Intervista con il banchiere ed ex ministro

Passera: «L’Italia con il Recovery e Draghi si gioca la leadership in Europa»

Servono grandi investimenti gestiti e finanziati a livello europeo.Puntare su innovazione e premiare con la leva fiscale le imprese più virtuose. Per l’educazione maggiore attenzione sulla fascia 0-6 anni.

di Carlo Marroni

(IMAGOECONOMICA)

5' di lettura

«E' un momento storico straordinario, pur nelle grandi incertezze che ci circondano . L'Italia se la può giocare alla grande». Corrado Passera cerca di sgombrare il campo dal pessimismo di fondo degli italiani verso il proprio paese – anche se europei di calcio e Olimpiadi hanno iniettato inattese dosi di orgoglio nazionale - specie in questa fase di cambiamenti nella leadership europea: «L'Italia può avere un ruolo di nuovo decisivo, anche per la presenza di Mario Draghi alla guida del governo. La UE ha di fronte a sé sfide formidabili: prima di tutto quella di garantire benessere, sostenibilità e diritti come, fino ad oggi, nessun altro sistema economico-sociale è riuscito a fare. Dobbiamo trovare equilibri ancora più avanzati ». Passera – dopo l'esperienza di Ministro dello Sviluppo Economico e una parentesi “politica” - dal 2018 è tornato banchiere, ha fondato e guida illimity, “banca di nuovo paradigma ” quotata in borsa con una capitalizzazione di quasi 900 milioni. E ora guarda al rilancio del Paese, nel dopo-Covid con occhi di imprenditore che ha avuto ruoli pubblici.

«La pandemia ha accelerato tutti i processi». Riqualificare l’intera spesa pubblica

«La pandemia ha accelerato tutti i processi già in moto da tempo. L'innovazione e i cambiamenti che possono derivare dalle nuove tecnologie sono solo all'inizio ». Il volano su cui è concentrata l'attenzione è il Pnrr – nei giorni scorsi è stato staccato il primo assegno di 25 miliardi della Ue – è uno strumento di 235 miliardi in cinque anni: «Le direzioni scelte sono quelle giuste, a partire dalla concentrazione su digitale e transizione energetica, ma credo che debba essere l'inizio di un processo che coinvolga tutti gli 850 miliardi di spesa pubblica annuale. E' vero che la maggior parte è già destinata, ma va avviato un processo di ridefinizione delle priorità, e destinare più risorse per prepararci al cambiamento». In sostanza quindi «ripensare il piano pluriennale del Paese - una specie di zero-based budget si direbbe in gergo aziendale - per orientare maggiormente sia le risorse pubbliche che quelle private per cogliere le nuove opportunità e affrontare i nuovi rischi », mettendo in discussione alcuni parametri dati per acquisiti: “Più investimenti e meno bonus. Più apprendistato e meno redditi garantiti, se non in momenti di assoluta emergenza”.

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Uscire dalla «logica dei bonus», diventare polo di attrazione per investimenti dall’estero

Sono dichiarazioni di intenti che si sentono spesso, poi le logiche della politica prevalgono, e passano i provvedimenti populisti... «Se spingi le cose succedono. Parliamo di cose concrete». Parliamone. «Il Fisco deve premiare strutturalmente le aziende che investono nell'innovazione, che assumono, che si aggregano, che rafforzano il loro patrimonio . Tutti i settori possono cavalcare l'innovazione e in molti di essi l'Italia è già leader: dalla meccanica fine alle macchine utensili e la robotica, dalla nuova medicina alle biotecnologie e la genomica,, dall'alimentare alla nuova agricoltura. Ricordiamoci sempre che quelli più creativi e ad alto contenuto di servizio come il turismo sono anche quelli più difendibili dalla concorrenza internazionale. Le imprese virtuose che investono, assumono, si rafforzano dovrebbero poter godere strutturalmente di Ires vicina a zero creando così un ambiente attrattivo anche per gli investimenti esteri. Lo Stato non ci perderebbe gettito, anzi. Altro che bonus!»

Servono progetti “federali” europei per competere con i colossi di Usa e Cina

Difficile però muoversi da soli, di fronte a colossi multinazionali, spesso questa innovazione di grandissimo talento rischia di restare confinata dentro qualche piccola fabbrica di nicchia… «La questione infatti è europea. Siamo una potenza globale che non si comporta come tale. Esiste una dimensione di investimenti, che solo il sistema Ue può mettere in campo con progetti di ricerca e commesse a lungo termine, per creare campioni globali. Penso al modello Airbus, che deve essere replicato, per esempio nel campo dei semiconduttori puntando a STM che è già una joint venture italo-francese». Bene, ma quando poi si cerca di fare un gruppo transazionale come Fincantieri e la francese ex Stx l'antitrust blocca tutto: «La concorrenza è un bene, ma alla luce anche di questo caso è chiaro che anche le regole della concorrenza devono adeguarsi al nuovo campo di gioco. Anche per questo le imprese industriali e finanziarie europee non sono quasi mai in classifica e, soprattutto in campo tecnologico, nessuno dei nuovi colossi è europeo». Insomma, regole (nuove) e risorse (europee)? “Servono grandi investimento federali cioè selezionati, gestiti e finanziati a livello europeo. Il bilancio della UE supera di poco l'1% del PIL e impallidisce davanti alle risorse messe in campo da Stati Uniti e Cina. Stiamo perdendo anni preziosi, e rischiamo di diventare oggetto di conquista”.

Subito l’euro digitale. E anche nella banche «sta cambiando tutto»

Per Passera un passaggio decisivo è l'adozione dell'euro digitale (su questo progetto sta lavorando Fabio Panetta in Bce, ndr), «che non ha nulla a che fare con le cripto-currency che non sono e non saranno mai monete a corso legale. Pensiamo solo che la Cina in occasione delle Olimpiadi invernali del prossimo anno lancerà il renmimbi digitale: dobbiamo entrare nell'ordine di idee che le grandi potenze si faranno concorrenza e allargheranno le loro aree di influenza anche attraverso le loro monete digitali e l'Euro è in ritardo». E qui arriviamo alle banche, che devono affrontare il post-Covid in un mondo profondamente mutato. «In banca sta cambiando tutto soprattutto in funzione delle nuove tecnologie e per questo abbiamo creato da zero illimity.I tempi e i costi per fare le attività tradizionali possono ridursi anche del 95%, ma l'efficienza non è l'aspetto più rilevante. Cambia la stessa gestione dei rischi. Valutare la bancabilità di una PMI era spesso impossibile sulla base dei bilanci contabili: i data analytics basati sulla PSD2 e sulla fatturazione elettronica riportano in campo molte imprese prima escluse dal credito. Solo qualche anno fa non sarebbe stato immaginabile sostituire garanzie reali con dati e presto si potrà parlare di asset programmabili».

Nella scuola puntare sulla formazione prima della scuola elementare

Tutto questo processo investe prima di tutto i giovani, la formazione, la scuola, un tema centrale per ogni processo a lungo termine. Cosa deve cambiare? Il liceo? «Credo che il liceo italiano sia il pezzetto più solido, sano e competitivo del nostro sistema scolastico, e ne dobbiamo andare fieri. Io credo che il cambiamento debba iniziare ben prima». Prima quando? «In quelle strutture che chiamiamo nidi e materne. I bambini vengono parcheggiati per sei anni in luoghi anche confortevoli, ma spesso del tutto incapaci di sviluppare le straordinarie potenzialità che i bambini hanno già a quelle età. Troppo spesso la scuola è una catena di montaggio a velocità costante e uguale per tutti. In un mondo in costante cambiamento e dove l'informazione è disponibile a tutti, non contano più tanto le nozioni quanto la curiosità e il metodo per poter continuare ad apprendere tutta la vita. Spirito critico, capacità di combinare competenze e di lavorare in gruppo diventano chiave sia nel mondo del lavoro che come cittadini nella società». In questo quadro Passera evidenzia l'importanza degli istituti tecnici superiori “ che consentono di portare la formazione terziaria in collegamento con il mondo del lavoro e la formazione continua nel tempo». E infine le Università: «Spesso sono rimasti degli esamifici e, non a caso, pochissime università italiane compaiono nelle classifiche. L'education è uno dei settori dove i cambiamenti saranno più formidabili e la sfida va colta sia dal pubblico che dal privato».


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