ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùl’Intervista a Edouard Carmignac

«Passo il testimone di Carmignac a mia figlia Maxime. Tassi zero? Rinascimento del capitalismo»

«La sostenibilità rischia di diventare una moda: c'è bolla, è scritto sui muri». «Gli investitori devono diventare più coraggiosi: BTp più rischiosi di Luxottica»

di Christian Martino

default onloading pic

«La sostenibilità rischia di diventare una moda: c'è bolla, è scritto sui muri». «Gli investitori devono diventare più coraggiosi: BTp più rischiosi di Luxottica»


5' di lettura

«Ha visto “Joker”. Un film straordinario. Vede, gli europei si sentono come Joker. Hanno perso le speranze nel futuro. Come il personaggio interpretato brillantemente da Joaquin Phoenix, non credono in nulla e sono disincantati dal mondo. È un senso diffuso, non solo legato alle proteste di Parigi. Anche voi italiani dovreste credere più in voi stessi. Tutti noi dovremmo farlo». Edouard Carmignac, patron dell’omonima società di gestione, che oggi si occupa di 35 miliardi di euro di masse, non usa mezzi termini e vede dietro le difficoltà della crescita finanziaria ed economica dell’Europa una mancanza di speranza dei suoi cittadini.

Questo pessimismo che impatto ha sugli investimenti?
Gli investitori devono diventare più coraggiosi, devono accettare il fatto che la volatilità non necessariamente implica un rischio. Potrebbe essere più rischioso investire in un BTp a breve termine, a un tasso dello 0,3%, rispetto a investire, ad esempio, nelle azioni di Luxottica. Gli investitori devono affrontare una vera rivoluzione culturale. Forse per i risparmiatori italiani il percorso giusto, prima di passare interamente all'azionario, è investire nei fondi misti, diversificati. Ma la via è segnata, non c’è scampo.

Sul mercato ci sono più di 11mila miliardi di dollari di asset a tassi negativi. Oggi si paga per depositare i risparmi in banca. È la fine del capitalismo?
Al contrario, direi che è il rinascimento del capitalismo. Adesso si è molto incentivati ad assumere rischi per favorire gli investimenti. Non si può più vivere di rendita. Un vero problema per i risparmiatori italiani che sono stati abituati per troppi anni ad avere i rendimenti alti dai BTp.

L’investitore è preparato a questo rinascimento del capitalismo?
Se fosse così, il rendimento medio dell’Eurostoxx non sarebbe intorno al 3% e quello dei bond vicino allo zero.

Oggi è facile puntare sulle azioni. Sale tutto. Ma quanto gli investitori sono in grado di ponderare il rischio di questi strumenti finanziari?
Quando il mercato sale è facile. Il problema è capire cosa succede quando il ciclo inizia a essere meno favorevole. La gestione attiva entra in gioco proprio in questo momento. Ci chiamiamo risk manager perché abbiamo l’ambizione di gestire al meglio il rischio di mercato.

Ma non sempre avete avuto ragione.
In passato ci siamo riusciti, tranne nel 2018 quando invece non ce l’abbiamo fatta. È stato un nostro errore perché anche i fund manager attivi possono fare degli errori. Il 2019 è andato bene. Ora la sfida è offrire agli investitori retail delle performance interessanti insieme alla gestione del rischio. Questo è qualcosa che ad esempio le gestioni passive, come gli Etf, non possono offrire. Noi non usiamo gli Etf.

Un’attività che però è piuttosto onerosa. Alcuni vostri competitor sostengono che siete cari come società di gestione.
È vero, siamo più cari della media europea. Perché operiamo in un mondo dove c’è concorrenza non solo a livello della distribuzione di prodotti finanziari ma anche perchè vogliamo sempre assicurarci i migliori talenti. Infatti si dice che quando si paga noccioline ti danno scimmie. Adesso la sfida è guadagnarci queste commissioni e sta al cliente decidere.

Vi definite una società indipendente, ma riuscite a sopravvivere in un mercato sempre più competitivo? Non sarebbe meglio avere alle spalle una grande banca?
Noi non affermiamo solamente di essere indipendenti: noi lo siamo. È importante che dal punto di vista della distribuzione il cliente finale abbia accesso ai prodotti migliori. Gli intermediari devono riuscire a offrire il meglio del meglio. Questo dovrebbe essere il ruolo dei promotori e anche le banche dovrebbero capire che, all'interno del proprio business di private banking, è giusto offrire prodotti che non sono solo i migliori tra quelli di casa ma dovrebbero essere i migliori tra quelli disponibili sul mercato. Ormai il consumatore vuole questo in ogni ambito. Anche il settore finanziario non ha scampo rispetto al tema della disintermediazione. Basti pensare alla rivoluzione di Netflix o Amazon.

Riuscirete a restare indipendenti?
La questione principale per una società indipendente di successo è proprio quella di conservare questo status attraverso i vari passaggi generazionali. Nella maggior parte dei casi, le entità indipendenti vengono acquisite da altre società che poi le distruggono. L’unica eccezione a questa regola è il successo di Pimco e Allianz. Oltre a queste, sono poche le storie di successo perché spesso le diverse culture non si integrano bene, si perdono i talenti, i clienti se ne vanno.

Immagino che avrete avuto anche voi molte avances...
Nel corso degli anni abbiamo avuto diverse offerte di acquisizione, tuttora le abbiamo, ma io le ho sempre declinate. Non volevo rischiare di peggiorare il livello di servizio che siamo capaci di offrire ai nostri clienti e partner. Poi, sono stato molto fortunato ad avere una figlia talentuosa e che ha le caratteristiche e la volontà di prendere le redini di Carmignac. Nel settore finanziario sta accadendo qualcosa di molto interessante: assistiamo ad una crescente intermediazione nella distribuzione di prodotti, mentre il resto dell’economia sta conoscendo una forte ondata di disintermediazione.

Quindi è pronto a passare il timone a sua figlia Maxime?
Innanzitutto, mi piace molto il mio lavoro e penso di essere ancora utile. Mia figlia è molto competente e lo ha dimostrato dentro e fuori Carmignac. In questi anni sta gradualmente assumendo sempre più responsabilità. In una società come la nostra ci sono due attività: la gestione dell’azienda e quella dei fondi. Lei sta progressivamente avendo sempre più ruolo nella gestione dell’azienda ma ha anche lavorato come fund manager. Il nostro è un mestiere complesso che per essere affrontato seriamente ha bisogno di talenti.

Sua figlia, poco più che Millennial, crede come lei, ritenuto un Millennial ante litteram, nella sostenibilità. Green e tematiche Esg: quanto questi concetti sono centrali nelle vostre scelte di investimento?
Adesso il mondo e gli investitori stanno prendendo coscienza del fatto che il nostro pianeta è piccolo. Il riscaldamento globale non è fantascienza. Ma attenzione alle mode. Nel nostro settore c'è molto green washing. Per mia intuizione, per mia fortuna, ho scelto il verde come colore per la nostra azienda da più di 30 anni. Ho deciso che non avremmo mai investito nei settori della difesa, del tabacco o in società con una scarsa governance. Adesso abbiamo un team valido che sta definendo il nostro codice Esg. Sarà pronto in primavera. Tutti i nostri fondi dovranno essere conformi ai nostri criteri Esg. Investiamo in società che sono in linea dal punto di vista dei criteri di sostenibilità, non solo sull’aspetto green. Cerchiamo società che stanno cambiando il proprio business model per diventare veramente sostenibili, che migliorino anche la governance e l'impatto sociale. Lo faremo non soltanto investendo in queste aziende, ma anche cercando di avere un ruolo attivo durante le assemblee degli azionisti.

In poco tempo, come d’incanto, molte società quotate sono diventate sostenibili. Non vede una bolla nei prezzi di molti titoli che riescono a vantare un rating Esg?
Ci sarà sicuramente una bolla. È scritto sui muri.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti