VISIONI D'AZIENDA

Patrizio Bertelli: «Il mercato tornerà ad espandersi»

In una lunga intervista, le riflessioni dell'amministrazione delegato di Prada sulle strategie per trasformare la crisi in occasione di crescita

di Nicoletta Polla-Mattiot

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Patrizio Bertelli fotografato da Brigitte Lacombe

In una lunga intervista, le riflessioni dell'amministrazione delegato di Prada sulle strategie per trasformare la crisi in occasione di crescita


4' di lettura

«Non credo che l'umanità rinuncerà al bello o cambierà l'abitudine al consumo. Non è un'inclinazione della società attuale, è una caratteristica trasversale a tutte le ere.

L'altra sera stavo rivedendo alcune immagini del Seicento fiammingo. Ritratti meravigliosi, una ricchezza di abiti tanto maschili quanto femminili, quelle ampie gorgiere, i copricapi ricamati, le mantelle... Se è esistito Rembrandt, è perché l'Olanda era una potenza commerciale. Il secolo d'oro è stato prima di tutto un periodo di grande benessere economico. Ecco perché penso che oggi, chi si dispera, chi pensa solo in negativo, non sappia leggere la storia, né i processi che si avvicendano da un secolo all'altro. Il pessimismo è figlio dell'ignoranza. La crisi attuale è, in realtà, una situazione ciclica, in cui tutti gli elementi che compongono la società sono toccati, ma destinata a risolversi in una ripresa. Continueremo ad evolvere come sempre si è evoluto il mondo. Poi, certo, bisogna pensare se vogliamo essere attivi o passivi in questo processo. È un problema delle aziende quanto sapranno adeguarsi al cambiamento. Ma sono convinto che le fabbriche lavoreranno persino di più, ci sarà ancora più richiesta, il mercato tornerà ad espandersi, in modo particolare per i prodotti di qualità, l'artigianato e il lusso», spiega Patrizio Bertelli, amministratore delegato di Prada.

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«Occorre però lavorare su più fronti. Il primo è quello della formazione delle nuove generazioni. È un tema di know-how e di scuole (in questo senso, Prada Academy ha come missione la trasmissione del saper fare italiano), ma anche un tema di comunicazione. Vent'anni fa proporre a un giovane di fare il cuoco sarebbe stato un insulto. Ne avrebbe visto solo la fatica, la durezza, la scarsa riconoscibilità sociale. Oggi l'aspirazione dei giovani è diventare chef. Fare il pellettiere, il calzolaio, il modellista ha una dignità completamente diversa dal passato. Sono professioni qualificate, attraenti. Imparare i segreti di un mestiere consente un lavoro qualitativo, la possibilità di migliorarsi, di crescere. L'altro fronte di evoluzione imprescindibile oggi per un'azienda è la sostenibilità. La sensibilità collettiva sta andando in quella direzione, una visione green della Terra e una volontà di recupero e riutilizzo di quanto è stato prodotto», continua. «Dobbiamo affrontare temi importanti e di non facile soluzione, come quello delle emissioni, è ovvio che ci siano resistenze da parte della mentalità antica, ma bisogna essere propositivi e positivi. E ripensarci: l'umanità, le sue attività, il rapporto fra crescita economica e demografia. Oggi abbiamo molti più mezzi per informarci e molte più conoscenze: la mole di brutture, inquinamento, notizie preoccupanti è enorme perché possiamo vedere simultaneamente tutto ciò che accade in ogni angolo del mondo. Ma vale lo stesso anche per le opportunità e le possibilità di trovare soluzioni condivise».

«La moda è la seconda voce più importante per il Pil italiano, subito dopo la meccanica. La bellezza, il gusto, la capacità inventiva, i mestieri d'alto artigianato sono “innati”, fanno parte del nostro dna da sempre. Ma l'Italia è anche un Paese piccolo, la maggior parte delle aziende sono di dimensioni ridotte, non hanno risorse sufficienti per potersi manifestare e affermare sul mercato globale. Per questo abbiamo bisogno di un sistema politico che appoggi lo sviluppo. Il made in Italy è industria a 360 gradi, dalla moda al design, dal vino al food, ed è necessario un sistema. Mi sembra che la politica abbia sempre dedicato molto tempo, energie e risorse alla tutela del lavoro – che va benissimo, il lavoro è indispensabile, ma questo lavoro poi dev'essere alimentato. Perché il sindacato non alza la voce per chiedere la creazione di ministeri (con portafoglio!) per sostenere il made in Italy come patrimonio? Vale lo stesso per il turismo: non c'è mai stato un ministero forte, con portafoglio, cioè con potere di spesa e di investimento, che avesse la valorizzazione del territorio e la sua promozione all'estero come priorità assoluta», spiega Bertelli. «Detto questo, il Covid, almeno nel nostro mondo, ha fatto fare un grande passo nel segno della collaborazione. C'è stata molta più relazione fra Camera della Moda, Confindustria Moda, Altagamma, abbiamo lavorato insieme per portare avanti strategie e argomenti comuni. Poi, certo, avere una rappresentanza unica a livello internazionale è molto complicato.

«Per quanto riguarda il gruppo Prada , stiamo lavorando per cercare di recuperare – facendo le somme dei vari lockdown nei vari Paesi – più di due mesi di chiusura totale. Il bilancio del 2020 dovrà tenere conto di questo buco di ricavi e pensare che fino a fine anno ci sarà una forte instabilità del mercato. Ma il bisogno di viaggiare, di vedere, di comprare, di reagire c'è e resta vivo. Noi stiamo sostenendo il retail, tutti i nostri negozi, con l'e-commerce, abbiamo tenuto la produzione aperta anche ad agosto e personalmente sono più propositivo che negativo».

Impossibile non porre la domanda cruciale: quando tornerà tutto come prima? «Il giorno dopo che verrà annunciato il vaccino», risponde senza esitazioni. «Ci sarà festa in ogni parte del mondo, si faranno nottate, fuochi d'artificio, sarà come la fine dell'anno. Anche dal punto di vista del mercato, assisteremo alla rincorsa a prendere gli aerei, a volare a New York, a Pechino, a Tokyo, a trovare gli amici lontani, ci sarà un'esplosione di vitalità da tutte le parti. Sarà un periodo di boom economico. E non durerà un giorno, ma mesi».

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