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Passerella punk (tra i fiori) in fabbrica: le tracce del ritorno di Valentino a Milano

È il nuovo percorso, romantico e radicale, del direttore creativo Pierpaolo Piccioli; MSGM colorato e ottimista; lo smart working ispira MM6 di Maison Margiela

di Angelo Flaccavento

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È il nuovo percorso, romantico e radicale, del direttore creativo Pierpaolo Piccioli; MSGM colorato e ottimista; lo smart working ispira MM6 di Maison Margiela


2' di lettura

Non ci sono più i modelli di una volta. Le passerelle hanno smesso di essere gli amplificatori di canoni di bellezza angusti, ottusamente ariani, irraggiungibili, per accogliere la realtà di individui diversi con tutte le loro personali imperfezioni. La tentazione del brutto artistico è dietro l'angolo, ma la si schiva, per lo più, agilmente. Da Valentino, in chiusura di una fashion week il cui bilancio è positivo pur nella surrealtà della contingenza generale, lo show si apre con una ragazza dai capelli verdi che indossa un little black dress - quanto di più borghese - scorciato fino a diventare un pagliaccetto: è chiaro che l'ago della bilancia muove altrove, anche se lo spirito couture degli abiti permane. Pierpaolo Piccioli, una tantum - o forse no: non è il momento dei piani a lungo termine - a Milano, parla di «ri-significazione», ovvero di una nuova disposizione dei segni Valentino, dai fiori alle rouche passando per la femminilità eterea e la mascolinità lieve, in modo da creare una nuova prospettiva. «È come far vedere un paesaggio noto, a modo mio - spiega, aggiungendo -: Non è un lavoro sull'estetica, ma sulla identità». La passerella, quindi, si apre a diversi tipi umani - tutti di taglia standard, però - fino a creare un cortocircuito. È come se una gang di punk avesse deciso di vestirsi con abiti lunghi e aerei, con camicie di pizzo buone per lei e per lui, con piccoli abiti e giacche dalla fattura perfetta, accessoriando il tutto non con le borchie da collare, ma con gigantesche borchie da bugnato, evoluzione intelligente, e fortemente desiderabile, delle Rockstud che tanto successo addussero a Valentino, e poi con sneaker di uncinetto. Lo spettatore resta spiazzato, ed è un bene. È il Valentino di sempre ma non del tutto: perché siamo a Milano, in un edificio industriale riempito di fiori invece che in un salon parigino, perché la musica è struggente ma le facce hanno una poesia ruvida. Certo, con un cast diverso il messaggio sarebbe apparso meno dirompente, ma anche nel design si avverte una nuova asciuttezza, un focus sul prodotto che è consapevole e ispirato invece che puro marketing. Se è l'avvio di un nuovo percorso, romantico ma anche radicale, è un ottimo inizio. Non si vede l'ora di un Valentino ancora più radicale nel suo romanticismo. Piccioli, in tal senso, può fare meraviglie.

In fabbrica tra i fiori, i codici Valentino tornano a Milano

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Anche Massimo Giorgetti, da MSGM, lavora sull'identità: non modelle ma donne vere, che si ritraggono in autoscatto indossando a modo loro i capi della collezione. È un MSGM più teso ed essenziale, ma sempre colorato e ottimista, che dimostra come davvero i momenti di crisi siano, a posteriori, fruttuose opportunità. Per MM6 di Maison Margiela, la nuova quotidianità fatta di smart working e Zoom call mezzi vestiti diventa il pretesto per una esplorazione sardonica della dualità dell'abito. Lavorando un solo materiale - popeline di cotone - e forme archetipe come la camicia, la tunica, la gonna, in fine, Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi creano un vero caleidoscopio di possibilità con Shi.rt, il loro ultimo progetto. È l'ennesima dimostrazione che piccolo è bello: perchè più adatto a questi tempi; perché più agile e più flessibile.

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