ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso il decreto legge

Patent box, la soluzione con «doppio binario» arriva sul tavolo di Palazzo Chigi

Si pensa di applicare il nuovo patent box semplificato per l’anno d’imposta 2021 e, allo stesso tempo, riconoscere valide le opzioni per l’anno 2020 esercitate in autoliquidazione con la dichiarazione Redditi 2021

di Marco Mobili

 Il Dl Fisco ha cambiato le regole del patent box

2' di lettura

Alla vigilia dell’avvio dei voti sul decreto legge fisco-lavoro collegato alla manovra, la soluzione sul destino del patent box finisce sul tavolo di Draghi. Saranno i tecnici di Palazzo Chigi a trovare un punto di incontro tra chi chiede di tornare al vecchio regime, ormai collaudato soprattutto in termini di sostegno agli investimenti delle imprese in know how e proprietà intellettuale, e chi vuole semplificare il sostegno alla ricerca e allo sviluppo dei beni immateriali con una maxi deduzione del 90% eliminando il ruling e riducendo così i costi dell’amministrazione in termini di risorse umane e soprattutto finanziarie.

Ammessi tutti gli emendamenti

Tutti gli emendamenti sul patent box presentati in commissione Finanze a Palazzo Madama, da quelli soppressivi dell’articolo 6 del decreto fiscale e depositati da tutti i gruppi politici, a quelli che prevedono di rivedere solo il regime transitorio, hanno superato le inammissibilità.

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Tra i correttivi su cui si voterà la prossima settimana ci sono anche quelli dei Cinque stelle e della Lega che puntano invece a lasciare in vita tutti e due i regimi. In pratica si lascia ai contribuenti la possibilità di optare tra il vecchio patent box, con la detassazione del 50% degli utili su brevetti, software, know how e altri beni immateriali, e il nuovo regime semplificato con la deduzione al 90% dei costi in ricerca e sviluppo di marchi (esclusi dal vecchio regime), brevetti, disegni e modelli, processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale.

La «doppia via» sollecitata dal Mise

Una doppia via, sollecitata anche dal Mise, che però non avrebbe trovato il pieno consenso del ministero dell’Economia. Il doppio regime finirebbe comunque per aggravare l’impatto sui saldi di finanza pubblica e i costi di gestione sostenuti dalla macchina dell’amministrazione finanziaria che la nuova semplificazione, al contrario, cancellerebbe.

Piena condivisione tra tecnici e gruppi di maggioranza, invece, sulla correzione della norma che disciplina il regime transitorio. L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di applicare il nuovo patent box semplificato per l’esercizio relativo all’anno d’imposta 2021 e, allo stesso tempo, riconoscere comunque valide le opzioni per l’anno 2020 esercitate in autoliquidazione con la dichiarazione Redditi 2021 per chi non ha fatto il ruling.

Si lavora alla retroattività delle modifiche

La norma in vigore dal 22 ottobre scorso si è trasformata di fatto in un vero e proprio “tagliafuori” per tutte le imprese che possono effettuare l’opzione in dichiarazione fino al prossimo 30 novembre. Per considerare valide queste scelte l’emendamento dovrebbe prevedere una retroattività delle modifiche a partire dall’entrata in vigore del decreto legge fisco-lavoro.

Resta fermo che se l’accordo politico andrà in questa direzione sarà necessario informare, anche con un “comunicato legge”, i contribuenti per consentir loro di poter effettuare correttamente le proprie scelte tra il vecchio e nuovo regime prima dell’invio delle dichiarazioni in scadenza, come detto, il 30 novembre.

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