Startup

Pascol porta nella Gdo e nei ristoranti la carne bovina da allevamenti all’aperto

I progetti di espansione dell’azienda lombarda sostenuti da 800mila euro raccolti su Mamacrowd

di Alessandra Tibollo

Federico Romeri e Nicolò Lenoci, fondatori di Pascol

2' di lettura

Due amici e una tesi di laurea, in cui uno dei due, Federico delinea la sua idea di piattaforma dedicata all'allevamento sostenibile. È così che nasce Pascol, la prima start-up specializzata nella selezione, distribuzione e promozione della carne italiana di produzione nazionale e da allevamento estensivo, regolata da un disciplinare che prevede quindi l'ammissione dei soli allevamenti di animali liberi di pascolare.

Per ora gli allevamenti sono tutti concentrati in Lombardia – i ragazzi di Pascol sono di Sondrio – ma grazie agli 800mila euro appena raccolti su Mamacrowd, la più importante piattaforma italiana per investimenti in equity crowdfunding, Federico Romeri e Nicolò Lenoci, possono annunciare che i 105 investitori che hanno creduto nel loro progetto li aiuteranno, nei piani, a quintuplicare il business.

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L'esito positivo dell'equity crowdfunding è per Romeri, ceo di Pascol, «un risultato grandioso, che dimostra l'importanza del nostro progetto nel soddisfare la necessità di un consumo sostenibile e consapevole della carne a cui oggi i consumatori sono sempre più attenti».E già si può parlare di crescita esponenziale. La start-up fondata a Sondrio nel 2019 in un paio d'anni si attesta sul milione di euro di fatturato. Finora si sono concentrati sull'e-commerce, ma «lo sviluppo va più verso l'offline», commenta Romeri, che vede la svolta con l'ingresso nella Gdo e nel settore della ristorazione.

«Abbiamo già un accordo con Carrefour e dal 20 ottobre saremo in 14 supermercati Coop e doc nel Lazio con i nostri prodotti a marchio Pascol. Poi ci stiamo muovendo anche sull'horeca (hotel, restaurant, catering, ndr), per entrare nel mercato della ristorazione di alta gamma», aggiunge Federico Romeri.

Al momento fanno parte della “galassia” Pascol una trentina di allevatori, ma è proprio sull'allargamento di questo aspetto che si stanno muovendo per ampliare il business, che comunque vuol restare concentrato in esclusiva sulla carne bovina.

«Abbiamo già selezionato alcuni allevatori fuori dai confini della Lombardia, in particolare in Trentino, Piemonte e Abruzzo», annuncia Romeri. L'ingresso sotto il marchio Pascol ha tuttavia rigide regole: «Siamo molto selettivi, lavoriamo solo bovini adulti che abbiano almeno un anno di vita, seguiamo un disciplinare approvato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, che prevede il ricorso obbligatorio al pascolo o all'alpeggio, la loro alimentazione ad erba e fieno con integrazione limitata di cereali italiani certificati no ogm, la certificazione di benessere animale eccelso anche per i periodi in stalla, con un utilizzo di farmaci tendente allo zero».

A controllare la salute dei bovini e a gestire tutta la supply chain una volta che l'animale esce dall'allevamento, un team di 17 esperti – età media 27 anni – con una preparazione multidisciplinare in zootecnia, ingegneria gestionale ed economia. E anche questo è un dato per il quale Romeri prevede un'espansione.

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