sostenibilità

Patagonia donerà 20 milioni di dollari a ong ambientaliste di tutto il mondo

Un 2019 di importanti traguardi e innovazioni per l’azienda californiana, impegnata da 40 anni nella tutela del pianeta e che oggi è sostenuta anche dal dibattito globale sui cambiamenti climatici

di Chiara Beghelli

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Un 2019 di importanti traguardi e innovazioni per l’azienda californiana, impegnata da 40 anni nella tutela del pianeta e che oggi è sostenuta anche dal dibattito globale sui cambiamenti climatici


3' di lettura

Da New York a Londra, manifestazioni contro il cambiamento climatico

Venti milioni di dollari: a tanto ammonta l’importo che Patagonia, marchio di abbigliamento sportivo californiano da sempre impegnato nella tutela del pianeta Terra, devolverà a numerose ong ambientaliste nel corso del 2020.

La cifra è stata raggiunta grazie alle donazioni raccolte a partire dallo scorso Black Friday, il 29 novembre: in quell’occasione, l’azienda si era impegnata a raddoppiare ogni singola offerta in denaro effettuata tra il 29 novembre e il 31 dicembre 2019 attraverso la piattaforma “Patagonia Action Works”, fino al raggiungimento della soglia di 10 milioni di dollari. Traguardo che è stato già raggiunto dopo 17 giorni. Le donazioni, in ogni caso, che non comportano obblighi di acquisto, proseguono, e si possono effettuare anche come dono per le feste a nome di una persona cara, alla quale potrà essere inviata una eCard digitale o un biglietto “fisico” da ritirare nei negozi Patagonia.

A chi andranno le donazioni
Le donazioni sono state effettuate attraverso Patagonia Action Works, la piattaforma lanciata lo scorso settembre che connette le associazioni ambientaliste locali agli utenti che vogliono agire concretamente contro i problemi che il pianeta sta affrontando. Oggi coinvolge 100 ong ambientaliste, di piccole dimensioni e attive soprattutto con progetti locali, che operano per la protezione della biodiversità, del clima, delle comunità, delle terre e delle risorse idriche. Quasi tutte queste no-profit hanno ricevuto almeno una donazione, e il caso di maggior successo è quello di un’associazione che ha raccolto oltre 70mila euro dalla community, che verranno raddoppiati da Patagonia.

In Italia, fra le onlus che riceveranno fondi ci sono “Cittadini per l'aria, che si occupa di monitorare la qualtià dell’aria nelle città e promuove comportamenti virtuosi agendo anche sulle istituzioni pubbliche, e
Io non ho paura del lupo”, che controlla la presenza di lupi nei territori alpini e appenninici.

Rose Marcario, ceo Patagonia

La ceo Marcario: Ancora scarso l’impegno negli Stati Uniti
«Negli Stati Uniti le ong ambientaliste raccolgono solo il 3% di tutte le donazioni filantropiche, anche se il cambiamento climatico è la più grave minaccia per noi - ha commentato in un post su Linkedin Rose Marcario, ceo Patagonia -. 45 anni fa Patagonia fece la sua prima donazione alla ong “Friends of the Ventura River” e questo ci insegnò due importanti lezioni: che l’impegno proveniente dal basso può fare la differenza e che habitat degradati possono tornare alla vita. Oltre a questa donazione, Patagonia devolverà l’1% delle sue vendite a circa 1.200 associazioni, come fa da circa 30 anni».

Si tratta del programma “1% For The Planet”, attraverso il quale Patagonia ha donato circa 110 milioni di dollari a no-profit impegnate nelle cause ambientaliste.

Un 2019 di nuovi prodotti e iniziative
Per l’azienda, fondata nel 1973 a Ventura, California, e che conterebbe ricavi da 1 miliardo di dollari (non rilascia infatti dati ufficiali) il 2019 è stato segnato da altri importanti traguardi: per esempio, sono state rese totalmente sostenibili (cioè fatte di materiali riciclati quasi al 100%) sia la linea Better Sweater sia la Black Hole. In novembre è stato inaugurato a Boulder, Colorado, il primo negozio “fisico” per la raccolta e la riparazione di abbigliamento usato, secondo il programma “Worn Wear”, lanciato nel 2017 ma che era disponibile finora solo online.

Campagna di Worn Wear di Patagonia

Nelle scorse settimane ha destato inoltre scalpore il docufilm “Artifishal”, un’indagine sugli allevamenti ittici prodotto dal fondatore di Patagonia Yvon Chouinard: il terzo film di Patagonia dedicato ai fiumi selvaggi mostra come questo tipo di allevamento creino rischi significativi per l’ambiente e per le specie di pesci selvatici, piuttosto che contribuire a integrare le popolazioni in diminuzione, come inizialmente pensato.

La centralità del dibattito sul cambiamento climatico nell’agenda mondiale, raggiunta quest’anno, ha fatto da cassa di risonanza per l’impegno ambientalista, iniziato appunto oltre 40 anni fa, di Patagonia. Che, seguendo le orme di Greta Thunberg, ha permesso ai suoi dipendenti di partecipare a due scioperi per il clima in settembre.
Ora l’obiettivo più importante e ambizioso per l’azienda di Ventura è raggiungere la neutralità di emissioni entro il 2025.

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