DIARIO DI VIAGGIO

Passeggiate in montagna con vista lago, a un’ora da Milano

Scenari d'alta montagna a due passi dalla grande città lombarde che offrono sentieri adatti a tutti, dalle famiglie con bambini agli escursionisti esperti fino agli amanti dell'arrampicata in roccia

di Gianni Rusconi


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5' di lettura

Le Dolomiti, certo, oppure le infinite possibilità di escursione che offrono Trentino e Alto Adige, senza dimenticare i comprensori della Val D'Aosta o ancora i tantissimi itinerari che offrono la Valtellina o la Carnia, tanto per rimanere nel Nord Italia. C'è solo l'imbarazzo della scelta, insomma, per chi vuole fare trekking e camminare fra alpeggi e vette. Ma se il piacere di una bella passeggiata in montagna è forzatamente limitato a una sola giornata, ecco che (per chi abita nel capoluogo lombardo) le destinazioni possono essere altre, a solo un'ora e poco più di auto.

Corni di Canzo

Corni di Canzo
Il nome deriva dalla forma di due delle tre cime visibili salendo da Canzo, che ricordano per l'appunto due “corni”, e ha radici mitologiche, nella storia del generale dei diavoli Canzio e nella leggenda che vede le sue corna e i suoi denti trasformati da Dio in pietre per prendere la forma dei monti che conosciamo oggi, i “Corni di Canzo”, le “Grigne” e il “Resegone”. Dall'altro versante di risalita, e quindi partendo dal borgo di Valbrona, che si raggiunge dopo pochi chilometri proseguendo sulla strada che porta a Bellagio, cambia l'asse prospettico e sembra che il corno sia uno solo, perché le cime si nascondono una dietro l'altra. L'itinerario scelto per questa camminata nel mezzo del Triangolo Lariano ha però relativa importanza: in circa due ore, attraversando boschi di castagni e risalendo prati scoscesi, si arriva ai pascoli di Pianezzo (a circa 1.200 metri di altitudine), alla base delle tre asperità rocciose e arrotondate del Corno Occidentale (1372 m.), di quello Centrale (1366 m.) e di quello Orientale (1232 m.), che abbracciano il territorio di tre diversi Comuni (Canzo, Valbrona e Valmadrera) e sono immediatamente riconoscibili anche a distanza, dalla Brianza, dal lungolago di Menaggio e anche dalle località all'alto lago.

Perché spendervi una giornata?
Perché combinano la bellezza dei panorami (nelle giornate particolarmente terse la vista spazia dalla pianura alla catena alpina con in primo piano la caratteristica forma del Lario, il promontorio di Bellagio sullo sfondo e l'imponenza delle Grigne di fronte) a una natura ancora ben conservata e alla presenza di numerosi sentieri adatti a tutti, dalle famiglie con bambini agli escursionisti esperti fino agli amanti dell'arrampicata in roccia (una delle pareti del Corno Occidentale è attrezzata con una ferrata). Una volta giunti ai piedi delle tre cime è possibile trovare ristoro, e volendo anche alloggio, al rifugio Sev (Società Escursionisti Valmadreresi), situato sul versante Nord del Corno centrale a 1.225 metri. Lungo il sentiero che proviene da Canzo, percorso particolarmente interessante dal punto di vista geologico e naturalistico, una tappa sicuramente da non perdere è invece il rifugio Terz'Alpe in val Ravella, di proprietà dell'Azienda Regionale delle Foreste e adibito ad agriturismo.

Il rifugio Rosalba

Il rifugio Rosalba e le Grigne
Per molti appassionati della montagna lombardi, basta dire Rifugio Rosalba ed immediatamente si pensa alla Grignetta (o Grigna Meridionale), la più bassa e frastagliata delle due vette che sovrastano il ramo di Lecco del Lario e la cittadina di Mandello (quella della Moto Guzzi). Non è una camminata per tutti, soprattutto se vi si vuole arrivare percorrendo il sentiero della Direttissima, che prevede il passaggio del Caminetto Pagani su una doppia scala in ferro fissata alla parete di roccia, ma la fatica delle circa due ore/due ore e mezza di risalita sono premiate dalla vista splendida di cui si gode quando si giunge ai 1.730 metri dove sorge il rifugio, alla base della rinomata Cresta Segantini. Il punto di partenza sono i Piani dei Resinelli, raggiungibili in circa 30 minuti di auto da Lecco prendendo l'uscita che dalla Statale 36 svolta per la Valsassina: una volta arrivati a Ballabio vanno messi in conto i 14 tornanti che risalgono fino a quota 1.250 metri di altitudine. Il sentiero più agevole per l'ascesa al rifugio è quello delle Foppe, che si sviluppa attraverso un bosco di faggi, pendii erbosi e lo scenario delle guglie e dei torrioni della Grigna. Arrivati alla Rosalba (così chiamata in onore della figlia di uno degli alpinisti che le diedero vita agli inizi del ‘900, Davide Valsecchi), dove si può pranzare e pernottare, lo sguardo spazia fino all'orizzonte nel vero senso della parola: nelle giornate limpide si possono distinguere abbastanza chiaramente il Gran Paradiso, il Monviso e il Monte Rosa. Volgendo gli occhi verso il basso ecco la lingua del lago di Como da cui sbuca il fiume Adda e i colli e i laghetti dell'Alta Brianza. Per chi non si accontenta, ecco la possibilità di arrampicare sulle vie battute anche dai celebri Ragni di Lecco oppure quella (a portata di tutti) di salire, in circa un'ora e mezza di cammino, al bivacco Ferrario, in vetta ai 2.177 metri della Grignetta.

I piani di Bobbio

I Piani di Bobbio
Meta sicuramente nota a molti appassionati di sci, i Piani di Bobbio possono essere un'ottima idea per una gita fuori porta anche in piena estate. L'ampia conca ricoperta da prati posta a circa 1.600 metri di altitudine si può raggiungere sia da Barzio, in Valsassina, salendo in auto o pullman da Lecco, oppure dal versante bergamasco dei Piani di Ceresola, poco sopra Valtorta, ultimo paese della Valle Stabina, nella parte occidentale dell'Alta Val Brembana. In entrambi i casi non si tratta di salite impegnative e nell'arco di un'ora abbondante si giunge nel mezzo del comprensorio sciistico. Salendo di qualche centinaio di metri ancora si arriva al rifugio Lecco (a 1.779 metri, dove si può soggiornare anche più giorni), il punto forse migliore di tutti i piani per la sua posizione, soleggiata e panoramica, proprio alla base della Valle dei Camosci, un anfiteatro chiuso tra le pareti rocciose e calcaree dello Zucco Barbesino, dell'imponente Zuccone dei Campelli e lo Zucco di Pesciola.

    I Piani di Artavaggio
    Una validissima alternativa ai Piani di Bobbio, sempre in Valsassina, sono i Piani di Artavaggio, a 1.644 metri, considerati da molti uno dei balconi panoramici più belli dell'intero arco prealpino e raggiungibili anche con la funivia che parte dal piccolo paese di Moggio. La salita a piedi è in buona parte protetta dal bosco ma l'elevato dislivello (860 metri) la rende non consigliabile a famiglie con bambini molto piccoli, per quanto priva di difficoltà o passaggi pericolosi. All'arrivo in quota la possibilità di ristoro è offerta dai rifugi Casari e Sassi Castelli mentre per chi non disdegna la possibilità di una passeggiata extra, in una cinquantina di minuti si sale fino ai 2.000 metri dei rifugi Nicola e Cazzaniga Merlini, veri e propri avamposti e porta di ingresso, verso Est, per il Sentiero delle Orobie Occidentali, che porta nel cuore delle Prealpi bergamasche. Verso ovest, invece, spiccano in primo piano le Grigne mentre sullo sfondo si riconoscono la sagoma del Monviso e l'intera catena delle Alpi. Salendo con facilità alla cima di Piazzo, verso Nord, si possono infine ammirare il Pizzo dei tre Signori, le Alpi Retiche con il gruppo Bregaglia-Disgrazia e le cime del massiccio del Bernina. Scenari d'alta montagna a due passi dalla grande città, insomma, da gustare anche grazie alle specialità gastronomiche locali, a cominciare dai formaggi di mucca e di capra accompagnati all'immancabile polenta.

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