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Partnership del Pacifico, la Cina chiede di entrare

Mentre Stati Uniti, Gran Bretagna e Australiana siglano l’accordo per una comune difesa in Asia, Pechino invia la lettera di adesione al CPTPP

di Rita Fatiguso

(AFP)

3' di lettura

Con tempismo eccezionale e una forte valenza politica rispetto al quadro di alleanze sfavorevoli che si sta componendo in queste ore, la Cina rompe gli indugi avanzando la richiesta formale di aderire al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp). È il patto commerciale siglato nel 2018 da Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam, nato sulle ceneri del Trans-Pacific Partnership (Tpp) voluto da Barack Obama, ma disertato clamorosamente dal successore, Donald Trump.

La svolta promessa da Xi Jinping

Giovedì il ministro del Commercio cinese Wang Wentao in carica dall’inizio del 2021, ha sottoposto la lettera scritta al collega neozelandese Damien O’Connor, depositario legale dell’accordo di libero scambio, avviando così la procedura ufficiale, sull’esempio dell’ultima arrivata in coda, la Gran Bretagna, che ha chiesto di aderire su input del segretario al Commercio Liz Truss, appena elevata da Boris Johnson al rango di ministro degli Esteri in sostituzione di Dominic Raab.

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Wang e O’Connor hanno annunciato in video collegamento la svolta con la quale Pechino ora muove le sue pedine anche sul versante Trans-Pacifico dopo aver chiuso con successo il 20 novembre scorso il Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), l’alleanza a 15 tra Australia, Brunei, Cambogia, Cina, Indonesia, Giappone, Laos, Malesia, Myanmar, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam, che totalizza il 30% del Pil mondiale.

La decisione suona come una risposta immediata alla triplice alleanza militare siglata mercoledì da Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, definita dal portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian «estremamente irresponsabile».

Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino

L’auto-isolamento degli Stati Uniti

Ironia della sorte gli Stati Uniti restano fuori sia dal Rcep sia dal Cptpp, bloccati in un auto-isolamento che stride col fatto che l’attuale amministrazione di Joe Biden ha affidato la regia della politica in Asia proprio a Kurt Campbell, lo stratega del programma Pivot to Asia di Obama che portò alla costruzione del Tpp affossato da Donald Trump. In pratica fanno parte dei due accordi di libero scambio tutti gli alleati storici che Joe Biden sta ricompattando in nome di un’alleanza apertamente anti-cinese sul versante strategico e militare. Australia, Giappone, Corea fanno parte, come la Cina, di entrambi gli accordi.

Nel 2018, dopo i negoziati seguiti all’uscita degli Usa, 11 Paesi si raccordarono per dar vita a una nuova entità, il Cptpp, una sorta di baluardo asiatico nel bel mezzo della feroce guerra dei dazi. Dopo la sigla del Rcep, fortemente voluta da Pechino per controbilancaire il Tpp, la Cina annunciò che non c’erano preclusioni a un ingresso cinese nel Cptpp, e che ci stava lavorando.

La trama dei rapporti con l’Asean

Il presidente Xi Jinping ha sempre sostenuto in tutte le occasioni ufficiali, dal discorso di apertura della Fiera dell’import di Shanghai a quello di Davos con forza la necessità di sostenere quel multilateralismo così tanto inviso a Donald Trump. E ha lavorato a una trama di rapporti con l’area asiatica che, in effetti, durante la pandemìa, in particolare per quanto riguarda i Paesi Asean, è stata cruciale per la ripresa dell’economia cinese.

Il Rcep certamente è ancora in fase di rodaggio, ma c’è. Finora, Giappone, Singapore e Cina hanno completato la procedura post-adesione ratificando il trattato, in vista dell’entrata in vigore il 1° gennaio del 2022 che però è condizionata al fatto che la procedura venga completata da sei firmatari sui 10 Asean e da tre sui cinque dei Paesi non Asean. La Cina, dal canto suo, si è portata avanti e ha già avviato un piano di raccordo molto dettagliato tra le sue free trade zone - circa una ventina - e i Paesi del Rcep per potenziare i vantaggi fiscali e incentivare il commercio in tutta l’area.

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