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Patek Philippe a Singapore con un ultracomplicato in edizione super limitata

Parla il presidente Stern: “Sono solo rumors, la nostra maison resta indipendente e cresce puntando all'Asia

di Paco Guarnaccia


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2' di lettura

Patek Philippe ha scelto Singapore per allestire la sua Watch Art Grand Exhibition (fino a 13 ottobre al Sands Theatre del Marina Bay Sands). Per la maison, punto di riferimento nell’alta orologeria svizzera, si tratta di un evento strategico che le permette di portare il suo heritage in giro per il mondo.

A Singapore su 1.800 metri quadrati, suddivisi in dieci sale tematiche, sono quindi in mostra anche pezzi della collezione in vendita, una selezione di orologi provenienti dal museo di Ginevra dell’azienda e i sei nuovi segnatempo in edizione limitata (una rarità per il brand) destinati esclusivamente al mercato del sud-est asiatico, creati per l’occasione anche per omaggiare la stessa Città-Stato che nel 2019 celebra i 200 anni.

Tra questi si trova una prima assoluta: l’ultracomplicato Ref.5303R-010 con ripetizione minuti e tourbillon in soli 12 esemplari. Inoltre, nelle sale della mostra è possibile ammirare all’opera orologiai e artigiani della maison svizzera.

«Con questa esposizione vogliamo promuovere l’alta orologeria meccanica mostrando chi siamo e cosa facciamo – spiega Thierry Stern, presidente e proprietario di Patek Philippe, a margine dell’anteprima della kermesse –. Per noi Singapore è un mercato forte ma anche qui, così come in altri Paesi del sud-est asiatico, ci sono persone che non ci conoscono bene, ma che vogliono avvicinarsi a noi. L’obiettivo di questa mostra non è vendere orologi – precisa Stern –. Per questo c’è la fiera di Baselworld, in cui noi continuiamo a credere, perché lì è possibile incontrare in un solo luogo tutti i nostri dealer».

A distanza di alcuni mesi dal lancio dei nuovi prodotti, Stern è soddisfatto: «Quest’anno l’80% dei pezzi è stato venduto già a marzo in fiera e il restante 20% nei mesi successivi. Andiamo molto bene: abbiamo questi risultati anche perché siamo molto attenti al numero di orologi che realizziamo ogni anno. Alcuni marchi ne producono molti di più, ma Patek Philippe non ha bisogno di seguire questa strategia perché la qualità dei nostri modelli è molto alta. Essendo un’azienda a gestione familiare, poi, non subisce la pressione che hanno altri brand che fanno parte di gruppi e devono dare risultati agli azionisti – dice Stern –. Noi crediamo nel lungo periodo e nella politica del compiere un passo alla volta».

Che nel caso di Patek Philippe è vincente. E lo confermano, anche indirettamente, le voci che ogni anno si diffondono quando si chiudono le principali fiere dell’orologeria (anche il Sihh di Ginevra) e che vogliono il brand ginevrino corteggiato e prossimo alla vendita da parte della famiglia Stern. «È normale che ci siano questi rumors. Del resto, insieme a Chopard siamo le sole aziende familiari indipendenti rimaste nel settore, non considerando Rolex tra queste perché non è di proprietà di una famiglia. Tutte le altre sono state comprate negli ultimi anni. Sono chiacchiere che per noi è bello sentire – conclude –: vuol dire che il nostro business è un successo».

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