ARGOTEC

Passaggio nel cosmo per il made in Italy

di Luca Orlando


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3' di lettura

«Quanto? Diciamo che la commessa è a sei zeri». Ad un primo sguardo non si direbbe. Perché l’oggetto indicato dal fondatore di Argotec David Avino si presenta in fondo come un piccolo e semplice parallelepipedo bianco. E le due ali di pannelli solari, così come la parte frontale che ospita gli occhi di due telecamere non paiono a prima vista giustificare il prezzo. Aspetto anonimo che nasconde però sofisticate tecnologie di frontiera, non a caso scelte dalla Nasa per documentare la prossima missione lunare Artemis 1: in pochi istanti il piccolo oggetto dovrà sganciarsi dallo sonda principale, accendersi, capire dove si trova, orientarsi in modo corretto per effettuare le riprese. E soprattutto non rompersi. A vincere la commessa non è però un colosso globale, forte di centinaia di tecnici e budget di investimento milionari ma una Pmi torinese, partita da zero nel 2008 e arrivata in pochi anni a conquistare una credibilità globale anche per le missioni più complesse. Come Dart, altro progetto Nasa, dove un satellite Argotec dovrà sganciarsi dalla sonda Usa a 10 milioni di chilometri di distanza dalla terra e documentare l’impatto con un asteroide target, prova generale di un possibile intervento di deviazione necessario ad evitare alla terra scenari da Armageddon. «Vede - ci spiega Avino indicando un box poco più grande del palmo di una mano - questo computer è il cuore del satellite, si tratta di parti che devono resistere a condizioni estreme di temperatura e radiazioni: soltanto qui le componenti valgono centinaia di migliaia di euro».

Costruzione diretta di satelliti a cui Argotec affianca un’altra area di business, la progettazione e lo sviluppo di prodotti, sistemi e servizi per il comfort degli astronauti. Attività che in passato ha già permesso di realizzare con Lavazza la prima macchina del caffè orbitale e che ora accelera con un progetto più ampio, Open Space. Provando ad aggregare in una partnership di sistema piccole e grandi aziende, impegnate ad innovare per portare i propri prodotti nello spazio. «Abbiamo già siglato 25 lettere di intenti con altrettante aziende - spiega Avino - e attorno a noi vediamo grande interesse. Anche perché le imprese realizzano come lo spazio non sia solo una leva di marketing o di immagine ma può offrire ricadute innovative inaspettate. Nel caffè, ad esempio, ci sono ora nuovi brevetti per risparmiare fino al 40% di acqua». Il servizio proposto è una sorta di “passaggio” guidato nello spazio, che ha come punto di partenza la diagnosi iniziale: una task force di ingegneri Argotec che in due settimane è in grado di lavorare con il partner per valutare le implicazioni chimiche, elettroniche, meccaniche o di sicurezza del progetto, verificandone in tempo reale la fattibilità.

«Vedo opportunità per molte realtà del made in Italy - aggiunge Avino - dal mondo del food al luxury, dall’illuminazione alla meccanica, oppure alla farmaceutica. Con il vantaggio ora di vedere un mercato che si allarga dagli enti governativi ai privati, e in cui il concetto di turismo spaziale non è più relegato alla fantascienza. L’otto novembre, in Borsa a Milano, presenteremo il progetto, che in sintesi è un invito a venire nello spazio con noi». Per tenere il passo della crescita (i ricavi sono lievitati a 5,5 milioni di euro) le assunzioni di ingegneri proseguono a ritmo serrato, portando l’organico dell’azienda a 50 unità, con un target di 80 addetti già entro il 2020. «A breve cambieremo sede - spiega Avino - perché in effetti qui ormai quasi non ci stiamo più».

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