L’intervento

Patrimoniale made in Bundesbank? Proposta irricevibile

di Ernesto Preatoni (*)


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(Fotolia)

2' di lettura

Il capo economista della Bundesbank Karsten Wendorff rilancia il progetto della patrimoniale in Italia. Un tema che la banca centrale tedesca indica spesso come soluzione finale per sistemare la nostra finanza pubblica. Wendorff, che dice di parlare a titolo personale, propone una variante sotto forma di consolidamento di una parte del nostro debito pubblico attraverso l'emissione di “titoli di solidarietà” alimentati con il 20% del patrimonio netto degli italiani. Una proposta che trovo assurda e impraticabile. Intanto solo parlarne accresce la fuga di capitali perché qualunque operazione forzosa determina preoccupazione e danni. Inoltre, da quello che capisco, il consolidamento del debito sarebbe parziale sia nell'ammontare (Wendorff parla di metà del debito pubblico italiano) sia nel tempo: tre anni o cinque in caso dei default. Prima o poi però i “titoli di solidarietà”, andrebbero rimborsati e quindi il problema viene solo spostato nel tempo.

Ma queste sono solo indicazioni di metodo. Ben più penetranti, a mio parere, sono le considerazioni di merito che rendono la proposta della Bundesbank irricevibile. Wendorff parla genericamente di patrimonio netto degli italiani. Da questa definizione, però, bisogna togliere gli immobili. Impensabile un prelievo forzoso del 20% sul mattone a meno di non volere le piazze invase di forconi.
Dunque bisogna concentrarsi sulla ricchezza finanziaria che, secondo i calcoli di Banca d'Italia ammonta a 3.800 miliardi. Il 20% in titoli di solidarietà equivalgono a 760 miliardi.

Dove prenderli? Duecentottanta miliardi potrebbero arrivare drenando i conti correnti che ammontano a oltre 1400 miliardi (fonte: Abi Monthly Outlook di ottobre 2018, n.d.R.). Ma le banche private come reagirebbero? Restano 480 miliardi che andrebbero prelevati dal portafoglio titoli: obbligazioni italiane ed estere, BTp, azioni e via elencando. Ma qualcuno ha idea di quello che succederebbe sul mercato a fronte di una ondata di vendite così massiccia? Le quotazioni crollerebbero di colpo e si provocherebbe un gigantesco panic selling. Mi domando sempre: ma questi super-esperti, prima di parlare o scrivere, provano mai a confrontarsi con la realtà?

(*) Imprenditore e immobiliarista, Preatoni è stato il fondatore di Domina e l'inventore di Sharm El Sheik, sul Mar Rosso. Ha investimenti anche in Russia e nei Paesi Baltici. È autore di numerosi libri

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