Egitto

Patrick Zaki è stato scarcerato: «Voglio dire grazie all’Italia»

È stato scarcerato dal carcere di Mansura. A dare la notizia è l’ong Eipr che posta anche una foto su Twitter nella quale lo si vede, vestito di bianco, mentre abbraccia la madre

Patrick Zaki, un calvario lungo 22 mesi, dall’arresto alla scarcerazione

3' di lettura

Patrick Zaki è libero. È stato scarcerato dal carcere di Mansura. A dare la notizia è l’ong Eipr che posta anche una foto su Twitter nella quale lo si vede, vestito di bianco, mentre abbraccia la madre.

Zaki: «Voglio dire grazie all’Italia»

«Tutto bene». Queste le prime parole che Patrick Zaki ha pronunciato, parlando in italiano, appena uscito dal commissariato di Mansura. «Voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all’Università, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto», ha detto Patrick Zaki all’Ansa, appena arrivato a casa della famiglia a Mansura dopo il rilascio. «Sto aspettando, vedrò nei prossimi giorni cosa succede: voglio essere in Italia il prima possibile, appena potrò andrò direttamente a Bologna, la mia città, la mia gente, la mia università», ha aggiunto Patrick dopo il suo rilascio.

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«Ho letto molto in cella»

Patrick ha rivelato di aver potuto leggere molto nel carcere cairota di Tora dove è stato detenuto per quasi 2 anni. Nelle dichiarazioni ai giornalisti nell’abitazione di famiglia a Mansura, sul delta del Nilo, lo studente egiziano ha precisato di amare molto, fra i non-egiziani, «Dostoevsky, Saramago e la letteratura napoletana», in particolare Elena Ferrante. Patrick ha comunque ammesso di non aver mai visitato Napoli mentre, fra le città italiane che ha avuto modo di visitare ha ricordato Milano, Venezia e Roma.

Amnesty: un abbraccio atteso da 22 mesi

Amnesty: «Aspettavamo di vedere quell’abbraccio da 22 mesi e quell’abbraccio arriva dall’Italia, da tutte le persone, tutti i gruppi e gli enti locali, l’università, i parlamentari che hanno fatto sì che quell’abbraccio arrivasse», ha detto all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, commentando il rilascio di Zaki. «Un abbraccio - dice Noury - soprattutto ai mezzi di informazione che hanno tenuto alta l’attenzione per questi 22 mesi. Ora che abbiamo visto quell’abbraccio aspettiamo che questa libertà non sia provvisoria ma sia permanente. E con questo auspicio arriveremo al primo febbraio, udienza prossima».

Nel murales davanti ambasciata d’Egitto l’abbraccio con Regeni

Giulio Regeni abbraccia Patrick Zaki. Questo il murales della street artist Laika comparso questa mattina nei pressi di Villa Ada, a Roma, dove c’è la sede dell’ambasciata d’Egitto in Italia. Nel murales, con lo sfondo di una luce che rompe il buio di un tunnel, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016 cinge la vita di Zaki dicendogli: «Ci siamo quasi». Lo studente risponde: «Stringimi ancora». A chiudere l’opera la scritta, in arabo, «Innocente».

Sassoli: «Zaki libero, giorno bello, di speranza»

«Eccolo Patrick Zaki: appena uscito dal carcere. Il primo abbraccio. L’immagine di un giorno bello, di speranza», ha scritto su twitter il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, postando l’immagine dell’abbraccio tra il giovane e la madre all’uscita del carcere di Mansoura.

Di Maio, «Bentornato Patrick, un abbraccio che vale più di tante parole»

«Un abbraccio che vale più di tante parole. Bentornato Patrick!», ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, postando la foto dell’abbraccio tra Patrick Zaki e la madre all’uscita dal carcere di Mansoura.

Ue: «Rilascio è un importante passo in avanti»

«Accogliamo con favore la decisione del tribunale egiziano di rilasciare lo studente egiziano Patrick George Zaki», ha affermato in una nota Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, precisando che «questa decisione segna un importante passo in avanti per il suo caso». Stano ha ricordato che «dalla detenzione di Zaki nel febbraio 2020, l’Ue ha seguito da vicino gli sviluppi, ha osservato le udienze e ha sollevato il suo caso a livello bilaterale e in consessi multilaterali». E che «continuerà a seguire da vicino il suo caso».

Il rettore Bologna Molari: «Il suo posto è qui, nella sua università»

«Oggi è una giornata di festa, anche se non bisogna abbassare la guardia fino al completo proscioglimento dalle accuse. Speriamo che Patrick possa mettersi alle spalle questi due anni dolorosi e possa tornare presto ai suoi studi qui a Bologna, nella sua università. Il suo posto è qui, nella nostra comunità, assieme ai suoi compagni e ai docenti che non vedono l’ora di riabbracciarlo», ha detto Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna.

Il sindaco Lepore: «Felici che sia finalmente a casa, lo aspettiamo a Bologna»

«Ho seguito con la professoressa Rita Monticelli l'evolversi delle notizie e alle prime immagini della scarcerazione c'è stato un lungo abbraccio liberatorio. Siamo felici che Patrick sia finalmente a casa con la sua famiglia, e aspettiamo di poterlo riabbracciare presto anche noi a Bologna. Siamo emozionati per le parole di affetto che ha voluto riservare a Bologna subito dopo la scarcerazione», ha commentato il sindaco di Bologna Matteo Lepore.

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