Vino

Pasqua investe in Cina: ricavi raddoppiati nel 2017

di Emanuele Scarci

3' di lettura

La Cina come gli Stati Uniti. Pasqua Vigneti e Cantine replica il modello a stelle e strisce acquistando il proprio importatore cinese e fondando la Pasqua Asia Ltd. L'accordo era stato siglato nel febbraio 2017 ma è operativo dallo scorso gennaio.
“Negli Stati Uniti continueremo a investire – commenta l'ad Riccardo Pasqua – ma vogliamo replicare il modello americano in altri mercati. Il controllo dell'importatore ti permette di capire per tempo le richieste del mercato. Certo, è un rischio in più. Ma se i risultati dovessero arrivare, saranno consistenti”.
In dettaglio Pasqua controlla con il 51% Dalian Dego Biotech co. L'anno scorso il fatturato della filiale cinese è raddoppiato raggiungendo 1 milione.
Nell'ultimo triennio la cantina veronese è balzata da 35 a 50 milioni di ricavi. E oggi si guarda intorno anche in Italia perché Valpolicella, Amarone, Prosecco e Soave non bastano più. “Guardiamo con attenzione al mercato per eventuali acquisizioni - annuncia Pasqua -. E anche se è prematuro parlare di generi e aree non escludiamo interessi per vini bianchi e bollicine di qualità. Ovviamente il passo lo faremo solo se i ratio patrimoniali lo consentiranno”.

Il trend
Nel 2017 l'azienda scaligera ha realizzato un fatturato di 50,1 milioni, +4% sul 2016. Un buon risultato dopo un biennio con un doppio balzo del 15%. L'anno scorso il Mol è rimasto a 15 milioni, nonostante i mancati contributi per la promozione Ocm e l'indebolimento del dollaro. Le fluttuazioni valutarie sono importanti per un'azienda che esporta l'89%.
Primo mercato si confermano gli Stati Uniti con un giro d'affari di 13 milioni di euro, 17 nel Nordamerica. Nel Regno Unito Regno Unito, Pasqua registra incrementi del 14,6%, in Germania del 13,1%, mentre Cina e Giappone segnano, rispettivamente, un +132% e un +111% sul 2016.
Il mercato interno rappresenta poco più del 10% del giro d'affari ma l'anno scorso è cresciuto del 5%.
Nel complesso le bottiglie sono rimaste ancorate alla boa dei 15 milioni. “Il nostro obiettivo anche per il futuro è di fare leva sul valore non sui volumi” sostiene l'imprenditore. Insomma puntare sulla qualità e sulla fascia premium per alzare il prezzo medio della bottiglia, oggi piuttosto basso: 3,3 euro. “Ma questa è sola una tappa della crescita del valore – sottolinea Pasqua -. In prospettiva aumenterà ancora perché daremo spazio anche alla ristorazione e alle enoteche, non solo alla grande distribuzione”.
I rossi negli Usa
Secondo una ricerca di Wine Monitor Nomisma, con una quota superiore al 20%, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per i vini rossi italiani. In particolare, in quelli con gradazione alcolica superiore ai 14°, l'Italia primeggia con una quota di mercato del 27% (110 milioni di dollari, + 57% nell'ultimo quinquennio). La Francia detiene una quota del 15% (- 3% nel quinquennio).
In realtà la partita dei rossi è tutta da giocare: nell'ultimo biennio l'export di vini fermi italiani ha segnato il passo, Stati Uniti compresi.
Gli Usa tuttavia rimangono il primo mercato per il made in Italy. Dopo la California il Texas è lo stato americano col più alto numero di famiglie con un reddito disponibile annuo superiore a 100mila dollari e l'Italia risulta esserne il primo fornitore con un valore vicino ai 127 milioni di dollari, pari ad una quota di mercato del 38%, calcolata sul totale delle importazioni di vino.
Nella classifica dei Paesi che producono i rossi di maggiore qualità, l'Italia è sul gradino più alto del podio: il 21% dei consumatori texani e il 25% dei premium consumers (cioè consumatori disposti a spendere oltre 20 dollari a bottiglia in enoteca e oltre 55 dollari a bottiglia al ristorante) indica il nostro come migliore Paese produttore di red finewines.
“Dati alla mano - sottolinea il presidente Umberto Pasqua - è evidente come il vino rosso italiano di qualità, per il 41% dei consumatori medi e per il 43% dei consumatori premium, sia sinonimo di storia e tradizione. A questo vale la pena aggiungere che ben il 28% dei consumatori premium considera il vino rosso italiano di qualità come simbolo di esclusività e di lusso, due categorie da sempre appartenenti ai vini francesi”.

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