Fiscalità e innovazione

Patent box strategico negli investimenti in Ricerca & Sviluppo

di Francesco De Santis

(Tierney - stock.adobe.com)

3' di lettura

Siamo in un momento topico. Abbiamo la possibilità di incidere efficacemente sulla capacità di sviluppo del Paese, imprimendovi un'accelerazione e agendo sui divari che lo hanno finora condizionato e rallentato. L'occasione a cui tutti guardiamo ora è il Pnrr che, in realtà, rappresenta solo uno dei tasselli del mosaico che possiamo costruire.

La sua valenza prioritaria non è tanto essere un “piano di spesa”, quanto un programma integrato che, individuati gli obiettivi, definisce le riforme necessarie per il Paese e declina interventi chiari da realizzare, in tempi dati, e attraverso una forte partnership pubblico-privato.

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Un Programma che giustamente pone Ricerca, Sviluppo e Innovazione alla propria base.

Diventa pertanto strategico prevedere, a livello nazionale, interventi efficaci, che vadano anche a rafforzare gli strumenti esistenti, a partire da quelli fiscali introdotti in Italia negli ultimi anni: è un passaggio fondamentale al fine di ridurre, sul piano dell’incentivazione a ricerca e innovazione, il gap esistente rispetto agli altri Paesi, con particolare riguardo ai nostri principali competitor.

A partire dal 2015, con l’introduzione anche in Italia del patent box, affiancato dal credito R&S, si è creato un sistema idoneo, da un canto a promuovere gli investimenti in ricerca e, dall’altro, a valorizzare il contributo economico di know-how, brevetti, marchi e altri intangible sviluppati.

Si tratta di una misura di politica economica, adottata dalla maggior parte dei Paesi più avanzati, che ha obiettivi diversi, seppur connessi, rispetto alle misure che agevolano gli investimenti in R&S. Il patent box intende premiare fiscalmente la capacità di tradurre i risultati della ricerca e sviluppo in prodotti, processi e servizi innovativi in grado di creare valore aggiunto non solo per le imprese ma per il Paese nel suo complesso; l’attenzione è rivolta non tanto e non solo alle attività di R&S ma, soprattutto, alla capacità di essere competitivi e al risultato economico che ne deriva mediante l’utilizzo degli asset immateriali, e che ritorna al Paese in termini di crescita complessiva e di una rafforzata capacità delle imprese di produrre reddito.

Una misura che in questi anni si è dimostrata efficace, come conferma l’aumento dell’11,5% delle domande di brevetto, documentate dall’Ufficio italiano brevetti e marchi, tra il 2018 e il 2020; ancora, l’aumento per le domande approvate del 6,4% per le invenzioni e del 31,3% per i modelli di utilità. Ciò testimonia come, negli ultimi anni, le imprese italiane, soprattutto Pmi, abbiano rafforzato la cultura della proprietà intellettuale e anche grazie anche al patent box, abbiano assunto consapevolezza del reale valore dei propri asset immateriali, rafforzando le strategie di investimento in R&S e nella tutela dei risultati di tali investimenti. Tutto ciò trova evidenza anche nei dati sull’utilizzo della misura diffusi dal Mef, con un considerevole aumento del numero di società che hanno utilizzato il patent box negli anni, da 1.200 nel 2017 a oltre 1.764 nel 2018. Dati da guardare non solo come “costo”, ma piuttosto come aumento del reddito complessivo Paese (diretto e indiretto). Questo collegamento tra investimento e ritorno dall’investimento è un altro portato importante del patent box così come disegnato nel 2015.

Alla luce di queste considerazioni, sorprende la scelta adottata con il Dl Fiscale di cancellare il patent box, così privando il nostro Paese di uno strumento strategico.

In una fase storica in cui, con il supporto del Pnrr, il nostro Paese è impegnato strategicamente nel colmare i divari di competitività, attraverso investimenti ingenti che garantiscano la transizione green, dobbiamo sostenerne con ogni mezzo la capacità di essere protagonista nella realizzazione delle nuove tecnologie e non solo utilizzatore e compratore netto.

Solo così potremo garantire crescita economica e sociale e dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Tale azione è coerente anche con gli obiettivi di indipendenza tecnologica che strategicamente il nostro governo ha più volte dichiarato.

Misure fiscali per R&S&I e interventi di politica economica come il patent box sono complementari e nella loro complementarità non solo devono essere mantenuti ma potenziati in quanto premiano la redditività e la competitività di sistema Paese.

Vicepresidente di Confindustria per la ricerca e lo sviluppo

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