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Passera: «Europa più forte con l’euro digitale»

Il banchiere: rischiose le stable coins ma sulla valuta digitale l’Europa non deve farsi distanziare da Cina e Usa.

di Luca Orlando

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Subito un euro digitale, come strumento di innovazione ma soprattutto di difesa del ruolo dell’Europa.

E un freno alla proliferazione dei cryptoassets, prima che la situazione sfugga di mano e diventino uno strumento di concentrazione di potere per qualche big tech.

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Per Corrado Passera, ceo di illimity, nel mondo delle criptovalute occorre anzitutto non fare confusione: sbagliato fare di ogni erba un fascio, perché solo distinguendo in modo netto i diversi strumenti è possibile sfruttare le opportunità evitando i rischi. Confusione concettuale del resto in cui è facile cadere, in un mondo in cui i confini tra asset sono ancora vaghi e dove non esiste una tassonomia definita. Da qui, spiega il banchiere dal Festival dell’Economia di Trento, occorre però partire.

Un primo ambito riguarda le crypto platforms, piattaforme digitali di scambio di nuova generazione basate su tecnologie blockchain che possono gestire qualsiasi tipologia di asset, dai beni beni immobili alle opere d’arte.

Qui le opportunità sono rilevanti, anche se la possibilità di consentire scambi in forma anonima rappresenta un problema ed è quindi possibile che le principali applicazioni nel mondo crypto si svilupperanno in reti “non aperte”, reti cioè dove i partecipanti sono conosciuti dai partecipanti stessi o seguono regole controllate da un garante riconosciuto dai partecipanti.

Una seconda area è quella dei crypto asset come strumento di investimento ( ad esempio il Bitcoin), dove i volumi in gioco sono già enormi, dove il mining è «scandalosamente energivoro» e dove il ventaglio di proposte presenta molti rischi. Qui, spiega Passera, si nascondono vere e proprie truffe e ad ogni modo occorre che gli investitori retail siano informati sulla volatilità e messi in guardia dal rischio di considerarli convertibili in valute a corso legale.

La componente più rischiosa dal punto di vista della legalità e della sovranità monetaria degli stati riguarda le stable coins, le cosiddette convertible crypto’s, che si presentano come convertibili in monete a corso legale o addirittura come rappresentazioni digitali di valute tradizionali.

«Non offrono alcuna garanzia di tutela giuridica o di valore - spiega Passera - ed è ampiamente dimostrato che, in realtà, le stable coins non sono convertibili in monete legali, se non in misura ridotta, poiché le riserve detenute a garanzia della loro convertibilità sono spesso bassissime rispetto ai volumi emessi: di fatto si possono rivelare dei classici schemi Ponzi».

Se fossero riconosciute come convertibili in monete legali - spiega Passera - gli emittenti di stable coins diverrebbero di fatto dei banchieri, facendo perdere alle autorità il controllo della base monetaria e quindi dell'intera economia.

«Quale paese serio al mondo - spiega - affiderebbe a operatori privati o ad algoritmi la propria politica monetaria, la gestione dei tassi d'interesse e di cambio, la cura dell'inflazione, il valore del risparmio ?»

Stable coins da frenare, dunque, prima che diventino troppo grandi e prima che qualche big tech scelga di adottarle, diventando un ulteriore strumento di aumento del già ampio potere di cui dispongono.

Tutto da gettare dunque? In realtà no, esiste anche un digitale “buono”, percorso che anzi va imboccato con decisione e rapidità. Si tratta delle valute digitali delle banche centrali, come l’euro digitale. «Non un’altra valuta - chiarisce Passera - ma una diversa modalità di utilizzo dell’euro». L’attuale valuta a corso legale, quindi, in grado però di circolare anche sulle reti digitali di nuova generazione gestite dalle autorità monetarie. Reti regolate e gestite, così come avviene oggi per le transazioni elettroniche.

Questo per Passera potrebbe rappresentare da un lato un potente stimolo di innovazione ma soprattutto uno strumento chiave di influenza geopolitica. «La Cina - spiega - lavora da cinque anni al Renmimbi digitale e gli Stati Uniti potrebbero seguire a breve con il dollaro. L’Europa deve accelerare se non vuole vuole perdere peso nella geopolitica globale e se vuole confermarsi tra le principali valute mondiali per transazioni e riserve. Valore strategico della moneta comune e peso geopolitico dell’Europa potrebbero essere a rischio se l'euro alla fine restasse l'unica grande valuta non digitale».

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