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Patrimonio alberghiero a 116,3 miliardi di euro

Lo conferma la seconda edizione del rapporto condotto da World Capital insieme a PKF e in collaborazione con Nomisma, Rics, Associazione Italiana Confindustria Alberghi e Federalberghi Roma. Il volume è in calo del -1,5% sul periodo precedente la pandemia

di Laura Dominici

4' di lettura

Il patrimonio immobiliare alberghiero in Italia è in tenuta, nonostante la pandemia e i conseguenti effetti causati dalle restrizioni ai viaggi. Lo conferma la seconda edizione del rapporto condotto da World Capital insieme a PKF e in collaborazione con Nomisma, Rics, Associazione Italiana Confindustria Alberghi e Federalberghi Roma. Il valore degli asset, secondo le stime 2021, ammonta a 116,3 miliardi di euro, pari ad un-1,5% rispetto al periodo pre-pandemia. Il rapporto è stato illustrato in occasione di 196+ forum milan - l’evento organizzato da PKF hospitality group che ha avuto luogo a Milano il 6 giugno in contemporanea al Fuorisalone - come novità in questa seconda edizione un focus sul valore di locazione delle strutture ricettive nelle prime location italiane e un aggiornamento sulle nuove aperture.

Valori stabili per gli hotel di lusso

I valori relativi agli hotel di lusso sono stati decisamente stabili rispetto al periodo pre-emergenziale, e in alcuni casi sono stati osservati perfino degli incrementi, grazie alla domanda costante e al consistente pregio degli immobili. A soffrire maggiormente sono state le strutture 3 stelle, ma l'emergenza ha rappresentato l'occasione per la ristrutturazione e riconversione di molte unità in hotel a 4 o addirittura 5 stelle.
Gli incentivi governativi, la voglia di riguadagnare terreno degli albergatori sommata alla domanda ricettiva in ripresa sta rimettendo le basi per un comparto in ascesa e solido. “In tutto questo – spiega il rapporto – la tematica Esg rappresenta non solo una risposta all'ambiente ma anche un volano per dare qualità e maggiore valore alle strutture ricettive”.

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Lo share percentuale

Attualmente lo share percentuale per macro-zona del patrimonio è così suddiviso: 54,5% al nord, 25,8% al centro e 19,6% nel sud e nelle isole. «Il mercato immobiliare alberghiero sta tenendo, soprattutto in alcune importanti città come Milano e Venezia e in destinazioni turistiche famose come Cortina, la Toscana e la Puglia – commenta Giorgio Bianchi, managing director head of Italy di PKF hospitality group –. C'è un forte interesse da parte di investitori nazionali e internazionali verso destinazioni alternative come Trieste, Genova e Bari. I temi del riposizionamento, del rilancio dell'offerta con nuovi format e concept e della sostenibilità sono fondamentali».

«Gli incentivi governativi, la voglia di riguadagnare terreno degli albergatori sommata alla domanda ricettiva in ripresa sta rimettendo le basi per un comparto in ascesa e solido - dichiara Mattia Danese, head of hospitality di World Capital Group –. Nonostante gli effetti della pandemia, il settore hospitality si sta dimostrando resiliente. L’ interesse per questa asset class continua a persistere, a confermarlo le nuove aperture previste per i prossimi mesi».

Il futuro Hotel Bulgari a Roma in piazza Augusto Imperatore

I tre cluster

Soffermandosi sulle stime del patrimonio immobiliare alberghiero suddiviso per ciascun cluster, il rapporto evidenzia che il segmento città registra un valore pari a 36 miliardi di euro, stabile rispetto al periodo pre pandemia. Per quanto riguarda la Top 10 delle città è Roma, con un patrimonio immobiliare alberghiero di circa 12,8 miliardi di euro, a posizionarsi al primo posto. Segue Milano con un patrimonio immobiliare stimato di 7 miliardi, Venezia con circa 6 miliardi di euro e Firenze con 3,4 miliardi.

Il cluster mare, nella sua totalità, ha un valore pari a 17,7 miliardi di euro, in diminuzione rispetto al 2020 (-5,3%). Tra le località di mare analizzate è la Campania a posizionarsi al primo posto della Top 10 del cluster per le strutture ricettive a 4 e 5 stelle. Il segmento montagna, infine, registra un valore totale pari a 3 miliardi di euro, in decisa diminuzione rispetto al periodo pre pandemico (-19%). È il cluster che più ha sofferto le chiusure imposte dalle disposizioni normative, prevalentemente concentrate nei periodi in cui tale prodotto ricettivo sarebbe stato maggiormente richiesto.

I canoni di locazione

Focalizzandosi sui canoni di locazione, dai dati rielaborati dal dipartimento di ricerca di World Capital Group emerge che il valore immobiliare medio degli hotel di lusso con almeno 200 stanze è più alto a Venezia ed è pari a 59 euro al mq, mentre quello degli hotel di lusso con più di 200 stanze è più alto nella città di Milano ed è pari a 36 euro al mq. Firenze è la città dove il valore immobiliare medio degli hotel con almeno 200 stanze è più alto ed è rispettivamente di 71 euro al mq per le strutture di fascia alta, di 45,5 per quelle di fascia media e di 27 euro al mq per quelle di fascia economica. Infine, il valore immobiliare medio degli hotel con più di 200 stanze è maggiore a Roma.

Le nuove aperture

Per quanto riguarda poi le nuove aperture, l'interesse nel comparto alberghiero italiano resta molto alto. La strategia degli investitori è quella di approfittare di questo periodo di transizione per ristrutturare e rinnovare le strutture esistenti e creare nuovi prodotti. Al momento sono in corso 819 attività di ristrutturazione e nuova costruzione, di cui il 65% sarà ultimato entro la fine del 2022. Di queste operazioni, il 71% è costituito da attività di nuova costruzione. Nel rapporto viene dato anche spazio alla tematica dell’Esg, tendenza di grande spicco nel comparto hospitality. In termini di efficientamento energetico, il settore alberghiero presenta molte possibilità di crescita, anche se da una recente survey emerge che circa il 35% degli operatori alberghieri e il 33% degli operatori extralberghieri intervistati non ha mai migliorato la propria classe energetica o effettuato interventi finalizzati a ridurre lo spreco energetico.

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