forum di pechino al via

Partner tiepidi sull’iniziativa Via della seta

di Andrea Goldstein e Lucrezia Poggetti


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(Afp)

3' di lettura

Si apre oggi a Pechino il secondo Forum dedicato alla Belt and Road Initiative (Bri). Sono ancor più numerosi che a maggio 2017 i leader stranieri che hanno risposto all’invito del presidente Xi Jinping, che non perde occasione per lodare la Bri come un esempio virtuoso di collaborazione internazionale win-win, nel quale cioè traggono profitto tutti i partecipanti, senza relazioni di subalternità. Come nel 2017 l’Italia - ancora fresco l’inchiostro della firma di un controverso Memorandum of understanding che ha isolato Roma dagli altri Paesi fondatori della Ue - sarà l’unico Paese del G7 a inviare il capo di governo. Nonostante il continuo interesse internazionale, la Cina farà però fatica a convincere i partner che la Bri ha le straordinarie potenzialità vantate da Xi.

La Bri non è un accordo commerciale, non si parla di dazi e barriere non-tariffarie, ma un obiettivo è aumentare gli scambi lungo le antiche Vie della Seta, con la Cina e tra gli altri Paesi. Il commercio Cina-Bri è cresciuto del 13% nel 2018, più rapidamente che con altre regioni, e rappresenta il 27% dell’intercambio Cina-mondo (dati Mofcom). Un altro è aumentare gli investimenti, e quantomeno quelli cinesi all’estero sono cresciuti dal 2013, quando la Bri venne lanciata. Altri risultati incoraggianti sono che si parli sempre di più di Bri a livello internazionale, che vari governi abbiano sottoscritto Mou con Pechino (in Europa occidentale, Roma, appunto, ma anche Lussemburgo e in prospettiva Berna), e che alcuni progetti infrastrutturali (altra priorità cinese) connessi alla Bri stiano avanzando. Va aggiunto che sul piano della governance globale la Cina sta rafforzando istituzioni che promuovono i propri interessi - in particolare, per il momento, i due tribunali di Shenzen e Xi’an per la risoluzione di controversie sugli investimenti internazionali.

Ma ci sono anche criticità. L’uso inappropriato del marchio Bri da parte di investitori cinesi all’estero intacca il capitale reputazionale dell’Iniziativa. Cresce anche la resistenza da parte di alcuni Paesi partner, scottati da condizioni contrattuali inique, mancanza di trasparenza e accumulazione del debito - come in Malesia, Sri Lanka, Maldive e più di recente in Montenegro. Questo backlash internazionale è accompagnato da dubbi sull’economia cinese, un rallentamento che fa temere contestazioni e, in un anno denso di anniversari delicati per Pechino, provoca un aumento delle spese per la sicurezza, anche se è ragionevole immaginare che i fondi non verranno sottratti al progetto che sta tanto cuore a Xi.

Alla luce dei crescenti timori, riuscirà Xi a convincere i suoi interlocutori al Forum che Bri rappresenta un’opportunità win-win? Mentre alcuni governi rimangono positivi, e la loro presenza al Forum legittima la Bri, altri e l’Unione europea stessa sono sempre più attenti ai rischi (geo)politici. Il recente documento strategico della Commissione definisce la Cina un “rivale sistemico” e un “concorrente economico”. Per quanto riguarda la Bri, già l’anno scorso tutti gli ambasciatori Ue a Pechino (salvo l’ungherese) avevano sostenuto che l’Iniziativa ostacola il libero scambio e privilegia le aziende cinesi. Nella strategia Ue per la connettività euro-asiatica, l’enfasi su sostenibilità, inclusività e regole manda un chiaro messaggio a Pechino, criticata per la scarsa attenzione della Bri ai bisogni locali e il mancato rispetto di regole e standard internazionali.

Al Forum, Pechino annuncerà probabilmente risorse finanziarie aggiuntive. Tuttavia, sappiamo ormai che gli impegni di investimenti e finanziamenti proclamati dal governo cinese non vanno presi alla lettera, dato che in diversi casi agli annunci pomposi non sono corrisposte le risorse. Sul piano retorico, Xi riaffermerà che la Bri punta alla cooperazione, e non a promuovere gli interessi economici e geopolitici cinesi. Lo stesso linguaggio rassicurante trasparirà probabilmente nel comunicato congiunto che Xi dovrebbe firmare assieme agli altri capi di Stato e di governo a conclusione del Forum. Al primo Belt and Road Forum nel 2017, i Paesi europei avevano rifiutato di firmare un comunicato congiunto sul commercio, che non affrontava i nodi della sostenibilità ambientale e sociale e della mancanza di trasparenza. A distanza di due anni, i cinesi ci riproveranno, anche per trovare una sponda amica nel conflitto che li oppone agli americani. Ma poco è cambiato, e sarà dura per Pechino convincere del contrario.

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