sale in zucca

«Patriota, europeo, amico dell’America». Cent’anni dalla nascita di Gianni Agnelli

Il 12 marzo 1921 nasceva Gianni Agnelli: figura chiave dell’economia e della società italiana lungo il Novecento e protagonista del boom economico

di Giancarlo Mazzuca

2' di lettura

Cento anni fa, il 12 marzo del 1921, nasceva a Torino Gianni Agnelli, il grande ambasciatore del “made in Italy” nel Novecento. Una mitica figura che, a quasi quattro lustri dalla sua scomparsa, continua ad essere un mito dell'imprenditoria italiana nonostante invidie e gelosie. Un personaggio a tutto tondo sempre al centro dell'attenzione internazionale. Ma perché il faro della terza generazione della dinastia Fiat è passato alla storia come l'Avvocato? L'ha raccontato, il giorno dell'omelia durante le esequie dello stesso Gianni, l'allora arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto.

Un giorno il porporato gli aveva chiesto come dovesse chiamarlo e lui rispose: “l'Avvocato”. Aggiungendo: “E' un nome d'arte”. Un Avvocato “ad honorem” che la dice lunga su come fosse bravo nelle sue arringhe in azienda e non solo. Anche se è stato un grande amante della vita e di tutte le gioie che essa può dare (dalle molte “loves stories” alla sua Juventus che ha seguito con passione fin da giovane quando si faceva fotografare allo stadio seduto accanto a Palmiro Togliatti, suo avversario solo sulla carta perché era invece accomunato dalla stessa passione calcistica), Agnelli è stato molto abile a guidare la Fiat nel periodo del “boom” con il successo di quelle auto che hanno rappresentato un'epoca (“600” prima e “500” dopo) e con lo sbarco anche in Russia (lo stabilimento di Togliattigrad). Facendo tesoro delle lezioni del nonno Giovanni, il fondatore della Fiat, e di Vittorio Valletta, il prototipo del grande manager degli anni della Ricostruzione, è stato così capace di pilotare al meglio il gruppo automobilistico. In che modo? Riuscendo quasi sempre a conciliare, per il bene dell'azienda, i diversi punti di vista dei suoi principali collaboratori.

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All'estero Agnelli era anche considerato un patriota. Così lo ha ricordato il suo vecchio amico Henry Kissinger: “Patriota italiano, grande europeo, amico dell'America”. Ma più che italiano doc, Gianni è stato un cosmopolita capace di spaziare in tutti i campi, compresa l'arte di cui è stato un approfondito cultore. E, a proposito d'arte, Indro Montanelli lo fotograferà molto bene scrivendo che Gianni aveva “l'arte di servirsi degli uomini”. Un “padrone”, anzi il “padrone” per eccellenza, capace, però, di venire sempre incontro, per quanto possibile, alle richieste e alle speranze dei suoi lavoratori. Era anche un grande filantropo, sempre pronto a donare. Secondo molti, Agnelli è stato una specie di mito, il vero sovrano della nuova dinastia sabauda dopo la caduta dei Savoia: era un gradino più in alto degli altri anche se, a volte, preferiva restare defilato. A fotografarlo meglio di tutti è stato forse Federico Fellini. Solo il regista di “Amarcord” sapeva farlo così bene: “Mettigli un elmo in testa, mettilo su un cavallo, è un re”.

Sul personaggio dell'Avvocato, a cento anni dalla nascita, dal 4 marzo sarà in libreria “Gianni Agnelli in bianco e nero” (Baldini + Castoldi) scritto da Alberto e Giancarlo Mazzuca

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