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Partygate, Boris Johnson nella bufera. «Dimissioni? Il Governo deve andare avanti»

La strategia di sopravvivenza del premier è affermare che ha «imparato la lezione» e, archiviato il rapporto Gray, ora è il momento di voltare pagina e lasciarlo lavorare

di Nicol Degli Innocenti

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3' di lettura

LONDRA – Punto e a capo: Boris Johnson ha “imparato la lezione” ma intende restare in carica. Il rapporto della funzionaria Sue Gray sullo scandalo delle feste a Downing Street durante la pandemia, pubblicato oggi 25 maggio dopo molti rinvii, ha dipinto come previsto un quadro devastante del modus vivendi nell’ufficio del premier durante il lockdown.
Numerose feste illecite con consumo di alcolici e zero distanziamento sociale in periodi in cui i cittadini britannici non potevano vedere nessuno al di fuori del nucleo familiare e non potevano neanche presenziare al funerale dei propri cari.

Il rapporto Gray

La Gray, soprannominata “zarina dell’etica”, afferma che la sua indagine dimostra che 83 persone hanno violato le regole in vigore sul Covid e che la responsabilità va attribuita alla «mancanza di leadership e buon senso» dei capi.
Johnson è una delle persone citate nel rapporto di 37 pagine con tanto di foto, ma la Gray non esprime giudizi sul premier. «Spetta ad altri» suggerire eventuali azioni disciplinari, ha spiegato.

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Johnson ha colto la palla al balzo. Il premier ha dichiarato in Parlamento di sentirsi «umiliato» dalle rivelazioni e ha insistito più volte che si assume «piena responsabilità per quello che è avvenuto». Ha però dichiarato che gli otto eventi ai quali ha partecipato «brevemente» erano incontri di lavoro e che le foto che lo mostrano con il bicchiere in mano sono il momento del brindisi per ringraziare un collega che lasciava l’incarico.

La difesa di BoJo

Johnson si è invece chiamato fuori da tutti gli innegabili eccessi descritti dalla Gray: feste fino a tarda notte, gente ubriaca e fuori controllo, bottiglie di vino vuote sulle scrivanie la mattina dopo, sgarbi agli addetti alle pulizie, scherno per i colleghi che non volevano violare le regole.

Il premier ha detto che non sapeva cosa succedesse a Downing Street dopo che lui aveva lasciato la sala o nei casi in cui non era presente. «Quello che ho letto stamattina (nel rapporto, ndr) ho saputo per la prima volta e mi ha sorpreso - ha dichiarato -. Sono deluso e disgustato come tutti da queste rivelazioni».

Johnson ha anche affrontato direttamente la questione-chiave. Mentire deliberatamente al Parlamento è una violazione del codice di comportamento ministeriale che prevede le dimissioni immediate e una Commissione parlamentare sta indagando appunto sulle dichiarazioni ai deputati del premier.

Negli ultimi mesi Johnson rispondendo a domande di deputati dell’opposizione ha più volte negato che ci siano state feste a Downing Street o che le regole siano state violate. Oggi ha affermato che «quando ho detto al Parlamento che tutte le regole erano sempre state rispettate, credevo sinceramente che fosse così». Ora che è palese che non ha detto la verità, il premier si difende dicendo che era in buona fede - le sue menzogne sono state involontarie.

«Voltare pagina e lavorare»

La strategia di sopravvivenza del premier è quindi di affermare che ha «imparato la lezione» e, archiviato il rapporto Gray, ora è il momento di voltare pagina e lasciarlo lavorare. «Il mio Governo ed io dobbiamo occuparci dell’aumento del costo della vita e dell’energia, delle conseguenze della guerra in Ucraina, dei postumi della pandemia -, ha detto –. Pensiamo alle cose importanti».I deputati conservatori, a giudicare dal loro silenzio in Parlamento oggi, sembrano concordare con Johnson che bisogna archiviare lo scandalo partygate e concentrarsi sul governare bene per vincere le prossime elezioni.

Secondo voci credibili, molti che avevano presentato lettere di sfiducia le hanno ritirate.L’opposizione laburista è tornata a chiedere le dimissioni di Johnson. Il leader Keir Starmer ha dichiarato che il rapporto Gray rivela «l’hubris e l’arroganza di un Governo che ritiene che le regole debbano essere rispettate dagli altri ma non da loro». Data la schiacciante maggioranza Tory, però, Johnson non potrà essere costretto ad andarsene.

Cosa pensano gli inglesi?

Resta da vedere cosa ne pensano i cittadini. I sondaggi dimostrano che lo scandalo ha danneggiato la reputazione del Governo e del premier. Secondo uno studio di King’s College London (Kcl) pubblicato il 25 maggio, i cittadini britannici sono i più propensi a ritenere che il Governo ignori le regole: il 62% non si fida, contro una media del 44% negli altri Paesi europei.

Il rischio, secondo il professor Bobby Duffy, direttore del Policy Institute di Kcl che ha condotto il sondaggio, è «una delegittimazione del Governo» con conseguenze negative sul lungo termine.


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