tra l’altro di non tenere la contabilità, evitare prima gli studi di settore e ora gli Isa.

Il confronto non si esaurirà solo nel Governo, perché siamo solo ai preliminari della manovra di Bilancio attesa per fine mese alle Camere e su cui il Parlamento avrà circa due mesi davanti per dire la sua.

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