ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGli Stati Generali della cultura

Franceschini: «La cultura riparte grazie al Recovery»

Un connubio tra pubblico e privato è possibile per cogliere l’occasione del Recovery Fund, dai Musei, al Cinema al patrimonio artistico

di Davide Madeddu

2' di lettura

Ripartire dalla cultura, con una collaborazione tra pubblico e privato e sfruttando la grande occasione rappresentata dalle risorse messe in campo dal Recovery Fund. Una svolta annunciata dal ministro Dario Franceschini, assieme a quella relativa allo stop alle grandi navi a Venezia a partire dal 1 agosto, nel corso degli Stati Generali della Cultura, “Le nuove frontiere della cultura” promossa da Il Sole 24 Ore-Domenica, Radio 24, a 24 Ore Eventi e 24 Ore Cultura, Confindustria Cultura Italia e AICC (Associazione Imprese Culturali e Creative) (Main Partner Fondazione Arena di Verona e Treccani, official Partner Art Defender, partner tecnico Shaa).

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Pubblico e privato

Conversando con il direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini, che ha rimarcato la necessità di «valorizzare il patrimonio culturale italiano», il ministro ha parlato del futuro e delle occasioni per la ripresa dell’economia nel settore culturale.

«Pubblico e privato che operano nella cultura devono collaborare pienamente – ha detto –. Sino a qualche tempo fa c’era una contrapposizione ideologica. c’erano due schieramenti, con da un lato chi pensava che dovesse rimanere tutto pubblico, dall’altro i privati che dicevano date a noi che creiamo profitto e reddito». Scenario che oggi deve cambiare anche guardando a ciò che avviene in altri paesi internazionali. Non a caso ha citato l’esempio inglese che prevede la “restituzione” attraverso il sostegno al mondo della cultura, dai teatri al restauro di un monumento.

L’art bonus

E le opportunità, come l’art bonus «che consente ai privati di donare risorse per la cultura» e grazie a cui «sono entrati 500 milioni in cinque anni. La cultura produce lavoro – ha aggiunto –, un museo non fa utili ma il concessionario sì. Ecco perché il mondo della cultura crea reddito e Pil». E rientra nell’ottica di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale anche la decisione di dare lo stop alle grandi navi a Venezia.

Venezia e le grandi navi

«Dal 1 agosto le navi con oltre 25 mila tonnellate non passeranno più davanti alla Giudecca e a San Marco – ha aggiunto –. L’Unesco ha dichiarato Venezia patrimonio dell’umanità. Allo stesso tempo ci sarà un risarcimento per chi sarà danneggiato da questa scelta. E stiamo studiando una soluzione definitiva fuori laguna con attracchi provvisori a Marghera per evitare il passaggio davanti alla Giudecca».

Borghi e risorse

Quanto alle sfide future, una passa, come sottolineato dal ministro, dal recovery fund. «La grande opportunità è rappresentata dalla gestione del recovery che tra le altre cose prevede 1 miliardo per gli interventi sui borghi, 600 milioni per casali abbandonati o cadenti, e altre risorse per l’efficientamento energetico di musei e per il restauro delle chiese». Quanto alle sfide in corso c’è quella per la valorizzazione dell’industria del cinema e per quella dell’audiovisivo che passa anche per il progetto da 300 milioni per il raddoppio di Cinecittà.

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