ORTOFRUTTA

Patate, il boom del lockdown non basta. Romagnoli: vendite inferiori al 2019

L'azienda bolognese, dopo un 2019 brillante chiuso con un fatturato pari a 44,5 milioni di euro, registra nel primo semestre un rallentamento dei consumi che incide sui prezzi. Soffre anche l'export

di Giambattista Marchetto

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L'azienda bolognese, dopo un 2019 brillante chiuso con un fatturato pari a 44,5 milioni di euro, registra nel primo semestre un rallentamento dei consumi che incide sui prezzi. Soffre anche l'export


2' di lettura

Archiviato il bilancio 2019 con un fatturato pari a 44,5 milioni di euro, con un sonoro +33,5% rispetto all'anno precedente, Romagnoli SpA ha chiuso un primo semestre 2020 nel segno dell'impennata dei consumi e registra ora un rallentamento del mercato che incide sui prezzi.
Secondo l'azienda bolognese – tra le principali realtà italiane nel settore della lavorazione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, in particolare patate – le maggiori criticità per il settore riguardano l'export (che per il gruppo vale il 6 % delle vendite).

«Il periodo del lockdown è stato caratterizzato da una forte domanda di prodotti ortofrutticoli (in particolare patate, cipolle, agrumi, mele), con incrementi a volume di oltre il 25%, ma pressoché stabili a valore – evidenzia l'amministratore delegato Giulio Romagnoli -. Per quanto riguarda le patate, questo ha consentito di terminare le scorte con un mese di anticipo rispetto alla consuetudine. Il periodo post lockdown, al contrario, ha fatto registrare una progressiva riduzione dei consumi, che ha interessato anche il comparto pataticolo, anche se in maniera più lenta rispetto ad altri prodotti. Solo a partire da luglio sono stati raggiunti valori vicini allo stesso periodo del 2019, anche se i mesi di giugno/luglio sono storicamente quelli in cui il calo dei consumi di patate è più marcato. A oggi, permane un saldo negativo sul 2019 per i primi 7 mesi. Bisognerà attendere settembre/ottobre per misurare il reale andamento dei consumi».

Tensione sui prezzi

Per quanto riguarda gli aspetti produttivi, la campagna 2020 si è caratterizzata da rese mediamente superiori rispetto al 2019, ma le quantità di prima qualità saranno in linea con i volumi 2019. Ora l'attenzione è concentrata sui prezzi. «L'andamento commerciale di questo periodo estivo risente del calo dei consumi che, in parte, incide negativamente sui prezzi al produttore e all'ingrosso – aggiunge Romagnoli – .Sarà fondamentale valutare la politica commerciale del prodotto d'importazione (l'Italia importa ogni anno circa 8-900 mila tonnellate di patate, pari al 40-45% del fabbisogno) che da metà settembre farà sentire il suo peso sulle quotazioni». Rispetto al tempo Covid, permangono le incertezze legate al modo e ai tempi del ritorno alla “nuova normalità”. «Dalla riapertura delle scuole alla ripresa del canale Horeca al ritorno in presenza nei luoghi di lavoro (e con quali indicazioni), sono molteplici i fattori che incideranno sulle dinamiche dei consumi futuri», afferma l'ad.

Sicurezza e ambiente parole chiave

Il risultato molto positivo del 2019 confermava però la direzione intrapresa dal gruppo emiliano. «Puntare su qualità, sostenibilità e innovazione è il nostro modo di guardare al futuro in maniera consapevole – conclude Romagnoli - con l'obiettivo di condividere con l'intera filiera un impegno che si concretizza in prodotti di eccellenza. Dalle nuove varietà resistenti ai principali agenti patogeni, al Residuo Zero, dall'adozione di packaging sostenibili per l'ambiente, alle certificazioni per la sicurezza e la qualità dei processi di lavorazione e confezionamento dei prodotti, abbiamo strutturato un sistema sinergico di azioni che per noi rappresenta l'unica via possibile per continuare a crescere”.Tra le tipologie di prodotti più venduti, il 2019 ha confermato il successo delle patate Selenella e della Patata di Bologna Dop, marchi (protetti dai rispettivi consorzi) che incontrano sempre maggiore gradimento da parte dei consumatori.


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